Farmaceutica e biotecnologie. Due facce della stessa medaglia che in portafoglio possono avere due ruoli molto precisi e complementari. Da una parte l’healthcare tradizionale, un settore difensivo che nelle ultime settimane sta assumendo un ruolo sempre più centrale nella rotazione di portafoglio dei grandi fondi, tanto che nell’ultimo mese i principali indici di settore in euro hanno guadagnato anche più dell’8,5% (contro il +0,7% delle azioni globali dei mercati sviluppati). Un comparto funzionale soprattutto alla «diversificazione, che offre una crescita difensiva decorrelata dall'intelligenza artificiale», come riassume Franz Weis, cio, analyst-portfolio manager e managing director delle strategie azionarie europee di Comgest.
Dall’altro lato le biotecnologie e la genomica che, spinti anche dell’integrazione massiccia proprio dell’intelligenza artificiale, da inizio 2026 registrano performance perfino superiori al 20% e si connotano sempre più come un investimento per giocare in attacco, simile a quello in tecnologia classico.
«Il settore dell'healthcare si sta affermando come uno dei casi più interessanti di monetizzazione dell’intelligenza artificiale sul mercato», conferma Alyssa Cornuz, portfolio manager della strategia Robeco Healthy Living. «Lungo tutta la catena del valore l’AI sta accelerando la scoperta di nuovi farmaci, consentendo diagnosi più rapide, aumentando la produttività clinica e automatizzando i processi amministrativi, offrendo così una combinazione di innovazione, generazione di ricavi ed efficienza dei costi».
Dal 2022 in poi «pharma e biotech hanno ripetutamente sottoperformato il mercato», ricorda Corinne Mailette de Boursetty, senior equity strategist di Lombard Odier. Ma nel 2026 i titoli farmaceutici hanno recuperato terreno, grazie all’attenuarsi delle preoccupazioni legate alle politiche statunitensi e alla buona tenuta delle valutazioni, nonostante l’aumento dei tassi d’interesse». La crescente adozione dell’intelligenza artificiale e l’innovazione «continuano a rappresentare potenti motori di crescita, trainati dai trattamenti contro l’obesità, dalle immunoterapie e dai nuovi farmaci oncologici», oltre che da «una crescente attività nell’ambito delle fusioni e acquisizioni», aggiunge la money manager.
Nella tabella Fida in basso si vede come a trainare il settore siano proprio, da inizio anno, i comparti di risparmio gestito (soprattutto Etf) più orientati all’innovazione medica: la loro performance media è del 24,7%, che passa al +29,3% a un anno e al 34,2% su una prospettiva triennale, con costi medi annui piuttosto contenuti e pari allo 0,4%, altro segnale che conferma la forte presenza di strategie passive in questa graduatoria.
A guidare la classifica è l’Etf attivo Genomic Revolution di Ark Invest, che da gennaio cresce di oltre il 70% con costi annui dello 0,75%. Il focus è per l’appunto quello della genomica, un settore che sta vivendo una forte «convergenza con l’AI», osserva Thomas Hartmann-Boyce, global head of investment solutions della società di gestione. «Il costo del sequenziamento di un intero genoma umano è sceso a circa 200 dollari, e l’intelligenza artificiale è ciò che trasforma la conseguente marea di dati biologici in decisioni cliniche», sottolinea il money manager.
Più che le valutazioni in sé, per Hartmann-Boyce i titoli vanno scelti guardando ad alcuni precisi parametri di bilancio. «Privilegiamo le società con una liquidità sufficiente fino al loro successivo catalizzatore di creazione di valore, e preferiamo le aziende-piattaforma con ricavi ricorrenti, ragionando su orizzonti quinquennali».
Secondo gradino del podio per L&G con l’Etf passivo Healthcare Technology & Innovation (+26,1% da gennaio, ter dello 0,49%). Elena Cardella, head of index & Etf investment specialists, spiega che gran parte dell’esposizione del comparto riguarda oggi «tecnologie e apparecchiature mediche, diagnostica e strumenti sanitari»: l'intelligenza artificiale «rappresenta sempre più il filo conduttore che accomuna questi ambiti, intesa come una tecnologia abilitante trasversale all'intero settore».
Attenzione però, quando ci si avvicina a un settore così, alle tipologie di aziende. «Alcune non sono ancora redditizie e le quotazioni azionarie possono reagire in modo significativo ai risultati di studi clinici o agli sviluppi normativi: riteniamo pertanto che gli investitori debbano prestare molta attenzione in particolare alla crescita dei ricavi, margini e flussi di cassa, oltre che alla posizione competitiva», segnala la money manager.
Con l’Etf Healthcare Innovation iShares (BlackRock) realizza da gennaio un rendimento del 24,6%, con costi dello 0,4%. Omar Moufti, iShares Emea thematics pillar product strategy lead di BlackRock, guarda in particolare ad alcuni sotto-settori come «trattamenti per l’obesità e le malattie metaboliche, oncologia di precisione e le terapie cellulari e geniche». Quanto al contributo dell’AI, per il money manager è interessante che l’healthcare offra «l’opportunità di beneficiare dell’innovazione legata all’intelligenza artificiale con un’esposizione a fattori di crescita differenti rispetto al settore tecnologico, contribuendo così alla diversificazione del portafoglio». Anche le valutazioni relative del settore, conclude Moufti, «restano interessanti».
L’unico fondo attivo in tabella Fida è il Selectra J. Lamarck Pharma, che quest’anno cresce del 17,6% con costi dell’1,3%. Nell’ambito del fondo J. Lamarck, società di consulenza finanziaria specializzata nell'investimento nel settore biotech e pharma, svolge il ruolo di advisor della società di gestione Selectra. Gianpaolo Nodari, che di J. Lamarck è amministratore delegato, si concentra in particolare sulle opportunità del biotech. Un settore trainato anche da fusioni e acquisizioni. «L’attività di m&a, rappresentata dalla necessità delle grandi aziende farmaceutiche di compensare le imminenti scadenze brevettuali, ha accelerato in modo significativo: nei primi mesi di quest’anno sono stati conclusi 57 deal per un valore complessivo di circa 136 miliardi di dollari, superando già il numero di operazioni realizzate nell’intero anno 2025».
Anche i fondamentali di bilancio appaiono incoraggianti. «La percentuale di società biotech che trattano al di sotto della propria disponibilità netta di cassa è scesa al 15%, dal 22% registrato nella seconda metà del 2025. Questo dato suggerisce una riduzione delle valutazioni particolarmente depresse e, più in generale, un miglioramento della percezione degli investitori nei confronti del settore», conclude Nodari. (riproduzione riservata)