La vera sfida dell’intelligenza artificiale si gioca su energia e cybersicurezza
La vera sfida dell’intelligenza artificiale si gioca su energia e cybersicurezza

di Oreste Pollicino* e Lorenzo Parola** 22/07/2026 02:00

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Per molto tempo l’intelligenza artificiale è stata descritta come immateriale: algoritmi, modelli, dati e cloud, quasi termini senza una dimensione fisica. La realtà è opposta. L’AI usa elettricità, occupa territorio, utilizza acqua, richiede connessioni alla rete e impone investimenti infrastrutturali.

Da qui muove la tabella di marcia della Commissione Ue per la digitalizzazione e l’AI nel settore energetico. Bruxelles riconosce che la crescita dei data center è necessaria per assicurare capacità computazionale e competitività nell’AI, ma incide su reti, prezzi dell’energia e sicurezza degli approvvigionamenti. La proposta intende abbandonare la falsa alternativa tra sviluppo digitale e sostenibilità.

I data center non sono descritti come strutture estranee né come utenti privilegiati: devono diventare parte attiva e responsabile del sistema energetico. La Commissione propone: accordi tra operatori, utility e autorità pubbliche; contratti di acquisto di energia (ppa-power purchase agreement); nuova produzione rinnovabile, anche in loco, attraverso strutture di autoconsumo; flessibilità responsabile della domanda per contribuire alla sicurezza del sistema elettrico; recupero del calore; una classificazione europea basata su efficienza, acqua, fonti pulite e stabilità della rete.

Il ppa ventennale tra Microsoft e Constellation, alla base del riavvio dell’Unità 1 di Three Mile Island, mostra la funzione più ambiziosa dei ppa: rendere finanziabile nuova capacità decarbonizzata responsabilizzando gli hyperscaler. La direzione è corretta ma resta aperta la questione dei costi.

Le mosse italiane sui data center e il caso newyorkese

Anche l’Italia si sta muovendo: la Legge Regionale Lombardia 11/2026 disciplina priorità energetico-ambientali e compensazioni territoriali; il ddl delega nazionale, approvato dalla Camera, è ora al Senato. Accordi, rating e incentivi non bastano senza stabilire chi paga l’espansione della rete richiesta dalla domanda computazionale. Scaricare tali oneri sulle bollette finanzierebbe investimenti privati con risorse di famiglie e imprese, senza benefici proporzionati.

La sostenibilità riguarda quindi le emissioni e l’impatto sul territorio. Riguarda anche la distribuzione dei costi e dei vantaggi della trasformazione digitale. Servono inoltre accordi con le comunità ospitanti, perché parte del valore generato ritorni al territorio in infrastrutture, calore recuperato, occupazione e compensazioni proporzionate.


È significativo il confronto con New York. La moratoria temporanea sui nuovi data center hyperscale non rappresenta un divieto definitivo né una scelta contro l’AI: è una pausa per valutare effetti su energia, acqua, aria, reti e bollette. New York sospende per governare; l’Europa prova a governare per non dover sospendere. L’obiettivo è evitare che investimenti rapidi rendano irreversibili decisioni infrastrutturali prima di attribuire costi, rischi e responsabilità.

L’iniziativa newyorkese afferma inoltre che i grandi data center devono contribuire direttamente al rafforzamento e alla resilienza della rete e, quando necessario, finanziare nuova generazione pulita e sistemi di accumulo dedicati. È una responsabilità infrastrutturale più esplicita di quella affidata inizialmente dall’Europa agli accordi tripartiti e alla disciplina delle connessioni.

Perché la cybersicurezza è cruciale nell’AI

L’energia, tuttavia, è solo il primo lato del problema. Il secondo è la cybersicurezza. Quanto più il sistema elettrico diventa intelligente, interconnesso e governato mediante dati e algoritmi, tanto più cresce la superficie esposta ad attacchi, manipolazioni e dipendenze tecnologiche. L’AI può migliorare previsioni, individuazione dei guasti, gestione delle congestioni e bilanciamento tra domanda e offerta, ma può anche creare vulnerabilità in un’infrastruttura essenziale.

La Commissione non tratta la cybersicurezza come un’aggiunta finale: propone strumenti dedicati, sperimentazioni regolatorie, monitoraggio dei casi ad alto rischio e soluzioni europee basate sull’AI per individuare vulnerabilità, controllare in continuo la rete, riconoscere anomalie e rispondere agli incidenti.

Richiama anche i rischi delle catene di fornitura e dei dispositivi connessi, la cui compromissione può consentire accessi non autorizzati ai dati operativi o interferenze sulla produzione elettrica. L’AI impiegata per difendere le reti non sostituisce però la sicurezza dell’architettura, dei componenti, dei fornitori e dei processi decisionali. Servono sistemi progettati per limitare la propagazione degli attacchi, garantire l’integrità dei dati e mantenere un controllo umano effettivo sulle funzioni critiche.

Sostenibilità energetica e cybersicurezza sono quindi un unico dossier. La crescita dei data center aumenta la dipendenza del digitale dall’energia; l’uso dell’AI nelle reti aumenta, in senso inverso, la dipendenza dell’energia dal digitale. Si forma una relazione circolare, potenzialmente virtuosa: l’AI richiede un sistema elettrico affidabile e economico, mentre il sistema elettrico usa sempre più l’AI per restare affidabile e economico. Ogni connessione, meccanismo di flessibilità, scambio di dati o gestione automatizzata è insieme una risorsa energetica e un punto di esposizione informatica. Un data center non è sostenibile se è efficiente ma vulnerabile; una rete non è sicura se resiste agli attacchi ma non assorbe la domanda generata dalla corsa all’AI.

La sfida europea non consiste soltanto nel costruire più capacità computazionale, ma un’infrastruttura in cui energia, dati, algoritmi e sicurezza siano governati insieme. È il passaggio dalla regolazione della tecnologia alla regolazione delle sue condizioni materiali di esistenza. L’intelligenza artificiale non vive in una nuvola: vive dentro reti elettriche, territori, catene di fornitura e infrastrutture critiche. È lì che si misureranno competitività e sovranità tecnologica europea. (riproduzione riservata)

*ordinario di Diritto Costituzionale e Digital Regulation all’università Bocconi

**fondatore di Parola Associati