«Sulla base di retaggi medievali, sto subendo un esproprio senza indennizzo di una prima casa regolarmente acquistata, restaurata e manutenuta con un investimento che supera il milione di euro». A raccontare questa vicenda kafkiana è Gabriele Gallinari, di professione attore, che nel 2021 ha comprato la Torre di Chia, nel comune di Soriano al Cimino, in provincia di Viterbo, dove Pier Paolo Pasolini ha scritto Petrolio, romanzo dannato e incompiuto, uscito postumo, ispirato all'Eni e alle vicende del fondatore e presidente Enrico Mattei e del suo successore Eugenio Cefis.
La casa è reclamata dall'Università Agraria di Chia. Che, a dispetto del nome, non è un ateneo: non ha facoltà, studenti, professori né corsi di laurea. È invece un ente privato che amministra terre collettive della frazione di Chia.
Il nome “università” qui ha pertanto un significato antico, diverso da quello moderno. Deriva dal latino universitas, che indicava una comunità di persone (un’associazione, una corporazione) e non un’istituzione di studi superiori. Nel Medioevo e nell’età moderna queste “università” erano gruppi di abitanti che possedevano e usavano insieme boschi, pascoli e terre incolte. Nel Lazio, dopo l’unificazione e con le leggi di fine Ottocento e del 1927 sugli usi civici, molte di queste comunità avevano ripreso o conservato il nome di Università Agraria. Quello di Chia è dunque un ente privato vincolato ad attività agro-silvo-pastorale che conta 120 iscritti, che non dipende dal ministero dell’Università, ma dalle norme sui domini collettivi e sugli usi civici.
Ebbene, dopo un sonno secolare l'Università Agraria di Chia ha rivendicato la proprietà della Torre, dell'area e dei terreni circostanti a titolo gratuito, sostenendo per la prima volta in 200 anni che apparterrebbero al demanio civico e rientrerebbero nel dominio pubblico gravato da usi civici.
Nel luglio 2022 l’Università Agraria di Chia si è quindi rivolta al Commissario per la liquidazione degli usi civici per Lazio, Umbria e Toscana, chiedendo di accertare che i terreni e i fabbricati della Torre di Chia fossero proprietà collettiva dei “naturali” (ovvero degli iscritti all’Università) della frazione e che la vendita del 2021 a Gallinari fosse quindi nulla.
Nel frattempo, nell’aprile dello stesso anno, l’Università Agraria di Chia, senza alcuna autorizzazione dalla Sovrintendenza, ha inaugurato nel bosco circostante la Torre un parco a tema intitolato a Pasolini di 20 ettari recintati con filo spinato, sulla base di una determina regionale che autorizza il cambio di destinazione di un'area di soli 3 ettari per la realizzazione di un parcheggio. Il parco è visitabile a pagamento e comprende le cascate del Fosso Castello, dove nel 1964 Pasolini aveva girato la scena del battesimo di Gesù nel suo film Il Vangelo secondo Matteo.
I beni gestiti dall’Università Agraria di Chia sono soggetti per legge alla perpetua destinazione agro-silvo-pastorale. Ma, come ha sottolineato il regista Marco Tullio Giordana, che ha preso a cuore la vicenda, l'Università Agraria «utilizza il bosco facendo leva in tutte le pubblicazioni sulla celebrità del poeta per eventi, set fotografici, produzioni pubblicitarie e attività commerciali che poco hanno a che vedere con gli usi civici».
Nonostante tutto, il 7 aprile 2025, il Commissario per la liquidazione degli usi civici, il magistrato Antonio Perinelli, ha dato ragione all'Università Agraria di Chia: ha dichiarato il bene di proprietà collettiva, ha annullato il contratto del 2021 di vendita a Gallinari e ha ordinato la reintegrazione nel patrimonio civico, affidandone l’esecuzione alla Regione Lazio.
Gallinari ha quindi impugnato la decisione davanti alla Corte d’Appello di Roma, sezione speciale usi civici, che ha rigettato la sua domanda sostenendo che non sia riuscito a dimostrare il periculum perché la perdita della casa di abitazione non costituirebbe danno grave e irreparabile. L'udienza per la decisione del merito è stata fissata per luglio 2028. La Regione Lazio ha intanto avviato il procedimento di esproprio. E Gallinari aspetta l'arrivo dell'ufficiale giudiziario, convinto di essere vittima di una clamorosa ingiustizia.
Lo scorso 19 agosto, Gallinari ha lanciato una petizione su Change.org per salvare la Torre di Chia dall’esproprio richiesto dall’Università Agraria. Si intitola Pasolini ‘abusivo’? Salviamo la sua torre! e ha già raggiunto le 2.900 firme.
L’Università Agraria di Chia, dice Gallinari a milanofinanza.it, è l’ente privato che «ha agito in giudizio per dichiarare Pasolini abusivo in casa sua e prendere la casa gratuitamente. Mentre fuori dalle mura della proprietà utilizza il nome e l’immagine di Pasolini per svolgere attività commerciale, laddove invece avrebbe un vincolo perpetuo a svolgere attività agro-silvo-pastorale. Quindi è un evidente paradosso. Io non ho fatto come la controparte vuol far credere un acquisto incauto. Io ho fatto un acquisto assolutamente regolare sulla base delle certificazioni che il notaio chiede al Comune. Nel mio caso, il Comune di Soriano nel Cimino ha rilasciato la certificazione di assenza di usi civici».
Pasolini, dunque, nel 1970 aveva regolarmente acquistato dalla famiglia Parsi la torre medievale del XIII secolo, alta circa 42 metri, a base pentagonale, parte di un antico fortilizio. La cinta muraria merlata, di forma irregolare, racchiude i resti del castello sul bordo di un dirupo. Nel corso dei secoli è appartenuta a famiglie come gli Orsini, i Lante della Rovere e i Borghese.
Ai piedi della torre, con la consulenza dello scenografo Dante Ferretti, Pasolini aveva fatto costruire una casa bassa in pietra e vetro, addossata alle mura antiche, con grandi vetrate aperte sul paesaggio. L’edificio, che si mimetizza quasi completamente con le rocce e la vegetazione, era diventato il rifugio dell’artista. Fra quelle mura, nell’ottobre 1975, poche settimane prima della sua morte violenta, Pasolini era stato ritratto nudo dal fotografo Dino Pedriali.
La Torre di Chia è quindi passata alla cugina Graziella Chiarcossi, erede della madre dello scrittore, Susanna Colussi. Graziella ne è stata proprietaria per quasi cinquant’anni, insieme al marito, lo scrittore Vincenzo Cerami, scomparso nel 2013 e noto per essere lo sceneggiatore, insieme a Roberto Benigni, del film premio Oscar 1999 La vita è bella. Nel 2020, a causa dei costi di manutenzione troppo alti, gli eredi avevano prima tentato di cederla allo Stato; non riuscendoci, l'avevano quindi messa in vendita.
Gallinari ricorda che all’epoca c’era stata un’interrogazione parlamentare e in quell’occasione «lo Stato aveva spiegato perché aveva rinunciato alla prelazione. In quella circostanza ha asserito che la proprietà è sempre stata privata. E questo non ha mai evitato che potesse essere ben tenuta. Pertanto lo Stato si augurava che il nuovo proprietario l’avrebbe riaperta al pubblico. È quello che ho fatto io. Il 25 febbraio 2021 ho acquistato regolarmente e per farlo ho venduto la mia abitazione di Roma perché non sono milionario. Ho restaurato la casa per quattro anni sotto il controllo della Sovrintendenza perché il bene è vincolato e l’ho immediatamente riaperto al pubblico con le stesse modalità con cui lo facevano gli eredi di Pasolini. In più, senza averne nessun obbligo, ho intensificato le attività culturali a titolo gratuito, quindi per la comunità, ma quella vera, per tutti, non per i 120 iscritti dell’ente privato che rivendica gratuitamente la casa di Pasolini».
«L’Università Agraria di Chia», prosegue Gallinari, «fa pagare un biglietto, laddove invece la gente entrava col cane gratis, andava a correre, andava alle cascatelle. Adesso è tutto chiuso, 20 ettari recintati, filo spinato, cartelli di proprietà privata, colata di cemento armato per fissare i battenti di cancelli completamente abusivi, codici Ateco irregolari. Viene dichiarato che si svolge un’attività nel centro storico e invece la si svolge nel parco. Mi sono entrati a casa con i droni, hanno fotografato, hanno pubblicato foto e video sui loro social dicendo: “Vi portiamo in volo sulla casa di Pasolini”, come se il loro biglietto includesse la visita della casa, cosa che non è. Quindi oltre a una violazione di domicilio e interferenza con la mia vita privata, anche pubblicità ingannevole e concorrenza sleale nei confronti del Comune, che svolge invece regolarmente le visite. E poi c’è un ordine di demolizione per 28 manufatti abusivi che sono stati rilevati e contestati all’interno del parco dalla Sovrintendenza e dal Comune di Soriano, che sono ancora tutti là. C’è una sanzione di 20.000 euro che devono pagare. Non c’è in questo parco una sola cosa che venga messa in regola. E con tutta questa situazione la Regione Lazio mette in esecuzione un esproprio a titolo gratuito di una proprietà regolarmente acquistata sulla base di una sentenza non passata in giudicato, con un appello pendente, 2028, e un ulteriore grado di impugnazione che sarebbe la Cassazione. Quindi, nonostante in Italia esistano tre gradi di giudizio, per me e per la casa di Pasolini ne esiste solo uno».
Gallinari non nasconde la sua esasperazione: «L’Università Agraria di Chia ha convissuto con Pasolini in silenzio, ha convissuto con gli eredi di Pasolini per 50 anni in silenzio.
È stata zitta quando i Beni Culturali hanno apposto il vincolo, quando la proprietà è stata messa in vendita, è stata zitta quando c’era l’esercizio della prelazione, quando c’è stata un’interrogazione parlamentare. Forse era difficile dire agli eredi di Pasolini che Pasolini era abusivo. Era più facile dire a Gallinari, che viene dal niente, che è abusivo».
«Io ho salvato questa casa perché non la voleva nessuno», si sfoga Gallinari. «L’ho trovata su immobiliare.it dove era rimasta per mesi. E per comprarla ho venduto casa mia. Non ho fatto una speculazione, io ho venduto la mia abitazione. E adesso vengo espropriato a titolo gratuito della mia prima casa, della mia abitazione».
L’Università Agraria di Chia ha risposto con una lunga nota del presidente, Gianluca Inverni, sottolineando che «nell'aprile 2025, dopo tre anni di processo, il Commissario per gli usi civici ha deciso: quei terreni e quei fabbricati sono proprietà collettiva; la vendita è nulla; il bene torna alla comunità».
E per quanto riguarda Pasolini, «nessuno lo processa. Nessuno ha mai pensato di farlo. La causa riguarda una compravendita del 2021, non un poeta ucciso nel 1975. Semmai, offende la sua memoria chi la usa come scudo in una lite patrimoniale. Pasolini difese per tutta la vita il mondo contadino e il patrimonio "anonimo e popolare", per il quale rivendicava la stessa cura dovuta ai grandi monumenti. Le terre collettive sono esattamente questo».
Ed ecco che cosa dice Inverni sulla questione dei biglietti: «Oggi chi vuole visitare la Torre paga 15 euro. Prenotazione obbligatoria all'ufficio turistico, aperture che si ripetono, locandine con il volto di Pasolini. Non c'è nulla di male: custodire un luogo costa, e chi lo visita contribuisce. Ma allora le parole valgono per tutti. Nel bosco di Chia gli usi civici — la legna, il pascolo, la raccolta — restano gratuiti per la gente di Chia. Chi entra nell'area attrezzata del parco versa invece un contributo, che paga custodia, sicurezza e manutenzione: l'ente non riceve fondi pubblici».
«Un'ultima parola», conclude il presidente dell’Università Agraria di Chia, «riguarda la Regione Lazio, alla quale la sentenza ha affidato la restituzione. Quel procedimento è aperto da quasi due mesi. Le campagne di stampa non sono fonti del diritto: confidiamo che la Regione non se ne lasci fuorviare e porti presto a compimento ciò che una sentenza — esecutiva, non sospesa — le ordina di fare». (riproduzione riservata)