La Tobin Tax è una picconata alla crescita industriale italiana
La Tobin Tax è una picconata alla crescita industriale italiana
La necessità di gettito non dovrebbe compromettere la costruzione di un patrimonio industriale. Un confronto tra governo e comunità finanziaria è essenziale per una visione d'insieme

di di Simone Strocchi* 29/10/2026 20:00

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Dal 2013 la Tobin Tax sembra rappresentare una delle tasche più facili nelle quali infilare la mano quando occorre recuperare gettito. E così, dopo il raddoppio disposto con la precedente legge di bilancio, anche la nuova manovra ne prospetta un ulteriore incremento.

Ogni manovra deve fare certamente i conti con una coperta corta. Ma viene da domandarsi se, nel tentativo di tirarla qualche centimetro per esigenze immediate, non si rischi di lasciare scoperto qualcosa di ben più importante. A ogni aumento del balzello si levano gli allarmi degli operatori sul rischio di impoverire liquidità e competitività della nostra borsa. Allarmi che sembrano cadere nel vuoto, nonostante l’evidenza di un mercato azionario nazionale che fatica sempre più ad attrarre capitali e imprese industriali.

La crescita della capitalizzazione complessiva del listino, sostenuta soprattutto dalla straordinaria rivalutazione delle banche coinvolte nel risiko, rischia infatti di nascondere una realtà diversa: quella di un mercato progressivamente abbandonato da imprese industriali che non trovano il sostegno necessario alla propria crescita e finiscono per scegliere altre strade, spesso attraverso cessioni one-off e delisting.

Non basta accompagnare nuove società in borsa

Eppure tutti dichiarano, con apparente convinzione, di voler favorire l’accesso delle imprese italiane al mercato dei capitali, mobilitando verso l’economia reale il risparmio degli italiani per condividerne lo sviluppo di valore. Ma non basta accompagnare nuove società in borsa. Occorre costruire e preservare un percorso che consenta loro di crescere, aggregarsi e raggiungere dimensioni internazionali, mantenendo in Italia governance e regia delle strategie industriali e finanziarie. Un percorso che richiede attenzione in ogni sua fase. Dapprima servono capitali pazienti, indispensabili per sostenere le società più piccole, spesso trascurate dagli investitori istituzionali.

L’Egm, come ripetiamo da anni, deve rappresentare il ginnasio nel quale queste imprese imparano a confrontarsi con il mercato e a finanziare la propria crescita. Poi occorre agevolare la formazione di consolidatori industriali in perimetro quotato, anche attraverso aggregazioni e quotazioni indirette, consentendo alle imprese di utilizzare le proprie azioni come moneta per crescere. Infine bisogna favorire il superamento delle soglie dimensionali che consentono di accedere al mercato principale e di attrarre una platea più ampia di investitori internazionali, capitali e volumi di scambio.

Ma questo sentiero, tracciato e sostanzialmente condiviso, è già accidentato. Le società che capitalizzano meno di un miliardo soffrono di una cronica carenza di liquidità e sconti di valutazione che rendono più difficile raccogliere capitale e realizzare aggregazioni. I balzelli come la Tobin non aiutano certo a sostenere i listini italiani e tutto ciò che viene proposto.

I danni della Tobin Tax

Che senso ha allora costruire una scala per accompagnare la crescita delle nostre imprese, se poi, per necessità contingenti di gettito, ne prendiamo a picconate i gradini? È vero che la Tobin Tax sulle azioni esclude gli emittenti sotto i 500 milioni di capitalizzazione, secondo i criteri di legge. Ma proprio la crescita oltre quelle soglie dovrebbe rappresentare un traguardo da incoraggiare, non l’occasione per aggiungere nuovi ostacoli. Non vorrei però che queste considerazioni fossero lette come una sterile contrapposizione all’esecutivo.

Abbiamo già sperimentato, con il ripristino del regime Pex su dividendi e plusvalenze, quanto possa essere utile il confronto tra governo e comunità finanziaria. Un confronto al quale abbiamo significativamente contribuito e che ha consentito di preservare strumenti essenziali per il reinvestimento dei capitali in partecipazioni di lungo periodo, essenziali per le società che si aprono ai listini.

Tobin Tax, Pex, incentivi alle quotazioni e strumenti per favorire le aggregazioni non sono temi separati. Sono tasselli dello stesso disegno. Mi auguro quindi che anche questa volta prevalga una visione d’insieme. Perché recuperare oggi qualche miliardo di gettito non può valere il rischio di compromettere la costruzione di un patrimonio industriale enormemente superiore, capace di generare valore, occupazione e benessere nel tempo.

La sovranità industriale si costruisce sostenendo e preservando, con pazienza e coerenza, tutte le condizioni che consentono alle nostre imprese di crescere senza dover consegnare altrove il proprio futuro e che consentono ai nostri risparmi di trovare qui opportunità di investimento profittevole al posto di diluirsi in large cap globali. E una politica lungimirante non dovrebbe consentire che le esigenze minute di una legge di bilancio finiscano per compromettere le ambizioni industriali che essa stessa dichiara di voler sostenere. (riproduzione riservata)

*fondatore e presidente Electa Ventures-Ipo club