La stretta sui Btp e la tassa sulle banche sono due autogol
La stretta sui Btp e la tassa sulle banche sono due autogol
L’idea di tassare gli extraprofitti delle banche italiane solleva critiche e questioni costituzionali

di Angelo De Mattia 26/10/2026 18:44

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Il tema delle misure adottate nei casi di gravi difficoltà di una banca è tornato di attualità per le dichiarazioni del presidente dell’Abi Antonio Patuelli (che ha ricordato l’intervento delle banche italiane nel salvataggio di Tercas attraverso una complessa operazione del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi) e per le affermazioni del governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta sull’inaccettabilità della introduzione in Europa del tipo di disciplina che si vorrebbe per la tutela in questione a livello comunitario.

Patuelli, con implicito riferimento non concordante con l'ipotesi della tassazione degli asseriti extraprofitti delle banche, ha ricordato che furono queste ultime a intervenire con le loro risorse per il suddetto salvataggio senza avere poi avuto alcun rimborso, a differenza del Tesoro che aveva ricapitalizzato in via precauzionale Mps e con la vendita di gran parte della propria interessenza ha conseguito finora una quota rilevante di rimborso.

Le posizioni dell’Unione Bancaria 

Il governatore dal canto suo ha sostenuto l'inaccettabilità di misure sui titoli pubblici come contropartita che si vorrebbe da diversi Paesi europei per istituire il terzo pilastro dell'Unione Bancaria che riguarda l'assicurazione dei depositi. In sostanza, innanzitutto i cosiddetti Paesi frugali sostengono da tempo che una partecipazione europea ai rischi sui depositi debba essere preceduta da un abbassamento dei rischi in generale cominciando dai titoli pubblici, l’investimento nei quali andrebbe limitato oppure si dovrebbe agire sulla loro concentrazione ovvero, ancora, dovrebbero non essere più considerati investimenti privi di rischi.

È da tempo comunque che si insiste su queste contropartite. In effetti si tratterebbe del classico rimedio peggiore del male; basta solo pensare a quali impatti sul collocamento dei titoli pubblici si andrebbe incontro, per di più introducendo una misura assolutamente non contemplata 12 anni fa, quando fu varata l’introduzione dell’Unione Bancaria (che prevede tre pilastri - la Vigilanza unica, il fondo unico di risoluzione e l’assicurazione dei depositi) e che fu già non accolta dal governo Draghi, con il premier che ebbe a dichiarare in sede europea che era preferibile nessuna intesa a un’intesa che egli giudicava negativa.

Le distorsioni del bail-in

L’introduzione del bail-in nel settore bancario, con la relativa assurda previsione che i depositi possano dover concorrere alle perdite di un istituto, ha distorto almeno in teoria il funzionamento delle banche, confliggendo per l’Italia con l’articolo 47 della Costituzione. Nel nostro Paese i depositanti non hanno mai perso un centesimo.

D’altro canto, se si raffronta come funzionava il sistema quando con il cosiddetto decreto Sindona una banca che subentrava nelle attività e passività di un’altra banca in dissesto aveva diritto ad anticipazioni a tasso speciale della Banca d’Italia (fruendo così della differenza con il tasso dei titoli pubblici), si vede che il nuovo sistema europeo con il bail-in, ma anche con la ricapitalizzazione pubblica precauzionale, non è certo migliore. Eppure Bruxelles considerò il suddetto decreto un aiuto di Stato e conseguentemente fu soppresso.

La garanzia europea dei depositi e il nodo extraprofitti

L’introduzione della garanzia europea dei depositi, che presuppone un raccordo con i fondi nazionali, non può non essere convincente e realistica con una scelta equilibrata, avendo sempre presente che non è assolutamente accettabile che due dei tre pilastri dell'Unione Bancaria (risoluzione con relativo fondo e assicurazione dei depositi) siano tuttora di là dall'essere stati introdotti.

Quanto ai cosiddetti extraprofitti, finora non è stata espressa una posizione formale del governo. Vedremo quale sarà la scelta in queste ore allorché sarà nota la proposta di bilancio con i 5 miliardi di euro che si penserebbe di introitare. Da tutti i versanti dai quali la si esamini, questa tassazione presta comunque il fianco a critiche, qualcuna pure di rilievo costituzionale. Quantomeno sarebbe opportuno un confronto con le banche e la loro associazione: non sana le storture ma può aprire la strada a doverose sostanziali revisioni. (riproduzione riservata)