L’ultima scossa è arrivata da Washington. Le minacce del presidente americano Donald Trump di annettere la Groenlandia sono state, nelle parole del ministro spagnolo dell’Economia Carlos Cuerpo, «il momento dell’epifania» per le sei maggiori economie europee: il punto di rottura che ha spinto Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Spagna e Polonia a fare fronte comune per accelerare l’integrazione dei mercati finanziari dell’Unione.
Nasce così l’“E6”, scrive Politico, un club informale ma politicamente pesante, concepito per sbloccare dossier rimasti impantanati per oltre un decennio, a partire dalla creazione di un vero mercato dei capitali sul modello statunitense. Senza un cambio di passo, avverte Cuerpo, l’Europa rischia di non tenere il passo con Stati Uniti e Cina e di essere «ulteriormente schiacciata in un mondo geopolitico diventato sempre più transazionale».
Il gruppo si è riunito finora due volte e punta a presentare proposte concrete già al prossimo Consiglio europeo di marzo. L’ambizione, ha spiegato il ministro, è mettere «sul tavolo le discussioni politicamente difficili per sbloccare dossier rimasti finora bloccati» e costruire convergenze tra i grandi Paesi: «Costruire quei ponti può essere un buon primo passo verso una soluzione complessiva».
Sul tavolo figurano la semplificazione normativa, l’introduzione del cosiddetto «28esimo regime», un quadro giuridico unico per consentire alle imprese di operare più facilmente in tutta l’Ue, e un’accelerazione sulla Savings and Investments Union, il progetto per convogliare il risparmio europeo verso investimenti produttivi.
La spinta politica si intreccia con le iniziative della presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, che ha evocato la possibilità di ricorrere alla «cooperazione rafforzata» tra gruppi di Paesi qualora l’integrazione finanziaria non facesse progressi entro giugno. Uno scenario che alimenta i timori di un’Europa a due velocità.
Irlanda e Portogallo guardano con cautela all’E6, temendo che i grandi Stati possano imporre la propria agenda, in particolare sulla creazione di un’autorità di vigilanza unica per i principali attori finanziari del continente. Dal punto di vista giuridico, per avviare una cooperazione rafforzata servono almeno nove Stati; per approvare nuova legislazione a maggioranza qualificata occorrono 15 Paesi che rappresentino il 65% della popolazione Ue. L’E6, dunque, dovrà comunque allargare il consenso.
Il detonatore politico è stato un acceso scambio durante una riunione Ecofin a Bruxelles, in un clima segnato dalle tensioni nella Nato e dalle mosse dell’amministrazione americana. L’assenza di un dibattito strutturato sul rapporto con gli Stati Uniti ha convinto i sei a superare le esitazioni. E, come ha assicurato Cuerpo, «non ci sono linee rosse nelle discussioni all’interno di questo gruppo. Credo che questo debba andare a beneficio di tutti». (riproduzione riservata)