La Russia cerca carburante all’estero: il Cremlino ammette le difficoltà dopo gli attacchi ucraini
La Russia cerca carburante all’estero: il Cremlino ammette le difficoltà dopo gli attacchi ucraini
Mosca starebbe valutando una mossa senza precedenti: l’importazione di prodotti petroliferi per stabilizzare il mercato interno. I raid di Kiev sulle raffinerie riducono la produzione, frenano le esportazioni e mettono sotto pressione il sistema energetico russo

di di Giusy Iorlano 30/06/2026 13:11

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Per la prima volta dall’inizio della guerra, il Cremlino ammette apertamente di valutare l’importazione di prodotti petroliferi per far fronte alla crescente carenza di carburanti provocata dagli attacchi ucraini contro le infrastrutture energetiche russe. A confermarlo oggi, 30 giugno, è stato il portavoce Dmitry Peskov, spiegando che sono in corso contatti per eventuali forniture dall’estero qualora fosse possibile raggiungere accordi a «prezzi accettabili».

Secondo Peskov, il ricorso alle importazioni rappresenterebbe «un’ulteriore misura per stabilizzare il mercato» e contenere la domanda speculativa che si è sviluppata nelle ultime settimane.

I raid ucraini mettono sotto pressione il sistema energetico

Una decisione, questa, che arriva mentre l’Ucraina intensifica la campagna di attacchi con droni contro raffinerie, depositi e terminal petroliferi russi, con l’obiettivo di ridurre le risorse economiche utilizzate da Mosca per finanziare la guerra.

Negli ultimi giorni sono state colpite almeno due raffinerie. Una si trova nella regione di Krasnodar, nel sud della Russia, con una capacità di lavorazione di quasi quattro milioni di tonnellate di greggio all’anno e un ruolo strategico nelle esportazioni di prodotti petroliferi attraverso i porti del Mar Nero. 

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha inoltre rivendicato un attacco contro un’altra raffineria nella regione di Yaroslavl, circa 700 chilometri dal confine ucraino, anche se le autorità russe non hanno confermato ufficialmente l’episodio.

Putin riconosce il deficit di carburante

Anche il presidente Vladimir Putin ha ammesso, domenica 28 giugno, per la prima volta che la Russia sta affrontando «una certa carenza» di carburante.

Nel corso di una riunione dedicata alla situazione del settore energetico, il leader del Cremlino ha parlato di un «periodo difficile», assicurando tuttavia che il governo onorerà tutti gli impegni sociali e che il deficit sarà solo temporaneo.

Putin ha annunciato, tra le altre cose, un rafforzamento della protezione delle infrastrutture petrolifere, l’aumento della produzione di carburanti, l’accelerazione dei lavori di riparazione degli impianti danneggiati e un incremento delle forniture verso la Crimea, sia via terra sia via mare.

Parallelamente, ha promesso un rapido aumento della produzione di sistemi di difesa aerea per contrastare i raid ucraini.

Esportazioni in calo e produzione ridotta

Le difficoltà del comparto energetico, d’altronde, iniziano a riflettersi anche sui dati di produzione.

Secondo fonti del settore, la Russia ha perso circa il 25% della produzione giornaliera di benzina rispetto alla media di giugno 2025, con una produzione scesa a circa 90mila tonnellate al giorno.

Anche le esportazioni marittime di prodotti petroliferi hanno registrato un forte rallentamento: nella prima metà di giugno sono diminuite del 15%, fermandosi a circa 3,3 milioni di tonnellate rispetto al mese precedente, soprattutto a causa delle manutenzioni straordinarie rese necessarie dai danni provocati dagli attacchi.

Mosca, tradizionalmente grande esportatore di benzina, diesel e altri derivati del greggio, è già stata costretta a sospendere le esportazioni di benzina e carburante per aerei per garantire le forniture interne.

Sul tavolo importazioni e sussidi

Secondo indiscrezioni riportate dal quotidiano russo Vedomosti e confermate da fonti del settore citate da Reuters, l’ipotesi di importare carburante è stata discussa nel corso di una riunione nei giorni scorsi presieduta dal vice primo ministro Alexander Novak.

Tra le misure allo studio figurano anche sussidi pubblici per il carburante importato, con l’obiettivo di limitare i prezzi alla pompa e contenere il rischio di un’accelerazione dell’inflazione, mentre in numerose regioni del Paese si registrano già razionamenti, lunghe code ai distributori e restrizioni alla vendita.

Secondo analisti occidentali, la campagna di attacchi ucraini che ha messo sotto pressione le forniture di carburante russe, ha inoltre rallentato gli sforzi militari di Mosca sul campo di battaglia, aumentando la pressione sul Cremlino affinché torni al tavolo dei negoziati. (riproduzione riservata)