L’intelligenza artificiale è «la tecnologia più significativa» dai tempi del computer, ma i suoi effetti di lungo periodo per il mercato del lavoro rappresentano una questione «enormemente importante, in grado di ampliare le disuguaglianze di ricchezza se la proprietà non si diffonde parallelamente».
Con queste parole Larry Fink, ceo del colosso degli investimenti BlackRock, mette in guardia gli azionisti della società di asset management in occasione della consueta lettera annuale. Ma al contempo, scrive il top manager, esiste una copertura ideale contro le perturbazioni economiche causate dai progressi dell’AI: investire nei mercati.
Per le persone comuni, scrive Fink, «possedere una quota delle principali aziende attraverso gli investimenti è fondamentale». La storia, prosegue, «suggerisce che le tecnologie trasformative creano un enorme valore: e gran parte di questo valore va alle aziende che le sviluppano e le implementano, e agli investitori che le possiedono».
L’enorme ricchezza creata nelle ultime generazioni, sottolinea l’amministratore delegato di BlackRock, «è confluita principalmente verso persone che già possedevano attività finanziarie. E ora l’AI rischia di ripetere questo schema su scala ancora più ampia». Le aziende legate all’intelligenza artificiale, non a caso, hanno trainato una quota significativa dei recenti guadagni dei mercati azionari, concentrando i rendimenti in un gruppo relativamente ristretto di società e dei loro azionisti.
Se investire è la stella polare per stare al riparo dai pericoli del progresso, per Fink gli investitori non devono commettere un grave errore: la tentazione di «azzeccare il momento giusto per entrare o uscire dai mercati», visto che rimanere investiti durante i periodi di turbolenza ha storicamente prodotto rendimenti molto più elevati.
«Nel lungo periodo, restare investiti è stato molto più importante che indovinare il timing», scrive il ceo. «Alcuni dei giorni migliori del mercato si sono verificati proprio nei momenti caratterizzati dalle notizie più inquietanti». Un monito anche per chi, negli ultimi giorni, fosse tentato di fare dentro-fuori dalle borse a causa della volatilità provocata dal nuovo conflitto in Medio Oriente.
Fink indica gli ultimi vent’anni come un esempio significativo: ogni dollaro investito nell’S&P 500 è cresciuto di oltre otto volte. Tuttavia, gli investitori che hanno perso anche solo i 10 giorni migliori in quel periodo avrebbero guadagnato meno della metà.
«Il pericolo è che ci concentriamo così tanto sul rumore di fondo da dimenticare ciò che conta davvero», scrive. «Invece le forze che sono dietro la corsa dei titoli azionari di oggi si stanno accumulando da molto tempo. Il vecchio modello del capitalismo globale si sta frammentando. I Paesi, as esempio, stanno spendendo enormi somme per diventare autosufficienti nell’energia, nella difesa, nella tecnologia». (riproduzione riservata)