La corsa globale all’oro ha un nuovo protagonista. La Banca nazionale polacca (Nbp) ha aumentato le sue riserve auree a circa 550 tonnellate, per un valore di oltre 60 miliardi di euro. Un ritmo e un’entità di acquisti che colloca ora la Polonia anche sopra la Banca Centrale Europea, che gestisce la politica monetaria dell’eurozona e conta su un ammontare complessivo di 506,5 tonnellate. Il governatore Adam Glapinski ha presentato il traguardo come un segnale palese di solidità economica, indipendenza finanziaria e di protezione contro le incertezze geopolitiche e monetarie.
Si tratta di un passo molto più che simbolico perché gli acquisti polacchi sono balzati a cavallo del 2022 e 2024, quindi nel pieno dell’aumento delle tensioni geopolitiche, con lo scoppio della guerra russo-ucraina, che in un certo senso ha visto Varsavia coinvolta nell’accoglienza al popolo ucraino. L’oro, del resto, è un asset strategico in casi di difficoltà e la sua accumulazione da parte della Polonia si inserisce in una fase tipica dei Paesi che vedono avvicinarsi momenti non rosei, usando l’oro come proxy della fiducia verso un Paese in tempi difficili.
Solo nel primo semestre del 2025, la Polonia ha acquistato 67 tonnellate di oro, secondo il World Gold Council, collocando appunto il Paese come il maggior detentore di oro. Oggi l’oro rappresenta circa il 22% delle riserve totali della Nbp, oltre il targe interno fissato al 20%. E per Glapinski si tratta di una mossa totalmente strategica, perché l’oro non è legato a politiche monetarie estere e, soprattutto, conserva il proprio valore anche nei momenti di crisi. (riproduzione riservata)