La nuova Federal Reserve di Kevin Warsh lascia gli analisti al buio: un rischio per i mercati?
La nuova Federal Reserve di Kevin Warsh lascia gli analisti al buio: un rischio per i mercati?
Ora le previsioni a Wall Street sul futuro dei tassi Usa sono più divise che mai. E le opinioni dei membri votanti diventano decisive

di di Andrea Fiano 20/06/2026 10:00

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Molto si può dire del debutto di Kevin Warsh alla guida della Federal Reserve americana: non sui tassi, rimasti invariati come previsto al 3,5-3,75%, ma su tutto il resto.

Innanzitutto per un comunicato finale ben più breve del solito, per l’assenza di previsioni del chairman stesso sia nel comunicato, sia nel documento sia nelle previsioni complessive del comitato monetario, e per la creazione di cinque gruppi di lavoro all’interno della Fed che segnalano anche le sue priorità future, e che dovrebbero operare in tempi stretti con conclusioni «per gran parte, se non tutti entro la fine dell’anno»: sulla comunicazione della banca centrale; sul bilancio della Fed, che Warsh vuole decisamente ridurre; sull’uso e sull’affidabilità delle fonti di dati economici (si prevedono innovazioni e inserimento di nuove fonti); sulla produttività e il mercato del lavoro nell’era dell’intelligenza artificiale; sui parametri della Fed in materia di inflazione.

Un terremoto sulle previsioni di Wall Street

Il nuovo stile comunicativo e le nuove priorità di Warsh hanno subito generato un effetto, forse voluto: le previsioni a Wall Street sul futuro dei tassi Usa sono più divise che mai. Per gli economisti di Goldman Sachs, ad esempio, lo scenario di un taglio dei tassi è rimandato a giugno del prossimo anno.

Viceversa quelli di JP Morgan prevedono ora un aumento di un quarto di punto percentuale dei Fed Funds nel terzo trimestre 2027 per effetto dell’inflazione nei servizi e di un forte mercato del lavoro. Quelli di Capital Economics confermano invece la previsione di un aumento dei tassi, che potrebbe avvenire già in settembre salvo un continuo calo dei prezzi del greggio.

Le previsioni dei consiglieri Fed

Va aggiunto che, a margine di un raro voto unanime del consiglio monetario della Fed per lasciare i tassi immutati, le previsioni fornite mostrano che 9 consiglieri su 12 prevedono un aumento dei Fed Funds quest’anno e 6 di loro ne prevedono due. Fra gli economisti la previsione più diffusa è comunque ora quella di tassi invariati per il resto di quest’anno, condivisa fra gli altri dagli economisti di Morgan Stanley, mentre la previsione di un aumento (dei tassi stessi) entro l’anno è, passata all’indomani dell’incontro Fed, dal 27% al 50% nel FedWatch del Cme.

Ora il mercato guarderà alle dichiarazioni dei membri votanti

Sul versante opposto gli economisti di Citigroup prevedono ancora tre tagli ai tassi Usa e hanno semplicemente spostato le date: ora prevedono un taglio a ottobre e uno a dicembre seguito da uno a gennaio del prossimo anno. Qualcuno, come gli economisti di Barclays, prevede ora un 2027 a tassi invariati rispetto alla precedente previsione di un taglio di 25 punti base a marzo del prossimo anno.

In altre parole la scelta di Warsh di non suggerire una guidance, un orientamento futuro del comitato monetario, rende ancora più importanti per i mercati finanziari non solo i prossimi dati economici ma anche le prossime dichiarazioni dei membri votanti del comitato monetario della Fed stessa. E fanno anche prevedere che il nuovo chairman della Fed dovrà impegnarsi per mantenere l’unanimità di voto ottenuta al suo debutto. (riproduzione riservata)