La nuova economia corre sott’acqua: il business invisibile dei cavi sottomarini. Che Fincantieri vuole dominare
La nuova economia corre sott’acqua: il business invisibile dei cavi sottomarini. Che Fincantieri vuole dominare
Tra comunicazioni ed energia i dati ormai passano attraverso i cavi sottomarini: la rete è lunga 1,6 milioni di km ed è destinata a crescere del 48% entro il 2040. In Italia la partita politica per governare il mare resta però ancora aperta

di Anna Di Rocco 28/08/2026 20:00

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Sono decisamente impercettibili. Eppure i cavi sottomarini che partono dal litorale di Sturla, a Genova, sono ben otto. L’ultimo in ordine di tempo collega la città ligure con Mumbai, in India, passando per Grecia, Cipro, Israele e Giordania. Nel fondale del Mar Ligure di cavi simili a una canna da giardino ne sono stati tesi 13.

Ma basta dare un’occhiata alle mappe di TeleGeography per rendersi conto che sott’acqua corre una gigantesca infrastruttura fisica che tiene insieme l’economia digitale, l’energia e, sempre di più, la sicurezza degli Stati. La Submarine Cable Map censisce 694 sistemi di cavi sottomarini e 1.893 landing station tra infrastrutture operative e pianificate. La rete si estende per 1,6 milioni di chilometri ed è destinata a crescere del 48% entro il 2040.

Quanto vale il business (in Italia)

È la rappresentazione più immediata della trasformazione del fondale marino. Non più solo habitat di organismi animali e vegetali, ma anche di fibra ottica. Non più solo superficie navigabile ma anche dominio tecnologico. Sott’acqua cambiano le condizioni fisiche, le tecnologie necessarie e le possibilità di controllo.

La pressione, la corrosività dell’acqua salata e l’attenuazione dei segnali elettromagnetici rendono le comunicazioni e il monitoraggio molto più complessi che sulla terra ferma. Da qui nasce una nuova catena del valore fatta di sistemi di survey e geoscienze marine, mezzi specializzati, sensori e robot, tecnologie e sistemi di sorveglianza.

La dimensione economica comincia a essere visibile. Il primo Rapporto nazionale sulla Dimensione Subacquea Italiana, realizzato da OsserMare, ha censito 189 imprese che nel 2023 occupavano oltre 63 mila addetti, fatturavano 30 miliardi di euro e generavano oltre 7 miliardi di valore aggiunto. Il fatturato è cresciuto del 49,5% tra il 2019 e il 2023, contro il +30,6% dei rispettivi settori di appartenenza. Il rapporto non misura solo il business underwater ma l’intera attività delle imprese censite. Ed è proprio la trasversalità a rendere evidente la natura industriale della partita.

Fincantieri, campione internazionale dell’underwater

Con l’Italia in pole position grazie alla posizione geografica favorevole. Il Canale di Sicilia, per esempio, è una delle aree con maggiore densità al mondo di cavi. Da qui passa il 2Africa, il cavo sottomarino più lungo al mondo: si estende per più di 45 mila chilometri (più della lunghezza dell’equatore), collega 33 Paesi ed è gestito da un consorzio di cui fanno parte anche Meta e Vodafone.

È dentro questa trasformazione che va letta la recente creazione, per mano di Fincantieri, del primo operatore verticalmente ingrato della subacquea. A luglio il gruppo ha messo a segno quattro acquisizioni - Next Geosolutions, WSense, Graal Tech e Defcomm - per un esborso iniziale di circa 600 milioni. L’obiettivo è riunire sotto un’unica gestione le competenze, i sistemi e i servizi che coprono l’intera filiera nel segmento underwater.

L’operazione completa una strategia avviata oltre tre anni fa dall’amministratore delegato e direttore generale del gruppo Pierroberto Folgiero e il cui ritorno economico è stato netto: nel 2025 l’Underwater valeva per Fincantieri 667 milioni di euro di ricavi, il 6,7% del fatturato del gruppo. Grazie alle acquisizioni nel 2026 il segmento dovrebbe superare 1,1 miliardi di ricavi con 200 milioni di ebita, raggiungendo con quattro anni di anticipo l’obiettivo del piano industriale al 2030.

La partita sulla sovranità è aperta

La partita non è solo industriale. È anche questione di sovranità, sicurezza e capacità dello Stato di governare ciò che accade in fondo al mare. L’Italia ha iniziato a costruire la propria architettura istituzionale nel 2023 con l’inaugurazione del Polo Nazionale della Dimensione Subacquea, nato per mettere in rete difesa, istituzioni, università, ricerca e industria.

Il secondo tassello è stato l’istituzione dell’Agenzia per la sicurezza delle attività subacquee, nata per regolare e proteggere il mondo sottomarino. Ora manca l’ultimo passaggio: la nomina del direttore generale dell’Agenzia. La proposta spetta al ministro della Difesa Guido Crosetto d’intesa con il ministro per le Politiche del Mare Nello Musumeci. (riproduzione riservata)