La guerra fredda è ormai calda e ora Giorgia Meloni teme la tempesta perfetta
La guerra fredda è ormai calda e ora Giorgia Meloni teme la tempesta perfetta
La premier arriva ad affrontare la nuova guerra in Medio Oriente bloccata in una palude di interventi, compresa la riforma della giustizia. Ma il ricordo di quanto successo sui mercati nel 2022 non permette all’esecutivo di ignorare la situazione

di di Roberto Sommella 09/03/2026 21:00

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L’Economist ha centrato la drammaticità del momento con un semplice titolo: una guerra senza strategia. E Milano Finanza con la copertina del numero in edicola prova a dare una lettura di protezione a questo caos dilagante. Il nuovo conflitto nel Golfo, che ha già incendiato tutta l’area del Medio Oriente sotto i bombardamenti martellanti americani dell’Iran, avrà degli effetti peggiori delle battaglie contro Saddam Hussein?

E questo incendio si aggiungerà a quello perdurante in Ucraina per opera della Russia, a dimostrazione che le due potenze una volta in guerra fredda hanno deciso stavolta di passare alla fase calda? E questa combinazione di eventi esterni impatterà anche su chi guida i Paesi europei?

Giorgia Meloni in una strettoia diplomatica

Basta osservare l’andamento dei mercati e il timore evidente del governo di Giorgia Meloni di una rapida chiamata alle armi dell’Italia da parte del presidente Usa Donald Trump per capire che il momento è difficilissimo.

Il numero uno della Casa Bianca, in una conversazione col Corriere della Sera, è stato chiaro sulla postura del presidente del Consiglio italiano, la quale «cerca sempre di aiutare».

Tale intervento è diventato subito un caso politico e una strettoia diplomatica per la premier, che sta cercando di restare nel clan dei leader europei che hanno stigmatizzato l’intervento americano e allo stesso tempo non può permettersi distanze con la tessera numero uno del nazionalismo mondiale.

Nella palude degli interventi

Il capo dell’esecutivo si trova immobilizzata in una palude di interventi che sembrano inefficaci o addirittura spariti dai radar, dal decreto bollette a quello per la sicurezza fino al Piano casa, mentre prova a mettere la faccia sulla campagna referendaria sulla riforma della giustizia che ha registrato secondo alcuni sondaggi il superamento della vittoria del No sul Sì alle urne del 22 e 23 marzo. Inazione di governo, turbolenze interne alla maggioranza come sulla nomina del presidente della Consob al posto di Paolo Savona, una nuova guerra da affrontare con i suoi effetti sulle tasche degli italiani, possono diventare una tempesta perfetta per il governo, laddove perdesse davvero il referendum.

Le persone normali che non hanno incarichi di governo o poltrone di comando su cui sedersi cominciano invece a fare i primi calcoli su un possibile ritorno dell’inflazione e il già acclarato aumento della benzina.

Il conto militare per l’Italia

Il conto militare per il nostro Paese, come rivelato da MF-Milano Finanza di venerdì 6 marzo, è già di 380 milioni di euro, mentre quello dell’economia reale, secondo le stime sommarie della Cgia di Mestre, può raggiungere la somma di dieci miliardi di euro, ma anche solo metà sarebbe una cifra enorme, se gas e petrolio (sopra i 100 dollari) continueranno ad aumentare.

Per quanto attiene invece alla finanza, il momento è parimenti nervoso e lo dimostra il successo della nuova emissione di Btp Valore perché quel titolo significa rifugio sicuro. Seppure il passato non sia mai un buon indicatore di quello che succederà in futuro, la memoria del risparmiatore è il manometro che fa girare i mercati.

Un minaccioso déjà-vu

Proprio per questo, l’attacco di Usa e Israele all’Iran, con conseguente allargamento a macchia d’olio della crisi in tutta l’area mediorientale per via della risposta di Teheran a largo raggio, ha l’aria di un minaccioso déjà-vu. In particolare, ha ricordato Marco Capponi su questo giornale sabato 7 marzo, il blocco dello stretto di Hormuz che ha paralizzato le forniture di petrolio e gas facendo di riflesso impennare il prezzo delle materie prime (in una settimana quello del Brent è salito del 37,5%, quello del gas europeo di oltre il 70%), ha fatto tornare alla mente quanto accaduto proprio nel 2022.

Con la differenza che ora alla fine delle forniture di gas russo si potrebbero aggiungere difficoltà con gli approvvigionamenti da altri punti del pianeta a partire dai paesi del Medio Oriente come il Qatar. Una strozzatura dei rubinetti europei a tutto vantaggio del fornitore statunitense di shale gas, come sa bene il colosso italiano Eni.

Il precedente della guerra in Ucraina

Quattro anni fa l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia aveva bloccato il gas in Europa, portando a un picco dell’inflazione, che a sua volta aveva spinto le banche centrali ad alzare i tassi di interesse in modo rapido e violento e, nel più classico degli effetti domino, aveva fatto crollare a doppia cifra sia il mercato azionario sia quello obbligazionario. Un disastro, di cui si pagano ancora le conseguenze a livello di crescita. E che sembrano palesarsi di nuovo con la stessa successione.

La storia sembra ripetersi, anche se ci son ricette per proteggersi come racconta appunto l’inchiesta di copertina di Milano Finanza che indica un pacchetto di 26 azioni per questo periodo di forte incertezza. D’altronde lo scenario è turbolento. In sette giorni il Ftse Mib è sceso (si considera il total return) del 4,9%, l’Euro Stoxx 600 del 4,5%, lo spread è risalito sopra quota 75, il rapporto deficit-pil ha superato il 3% e anche il Dow Jones americano ha lasciato per strada più del 3,8%. In queste condizioni l’Italia ha bisogno di un governo in piene forze e non distratto da tanti fronti. (riproduzione riservata)