Guadagnare anche il 20% con la rotazione dei mercati: 10 azioni, 15 etf e tre portafogli per il secondo semestre
Guadagnare anche il 20% con la rotazione dei mercati: 10 azioni, 15 etf e tre portafogli per il secondo semestre
I gestori stanno ruotando i portafogli: meno AI e più titoli legati a finanza, industria e salute, con un'accelerazione sull'Europa. Ecco come sfruttare la tendenza secondo gli esperti 

di Marco Capponi ed Elena Dal Maso 10/07/2026 19:00

Ftse Mib
52.614,17 6.57.25

+0,44%

Dax 30
25.067,09 23.50.35

-0,20%

Dow Jones
52.637,01 15.55.56

+0,29%

Nasdaq
26.281,61 23.50.35

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Euro/Dollaro
1,1416 23.00.21

-0,24%

Spread
76,94 17.30.04

-1,26

Ogni sei mesi i gestori, in media, effettuano una profonda revisione dei portafogli. Lo abbiamo visto fra maggio e giugno, con i primi cali in borsa e gli scossoni ai titoli dell’AI e dei chip che hanno man mano perso terreno. Non tanto per le trimestrali deboli o le previsioni poco brillanti, piuttosto perché i conti erano davvero eccellenti e gli utili così oltre le attese degli analisti che i mercati hanno iniziato ad aver paura: il settore reggerà? Siamo certi che questo iperciclo di investimenti sull’intelligenza artificiale non sia arrivato al culmine? L’effetto di un tale timore traspare nei multipli del Kospi, l’indice della Corea del Sud, dominato da titoli come Samsung e SK Hynix: da inizio anno è balzato del 78% circa, ma il rapporto prezzo/utile atteso nel 2026 è di sole 8 volte. Questo perché i profitti corrono molto più dell’andamento dei titoli in borsa. Anche nei giorni scorsi abbiamo visto sessioni di vendite forti (i selloff) sulle azioni dell’AI, con più di qualche gestore che ha annunciato di aver alleggerito il portafoglio da questi titoli preferendo per esempio quelli cinesi, che viaggiano a multipli più bassi.

La tattica Halo

Nel frattempo, la profonda rotazione di portafoglio in atto ha visto spostare l’attenzione su settori come quello finanziario, industriale e della salute. Il primo beneficia dell’attesa di tassi più alti e in Italia, in particolar modo, dell’ondata di M&A bancario. Il secondo, in realtà si sta concentrando molto nell’ambito della difesa, attraversato da fusioni e acquisizioni in Europa e da sempre maggiori investimenti attesi, come emerso dall’ultimo vertice della Nato in Turchia. A seguire, il comparto dell’healthcare. All’interno di questa maxi rivisitazione dei portafogli, però, emerge anche un sotto tema importante: la ricerca di azioni europee da parte dei fondi per diversificare in un mercato non dominato dai titoli dell’AI. In merito, però, va chiarito un fatto: i portafogli non possono ignorare il macro trend del secolo, l’intelligenza artificiale sta già cambiando il mondo, bisogna vedere come investirci. Ed è questa la domanda che si sono posti gli strategist di Goldman Sachs, che hanno messo a punto un paniere di azioni per catturare la corsa dell’AI in un modo diverso: la banca d’affari americana punta su azioni con una forte esposizione a trend strutturali come elettrificazione, data center, infrastrutture energetiche, difesa e reti. Capital Intensive Europe è una strategia che seleziona le società europee con la più alta intensità di capitale (capital intensive). Il paniere ha reso il +13% da inizio anno e il +21% a un anno. In pratica, comprende aziende che devono investire grandi quantità di capitale (capex, cioè spese per investimenti) per sostenere e far crescere la propria attività.

La strategia rientra tra i cosiddetti Halo Themes. L'idea alla base dell'halo è interessante: Goldman Sachs ritiene che alcuni grandi megatrend generino un effetto alone (halo effect), ovvero benefici che vanno ben oltre le aziende direttamente coinvolte. Per esempio, l'intelligenza artificiale non favorisce soltanto Nvidia o i produttori di chip, ma anche tutte le società che costruiscono l'infrastruttura necessaria al suo sviluppo: reti elettriche, data center, sistemi di raffreddamento, cavi, componentistica, automazione, materiali e utilities. È proprio qui che si inserisce il paniere Capital Intensive Europe.

Dieci titoli in corsa

Nella tabella in pagina si trovano i primi dieci titoli per peso del paniere assieme al consenso degli analisti sul prezzo obiettivo e la possibilità di rialzo (upside) rispetto a quest’ultimo. In tal senso, i margini maggiori per correre li troviamo in Italia con Eni (upside del 19,4%, qui il titolo beneficia anche del ritorno della guerra Usa-Iran e del rialzo del petrolio) e con la tedesca Infineon Technologies (uspide del 19,4%), uno dei maggiori produttori mondiali di semiconduttori. Pur non progettando Gpu come Nvidia, Infineon è considerata una delle società europee che beneficiano indirettamente del boom dell'intelligenza artificiale. I data center hanno infatti bisogno di grandi quantità di energia e di sistemi efficienti per gestirla. E non a caso a seguire, come potenzialità di rialzo (12,8%), vi è StM, il principale produttore europeo di semiconduttori e uno dei leader mondiali nei chip per automotive, industria, elettronica di consumo e applicazioni legate all'intelligenza artificiale e all'efficienza energetica.

Il colosso olandese Asml ha invece un upside dell’11,7%. Di fatto, il gruppo non produce chip, ma realizza le macchine che consentono a clienti come Tsmc, Samsung, Intel, Micron e SK Hynix di incidere i circuiti sui wafer di silicio. Senza le sue tecnologie, i chip più avanzati per smartphone, AI e data center non potrebbero essere prodotti.

A scendere, il potenziale di rialzo di Air Liquide è del 7,1%. Si tratta di un gruppo francese, leader mondiale nella produzione e distribuzione di gas industriali, medicali e speciali, indispensabili per numerosi settori, dalla manifattura alla sanità, fino ai semiconduttori e all'intelligenza artificiale. Questo perché perché i produttori di semiconduttori e i data center necessitano di enormi quantità di gas ad altissima purezza. L’upside invece di Airbus è del 6,5%. In questo caso parliamo del maggiore gruppo aerospaziale europeo e uno dei principali produttori mondiali di aerei commerciali, elicotteri, velivoli militari, satelliti e sistemi spaziali. A seguire, col +4,2%, Equinor, uno dei principali fornitori di gas naturale del continente. Dopo la riduzione delle forniture russe, il gruppo ha assunto un ruolo strategico nella sicurezza energetica europea, rifornendo numerosi Paesi attraverso la rete di gasdotti che collega la Norvegia al continente.

L’upside di Rolls-Royce Holdings si ferma al +2,8%, è un gruppo britannico leader nella progettazione e produzione di motori aeronautici per l'aviazione civile e militare, oltre che di sistemi di propulsione per la difesa e la produzione di energia. Per quanto riguarda invece, Deutsche Post, il titolo ha già superato, anche se di poco, il target price previsto dagli analisti. Il gruppo tedesco opera con il marchio DHL ed è uno dei maggiori gruppi mondiali della logistica e delle spedizioni.

Il ruolo dell’Europa

Nella rotazione in atto può tornare ad avere un suo peso anche il Vecchio continente. Ma non per le ragioni che ipotizzavano gli analisti alla fine del 2025, cioè come un modo per allontanarsi dai rischi valutativi dell’intelligenza artificiale. Pur non avendo osservato una rotazione vera e propria verso l’Europa («il tema della tecnologia è troppo forte») Maria Paola Toschi global market strategist di Jp Morgan Am, pensa di utilizzare le borse europee come strumento di diversificazione in portafoglio.

«Paradossalmente la debolezza dell’Europa in campo AI può diventare un elemento positivo in un portafoglio diversificato», segnala la strategist. «Se è vero che comprando Stati Uniti o emergenti (soprattutto Corea e Taiwan, ndr) ci si espone ormai in modo massiccio alla catena del valore dell’AI, l’Europa diventa il vero elemento di diversificazione, perché gli investimenti del continente sono indirizzati principalmente verso difesa e infrastrutture».

Troppa offerta sul mercato

Marco Piersimoni, Co-Head of Multi Asset Euro di Pictet Asset Management, ricorda che in realtà «la prima rotazione è iniziata negli ultimi mesi del 2025 ed inizio 2026. Si è interrotta con la guerra in Iran: con la paura di un rinnovato scenario stagflazionistico, gli investitori si sono riversati sulla certezza degli utili AI». Ora però emergono segnali di nuova rotazione, innescati da tre fattori: «attese di crescita ancora solida, grazie anche alla normalizzazione del prezzo del petrolio, dubbi sulla monetizzazione dell’AI e dinamiche sul dollaro. Sono segnali che si stanno concretizzando, ma al momento sembrano meno solidi di quelli del 2025».

Piersimoni nota che è tornato l’interesse per settori meno esposti all’obsolescenza tecnologica: «la rotazione potrebbe avere ancora spazio, soprattutto all’interno degli Usa (small cap, titoli value, i ciclici)». Chiaramente a meno che non ritorni uno scenario di conflitto tra Usa ed Iran con impatti sulle strutture energetiche e tensione sui prezzi di petrolio e gas.

Quanto ai dubbi sulla monetizzazione dell’AI è interessante il punto di Roberto Rossignoli, Senior Portfolio Manager di Moneyfarm, sul tema cassa e debito. L’esperto nota infatti che il free cash flow aggregato degli hyperscaler (le grandi società tecnologiche che gestiscono enormi infrastrutture di cloud computing e data center su scala globale) è atteso azzerarsi intorno al terzo trimestre del 2026 e «Amazon dovrebbe chiudere l'anno in territorio negativo per la prima volta, tra circa -17 miliardi (stime Morgan Stanley) e -28 miliardi (Bank of America)». Di qui il ricorso massiccio ai mercati: da un lato, aggiunge l’esperto, emissioni investment grade record, verso i 2.250 miliardi, con la componente Ai/infrastrutturale in area 300-400 miliardi, dall'altro, aumenti di capitale come gli 80 miliardi di Alphabet. Il punto cruciale, ragiona Rossignoli, è che anche il fronte obbligazionario inizia a saturarsi: «per la prima volta dal 2022 l'offerta rischia di superare la domanda, i premi di collocamento si allargano e gli spread tech sottoperformano il resto del mondo del credito Investment Grade. A questi livelli il mercato fatica ad assorbire ulteriore carta, e la rotazione verso finanziari, sanità, industria ed Europa ne è la conseguenza».

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Gli Etf della rotazione

Chi volesse attuare un po’ di rotazione tattica del portafoglio ma senza scommettere su singoli titoli potrebbe optare per panieri diversificati. La tabella in pagina propone una selezione di Etf disponibili per investitori europei, ordinati per masse in gestione e focalizzati sui tre settori che stanno vivendo l’ondata più grande di afflussi nelle ultime settimane: finanza, industria e sanità.

Come si può notare dalla tabella, ogni categoria ha le proprie peculiarità. Tra i più grandi Etf sul settore finanziario spiccano quelli sulle banche europee: trainati da bilanci record e dalla stagione del consolidamento, questi prodotti rendono a tre anni anche più del 200%, e solo nell’ultimo mese – da quando la rotazione è di fatto stata rilevata – crescono anche del 12,5%. Gli Etf sull’industria, dal canto loro, mostrano una netta preponderanza del tema della difesa, che è protagonista dei tre comparti più grandi della categoria. Le performance di questi Etf sono molto variabili – decisiva è anche l’inclusione o meno del tema dell’aerospazio negli indici – ma arriva anche al 160% su un orizzonte triennale. Infine, la sanità: nell’ultimo mese i fondi-indice di categoria vanno da un minimo del 9% a un massimo del 18% di rendimento. Ma in questo caso la scelta è più varia: si va da panieri più ampi sull’healthcare globale, passando per i sotto-indici statunitensi, per arrivare alle scommesse più offensive sulle società biotecnologiche quotate al Nasdaq.

Più leader oltre i soliti noti

Nel portafoglio proposto in pagina la società di consulenza finanziaria indipendente Colazione a Wall Street Scf cerca di cavalcare un contesto in cui la rotazione viene interpretata come «allargamento della leadership di mercato che come abbandono definitivo del tech e del tema AI», spiega Francesco Casarella, fondatore e amministratore della società. Il portafoglio modello, composto al 50% da azioni, 45% da bond e 5% oro, va nella direzione di «cercare valore anche in aree rimaste più indietro, ma senza trasformarsi in una scommessa contrarian estrema».

L’Msci World (azioni globali dei mercati sviluppati) «resta il cuore del portafoglio, quindi non si rinuncia al mercato globale, ma intorno vengono inseriti satelliti coerenti con la rotazione: healthcare, real estate, Berkshire Hathaway, quindi finanziari, Cina». Il punto più interessante, secondo Casarella, «è che non si vende tutto il tech: Microsoft resta, ma con un peso controllato, Adobe e Pdd sono posizioni più tattiche, con valutazioni attraenti e fondamentali ancora robusti». In sintesi, conclude Casarella, «è una rotazione ragionata: meno concentrazione su Usa e AI, più ampiezza settoriale e geografica, ma senza mettersi contro il trend principale». (riproduzione riservata)