Presidente del consiglio, ministro degli esteri, commissario europeo. Paolo Gentiloni ha nel suo ruolino di marcia il dna giusto per interpretare il momento difficile che sta passando l’Unione. E, dopo la vittoria di Afd in Germania mette tutti in guardia. «L’unica scelta è rafforzare l’Europa, altrimenti i venti nazionalisti avranno il sopravvento», afferma in questa intervista esclusiva a Milano Finanza.
Risposta. La vittoria di Alternative fur Deutschland è un fatto enorme. Si tratta del primo partito nei sondaggi, sbaglia chi pensa che sia solo un partito dell’est.
R. Sì, anzi, nasce ad Ovest, per iniziativa di alcuni imprenditori tedeschi che si opponevano all’euro e alla supremazia del diritto europeo su quello nazionale, tanto da portare il tema davanti alla Corte Costituzionale.
R. Non è bastato perché Afd è un movimento che è nato sulle basi appena descritte e poi dopo si è molto rafforzato ad Est, nei sedici anni successivi alla sua fondazione, a seguito della scelta del governo di Angela Merkel di accogliere i profughi siriani. La lotta all’immigrazione ha fatto dell’Afd un partito nazionale.
R. In Sassonia Anhalt, tra l’altro, gli immigrati sono pochissimi, è il vento di protesta diffuso che deve impensierire tutti e vedremo tra dieci giorni cosa accadrà a Berlino e soprattutto nel Meclemburgo.
R. C’è una grande attenzione a livello europeo, perché sta iniziando un ciclo elettorale che coinvolgerà da qui al prossimo anno metà dei cittadini europei con sovranisti e nazionalisti di vario genere che si affacciano sulla scena politica, dalla Polonia alla Francia e alla Spagna per finire con l’Italia.
R. Infatti l’Unione deve preparare delle risposte che vadano in due direzioni. La prima è molto politica, non bisogna inseguire l’estremismo nazionalista sul suo terreno. C’e una solida maggioranza europeista al parlamento europeo. Aprire le porte a queste formazioni estreme le rafforza, non bisogna farlo. Afd sta appunto cercando subito una sponda in Germania nella Cdu.
R. Dobbiamo mostrare la forza europea e rendere l’Unione più integrata. Il mondo che abbiamo intorno a noi è nel caos, ci impone di difenderci e di stare uniti. Solo così si impedisce la crescita del nazionalismo. Se regge questo cordone sanitario, come stanno provando a fare in Germania, queste forze estremiste faranno fatica. Come è accaduto in Olanda e come è accaduto in Italia con Fratelli d’Italia che una volta andato al governo si è spostato su posizioni meno euroscettiche e più atlantiste. Tra l’altro l’economia europea va meglio del previsto, sarebbe sbagliato mollare.
R. Le sue reazioni appaiono timide. In Germania potrebbe accadere ciò che non è mai avvenuto dal dopoguerra ad oggi: un cambio di premier all’interno della Cdu e qualche esponente di quel partito ne sta già parlando.
R. Sì. E come è avvenuto in Italia nella legislatura in cui si sono alternati a Palazzo Chigi Enrico Letta, Matteo Renzi e il sottoscritto.
R. Sarebbe uno shock.
R. Credo sia più preoccupata di dare una linea all’Unione Europea, come cercherà di fare nel suo discorso sullo stato dell’Ue e di fortificare la sua unità.
R. Alcuni obiettivi del Green Deal erano probabilmente troppo ottimistici. Contenevano “clausole di revisione”, ma fissare dei limiti così stringenti all’inizio è stato uno svantaggio per le imprese. Attenzione però, al netto degli errori dell’Ue, la competizione cinese sarebbe comunque arrivata e non avere delle politiche per la transizione ecologica avrebbe solo peggiorato la situazione.
R. Dobbiamo chiederci come negoziare le nostre relazioni commerciali con la Cina, prima che il deficit con Pechino, già a quota 300 miliardi, diventi ancora più grande.
R. Bisogna combinare le barriere tariffarie, in alcuni settori inevitabili, con un atteggiamento flessibile sugli investimenti e sui possibili accordi sulle terre rare. La Cina sa che oggi l’Unione Europea ha interessi diversi dagli Stati Uniti. Ma dobbiamo dimostrare in concreto che siamo autonomi: si può e si deve negoziare con la Cina. Peccato, venendo all’Italia, che BYD abbia deciso di fare i suoi investimenti in Spagna.
R. Il riarmo tedesco è effettivamente un problema, saremmo ancora in tempo ad affrontarlo. Non possiamo immaginare che di fronte a tsunami mondiali come le guerre in Ucraina e Medio Oriente non ci sia una spinta ad armarsi. Quando sento che la Germania spenderà 190 miliardi di euro nel 2029 penso che è un’operazione da grande potenza militare mondiale. E L’Italia farebbe bene ad essere più decisa su questo fronte.
R. Il nostro Paese deve essere più allineato all’Europa perché l’unica condizione per la pace è proprio la difesa comune.
R. L’Italia è troppo alla finestra. Osservatore nel Board of Peace, osservatore nei Volenterosi per l’Ucraina, osservatore nel programma di difesa comune. Non è un ruolo adeguato. Mi appare un Paese un po’ svogliato, riluttante, che fatica ad aderire al programma Safe e al finanziamento comune della difesa. Abbandonata l’impostazione anti-europea e trumpiana mi pare che l’Italia sia rimasta a metà del guado.
R. Credo dal fatto che il governo Meloni cerca di far conciliare un’affinità ideologica con il movimento Maga con la necessità di affrontare le tensioni geopolitiche. Ma come si fa a coltivare l’affinità con gli Stati Uniti di Donald Trump avendo a che fare con l’annessione della Groenlandia o l’intervento in Iran e a Hormuz. La premier Giorgia Meloni tiene il piede in due staffe, questa ambiguità viene però messa a dura prova dalle posizioni sempre più radicali.
R. Dal punto di vista della finanza pubblica sicuramente la tenuta dei conti è stata positiva e questo equilibrio ha influito sul giudizio dei mercati che ora rispettano di più il Paese. Dall’altro lato, la prospettiva della crescita è molto più debole e ormai sotto la media europea. E pensare che nei tre anni dopo il Covid l’Italia era cresciuta molto di più degli altri Paesi.
R. La sfida del terrorismo islamico, quello di Al Qaeda e poi di Isis, è stata sconfitta. Ma il mondo che ha vinto oggi è dilaniato, il suo ordine messo in discussione dal Paese che lo aveva costruito. Non so se 25 anni dopo potremmo facilmente ripetere “siamo tutti americani”.
R. Le nostre banche hanno grandi potenzialità, se pensiamo appunto a dieci anni fa, la situazione è completamente cambiata in meglio. L’importante è che il governo resti neutrale qui e in generale in Europa. Non si devono ripetere errori come il Golden Power da noi e i veti del governo tedesco all’operazione di Unicredit su Commerzbank.
R. L’Italia ha sicuramente le qualità per concorrere a quella posizione e lo ha anche dimostrato in passato con un presidente come Mario Draghi. (riproduzione riservata)