A prima vista sembrano una coppia improbabile. Da una parte Jannik Sinner, il campione che ha costruito il proprio tennis sulla disciplina e sul controllo. Dall’altra una Ferrari V12 da 830 cavalli capace di sfiorare i 9.500 giri. Poi si guarda meglio. E quell’apparente ossimoro smette di esserlo. Anzi, racconta qualcosa del numero uno del mondo che forse il suo tennis aveva già lasciato intuire.
Ma il punto interessante è un altro. Non è che Sinner guidi una Ferrari. Sarebbe quasi scontato per uno degli sportivi più ricchi e riconoscibili del pianeta. È la Ferrari che ha scelto a raccontare qualcosa del suo carattere. Perché la 812 Competizione non è la Ferrari più facile da comprare, né quella più comoda da vivere, tantomeno quella che si sceglie per essere fotografati davanti all’Hôtel de Paris.
È una vettura per appassionati. E intenditori. Quando Ferrari la presenta parla esplicitamente di un modello destinato a «un ristretto gruppo di appassionati e conoscitori del Cavallino Rampante». La definisce come la massima espressione della berlinetta a motore anteriore e un concentrato di soluzioni tecniche sviluppate per aumentare il piacere di guida prima ancora delle prestazioni assolute.
Sotto il lungo cofano vive infatti uno degli ultimi grandi V12 aspirati di Maranello. Nessun turbo. Nessun compromesso. Sei litri e mezzo di cilindrata, 830 cavalli e una zona rossa che arriva a 9.500 giri al minuto. Numeri che raccontano un’epoca dell’automobile destinata difficilmente a tornare. La 812 Competizione continua a mettere al centro il gesto più antico dell’automobile: un dodici cilindri aspirato che sale di giri con una progressione quasi motociclistica, accompagnato da un sound che Ferrari ha difeso perfino dopo l’introduzione del filtro antiparticolato, riprogettando completamente lo scarico per preservarne il timbro. Parafrasando la scheda tecnica di Ferrari.
Anche il design racconta la stessa filosofia. Le aperture sul cofano, le superfici scolpite, l’aerodinamica attiva. Ogni elemento nasce per raffreddare il motore, aumentare il carico aerodinamico o migliorare la precisione in pista. È una Ferrari che sembra scolpita dal vento più che dalla matita di un designer.
In fondo esiste un curioso parallelismo con il tennis di Sinner. Entrambi sembrano interessati alla sostanza.
Il numero uno del mondo non costruisce il proprio gioco sull’istrionismo o sull’esibizione tecnica. Vince attraverso ripetizione, precisione e una ricerca quasi ossessiva dell’efficienza. La 812 Competizione segue la stessa logica: non nasce per stupire il pubblico di Montecarlo, ma per regalare al guidatore un’esperienza meccanica difficilmente replicabile. Può sembrare un ossimoro vedere il tennista più razionale della sua generazione al volante di una Ferrari da 830 cavalli. In realtà è probabilmente la Ferrari più coerente che avrebbe potuto scegliere. Perché, proprio come il suo tennis, sotto una superficie apparentemente composta nasconde una quantità impressionante di tecnica, disciplina e carattere. (Riproduzione riservata)