La Fed tiene i tassi fermi. Che cosa accadrà ora? L'analisi di Pimco
La Fed tiene i tassi fermi. Che cosa accadrà ora? L'analisi di Pimco
I money manager dell’investment bank Usa si aspettano un allentamento graduale del costo del denaro, a fronte di un’economia solida e un mercato del lavoro stabile

di Giulia Venini 29/01/2026 14:02

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Dopo la decisione della Banca Centrale Usa di mantenere i tassi di interesse invariati, Pimco prevede una fase di stabilizzazione, con la Fed che ora dovrebbe procedere a un allentamento graduale dei tassi di interesse. 

Una politica più stabile

Nei giorni antecedenti al meeting del 28 gennaio, quasi tutte le posizioni dei membri del board Fed erano allineate su questo approccio, motivato, sostiene Tiffany Wilding, economista di Pimco, dal «solido slancio economico», dalla «maggiore stabilità del mercato del lavoro» e da un «allentamento delle pressioni inflazionistiche». Gli unici detrattori della linea neutrale sono stati il governatore Christopher Waller, a favore di quarto di punto di taglio, e l’omologo Stephen Miran, considerato da molti esperti un cavallo di Troia del presidente Donald Trump all’interno del Fomc.

Ma alla fine la Fed ha mantenuto i tassi in un intervallo tra il 3,5% e il 3,75%, dopo una riduzione di 75 punti base nelle tre riunioni precedenti. Il motivo è semplice: non c’è urgenza, come ha fatto trasparire il presidente Jerome Powell dal suo discorso. Su questa falsariga Pimco si aspetta che la Banca «rimarrà in attesa fino alla fine dell’anno».

L’andamento dell’inflazione

Prima di tutto, Pimco prevede un allentamento dell’inflazione. Tra i motivi, l’implementazione e gli investimenti nell’AI e il rallentamento dei prezzi legati ai dazi, fattori collegati tra loro in una relazione causa-effetto: «i cambiamenti nella politica statunitense e i costi legati ai dazi» hanno «provocato un’impennata nell’adozione e negli investimenti nell’intelligenza artificiale, poiché le aziende hanno difeso aggressivamente i propri margini».

L’aggiustamento causato dai dazi è ricaduto più sul lavoro che sui prezzi. L’inflazione quindi non è esplosa perché una parte dei costi è stata «pagata» dai lavoratori (meno aumenti salariali, mercato del lavoro più debole) invece che dai consumatori.

Il ruolo del mercato immobiliare

A sostenere la disinflazione è ancora l’andamento del mercato immobiliare: meno nuclei familiari e più abitazioni multifamiliari indeboliscono la domanda di affitti e portano all’aumento dell’offerta di alloggi. Il canone dei nuovi contratti di locazione è sceso sotto l’Oer (che stima quanto un proprietario pagherebbe per affittare la propria casa), portandolo in linea con la misura più ampia dell’indicatore. (riproduzione riservata)