Usa, Fed non taglia i tassi di interesse. Il governatore Powell: economia solida, ma attenzione al debito
Usa, Fed non taglia i tassi di interesse. Il governatore Powell: economia solida, ma attenzione al debito
Due governatori hanno espresso dissenso, preferendo un taglio di un quarto di punto. La decisione arriva in un momento cruciale della banca centrale. 

di Mario Olivari 28/01/2026 20:29

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La Fed mantiene il costo del denaro invariato per la prima volta da Luglio. In un contesto di instabilità politica interna e di rischio per l’indipendenza, i funzionari della Fed hanno mantenuto il tasso di interesse di riferimento tra il 3,5% e il 3,75%, dopo tre tagli consecutivi dei tassi alla fine dello scorso anno. Due governatori hanno espresso dissenso, preferendo un taglio di un quarto di punto.

L’ultima decisione della Fed sui tassi arriva in un momento cruciale della storia della banca centrale, proprio quando la Corte Suprema esamina un caso con implicazioni significative per l'indipendenza della Fed. Lo stesso presidente Jerome Powell ha respinto le minacce dell’amministrazione Trump contro l’indipendenza della Fed all’inizio di questo mese in un video senza precedenti, in cui affermava che l’inchiesta a suo danno fosse un «pretesto» per intimidire la banca centrale e spingerla a tagliare i tassi a piacimento del presidente.

Revisione del passaggio su mercato del lavoro e crescita economica

Nel comunicato diffuso al termine della riunione, la banca centrale ha rivisto al rialzo la propria valutazione sull’andamento dell’attività economica, definendo la crescita «solida» anziché «moderata», dopo il forte rimbalzo del pil nel terzo trimestre e in vista di un quarto trimestre atteso ancora robusto.

Discorso analogo per il mercato del lavoro. Nel comunicato di dicembre, con cui la Fed aveva annunciato un taglio dei tassi di 25 punti base, si leggeva che «la crescita dell’occupazione ha rallentato nel corso dell’anno e il tasso di disoccupazione è aumentato gradualmente fino a settembre», aggiungendo che «i rischi al ribasso per l’occupazione sono aumentati negli ultimi mesi».

Nella nota di questo mese, dopo la decisione di lasciare i tassi invariati, il passaggio è stato modificato in «la crescita dell’occupazione è rimasta contenuta e il tasso di disoccupazione ha mostrato alcuni segnali di stabilizzazione». È inoltre scomparso il riferimento all’aumento dei rischi al ribasso per l’occupazione, sostituito da una formulazione più neutra: «Il Comitato resta attento ai rischi su entrambi i fronti del suo duplice mandato».

Powell ha spiegato che le modifiche riflettono i nuovi dati emersi, pur invitando alla cautela: «Non darei a questi cambiamenti un peso eccessivo».

Politica monetaria e tassi di interesse

Le variazioni dei tassi di interesse richiedono tempo per trasmettersi all’economia reale, talvolta anche diversi mesi. Per questo motivo, ha dichiarato Powell, «alcuni membri votanti del comitato hanno probabilmente ritenuto opportuno attendere e valutare gli effetti delle decisioni precedenti», prima di approvare un nuovo taglio del costo del denaro.

Inoltre l’inflazione, ha continuato il numero uno della Fed, «resta su livelli elevati». Un allentamento della politica monetaria può infatti alimentare le pressioni sui prezzi, poiché la riduzione del costo del credito aumenta il potere di spesa di famiglie e imprese.

Inflazione e dazi

Powell ha poi affrontato il tema dei dazi, sottolineando che la gran parte del trasferimento sui prezzi al consumo degli aumenti tariffari introdotti nell’ultimo anno è ormai prossima all’esaurimento.

«L’aspettativa è che gli effetti dei dazi sui prezzi dei beni raggiungano un picco e poi inizino a ridursi, a condizione che non vengano introdotti nuovi aumenti tariffari significativi. È questo lo scenario che ci attendiamo nel corso dell’anno», ha dichiarato Powell.

Il presidente della Fed ha ribadito, come già fatto in più occasioni, di considerare i dazi come un fattore di aumento dei prezzi una tantum, e non come una dinamica in grado di alimentare un incremento persistente dell’inflazione.

Questioni istituzionali e commenti sul dollaro

Powell è stato criticato dal segretario al Tesoro, Scott Bessent, per aver assistito la scorsa settimana alle arringhe orali presso la Corte Suprema. Il caso riguarda la questione se il presidente Donald Trump avesse l’autorità legale di rimuovere dall’incarico la governatrice della Fed Lisa Cook per presunte - ma non dimostrate - irregolarità legate a frodi sui mutui.

Powell ha difeso la propria decisione di presenziare all’udienza, definendo il procedimento «forse il caso legale più importante nei 113 anni di storia della Federal Reserve». «Riflettendoci, mi è sembrato che sarebbe stato difficile spiegare perché non avessi partecipato», ha aggiunto.

Su altri temi, Powell ha evitato di commentare un video in cui rispondeva a Trump e non ha ancora deciso se rimarrà o meno governatore della Fed. Sul dollaro, ha ribadito che la banca centrale non interviene con commenti sul cambio, in quanto non è di sua competenza.

Scenario macro e mercato immobiliare

Le aspettative di inflazione a breve termine stanno scendendo e i rischi legati a inflazione e mercato del lavoro appaiono in calo.

Sul fronte del debito pubblico, Powell ha osservato che il livello complessivo è sostenibile, ma che il percorso seguito dal governo è insostenibile, con deficit molto elevati.

Il numero uno uscente della Fed ha anche richiamato l’attenzione sui segni di debolezza del mercato immobiliare. «Gli indicatori disponibili suggeriscono che l’attività economica continua a espandersi a un ritmo solido. I consumi si sono dimostrati resilienti e gli investimenti fissi delle imprese hanno proseguito la loro crescita», ha affermato Powell. «Al contrario, l’attività nel settore immobiliare resta debole». (riproduzione riservata)