La Fed lancia l’allarme: con la guerra in Medio Oriente rischi elevati per inflazione e mercato lavoro
La Fed lancia l’allarme: con la guerra in Medio Oriente rischi elevati per inflazione e mercato lavoro
La banca centrale americana adotta un approccio flessibile per gestire i rischi inflazionistici e occupazionali legati al conflitto in Medio Oriente, mantenendo invariati i tassi di interesse per la seconda volta consecutiva

di Chiara Barlocco (Mf Newswires) 09/04/2026 12:00

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La Federal Reserve dovrebbe adottare un approccio «flessibile» nell’adeguare la politica monetaria, alla luce dei rischi «elevati», al rialzo per inflazione e al ribasso per l’occupazione, derivanti dal conflitto in Medio Oriente. È quanto emerge dai verbali della riunione del Fomc del 17-18 marzo.

Le proiezioni continuano a vedere un taglio nel 2026

Nel corso della riunione di marzo, la Fed ha mantenuto invariato il tasso di riferimento nell’intervallo tra il 3,5% e il 3,75% per la seconda volta consecutiva, a causa dell'incertezza legata alla guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran. Tuttavia, le proiezioni economiche continuano a vedere un abbassamento dei tassi nel 2026.

«Alla luce dell’elevato grado di incertezza economica, i partecipanti hanno sottolineato l’importanza di essere flessibili e pronti nell’adattare l’orientamento della politica monetaria in risposta ai dati in arrivo, all'evoluzione delle prospettive e al bilanciamento dei rischi», si legge nei verbali. «Molti partecipanti ritenevano che, con il tempo, sarebbe probabilmente diventato appropriato ridurre l’intervallo obiettivo per il tasso sui federal funds, qualora l’inflazione fosse diminuita in linea con le aspettative». Alcuni membri del Comitato hanno tuttavia posticipato «più avanti nel tempo» le loro attese su un eventuale allentamento della politica monetaria.

Fomc avverte, rischio «elevato» per inflazione e mercato del lavoro

«La grande maggioranza dei partecipanti ha ritenuto che i rischi al rialzo per l’inflazione e quelli al ribasso per l’occupazione fossero elevati, osservando inoltre che tali rischi sono aumentati a seguito degli sviluppi in Medio Oriente», evidenziano i verbali.

«Molti partecipanti hanno evidenziato il rischio che l’inflazione possa restare elevata più a lungo del previsto a causa di un aumento persistente dei prezzi del petrolio, il che potrebbe richiedere rialzi dei tassi per riportare l’inflazione all’obiettivo del 2% e mantenere ben ancorate le aspettative di lungo periodo», riportano i verbali. «I partecipanti prevedono che, con una politica monetaria adeguata, l’inflazione tornerà gradualmente verso il 2% una volta esauriti gli effetti dell’aumento dei dazi e dei prezzi energetici», concludono i funzionari. (riproduzione riservata)