Alle 18 borse Usa continuano al rialzo, proseguendo il rally alimentato martedì dalle speranze di una riapertura dello Stretto di Hormuz, che aveva portato i tre principali indici a registrare il maggiore guadagno giornaliero degli ultimi dieci mesi. Il Nasdaq guida i rialzi e balza di oltre l’1,6%, seguito dall’S&P500 (+1,1%) e dal Dow Jones (+0,8%).
Il listino tecnologico viene supportato dal rimbalzo dei titoli delle memorie Ram, iniziato ieri dopo due settimane borisistiche di rintracciamento. Tra questi Western Digital, Micron, Seagate Technology e Sandisk sono in rialzo di oltre l’8% e si collocano anche tra i principali rialzi dell’S&P500.
Bene anche Intel, che balza di circa il 10% dopo aver siglato un accordo da 14,2 miliardi di dollari con Apollo Global Management per riacquisire il controllo esclusivo della sua Fab 34, un impianto di produzione di semiconduttori avanzati che si trova in Irlanda. Il rialzo della partecipata statale Usa sostiene l’intero comparto dei semiconduttori, con le azioni di Nvidia (+1,7%), Amd (+4,9%) e Broadcom ampiamente in rialzo.
L’oro avanza del 2,4% a 4.778 dollari l’oncia e sostiene le quotazioni di titoli minerari come Freeport McRoan (+4,8%), Newmont (+5,9%), Barrick Mining (+4,1%) e Novagold Resources (+7,3%). Il petrolio Brent, in calo dell’1,6% poco più di 102 dollari al barile, fa l’effetto opposto ai titoli petroliferi: Marathon Petroleoum (-3,6%), Devon Energy (-3,6%), Chevron (-4%), Occidental Petroleoum (-4%) e Exxon Mobil (-4,5%) si classificano tra i peggiori ribassi dell’S&P500.
Crollo di quasi il 15% per Nike, dopo che la società ha avvertito dell’arrivo di un calo delle vendite, segnalando che il piano di rilancio potrebbe già incontrare difficoltà.
Lato macro, le fabbriche tornano a temere una nuova accelerazione dell’inflazione. L’Institute for Supply Management (Ism) ha reso noto mercoledì che il suo indice sull’attività manifatturiera è salito a 52,7 a marzo, dai 52,4 di febbraio. Un valore superiore a 50 indica espansione del settore. I dettagli del rapporto, tuttavia, offrono un quadro meno rassicurante. L’aumento dell’indice manifatturiero è dovuto in gran parte alla forte crescita di una delle sue componenti, l’indice delle consegne dei fornitori dell’Ism.
Si tratta però di un indicatore invertito: quando le consegne rallentano, il valore dell’indice aumenta. In condizioni normali consegne più lente segnalano un aumento della domanda. Nel contesto attuale, però, potrebbero pesare maggiormente le interruzioni legate alla guerra con l’Iran.
Ancora più preoccupante è l’accelerazione delle pressioni sui prezzi. L’indice dei prezzi dell’Ism è balzato di 7,8 punti, a quota 78,3, il livello più alto da giugno 2022, quando i problemi nelle catene di approvvigionamento e la guerra della Russia in Ucraina stavano facendo impennare i costi.
I listini vengono supportati dalle dichiarazioni del presidente Trump, che ha affermato che gli Stati Uniti lasceranno presto l’Iran. Il Nasdaq guida i guadagni e avanza dello 0,5%, seguito da S&P500 (-0,3%) e Dow Jones (-0,3%). Il mercato si mantiene tuttavia volatile, con l’indice Vix che si attesta poco sopra quota 25 punti, in quanto l’incertezza sul conflitto è ancora alta.
Trump ha dichiarato che gli Usa lasceranno l’Iran entro due o tre settimane e che non è necessario un accordo perché ciò avvenga. Alle 3:00 ora italiana terrà un «importante aggiornamento» sulla situazione a Teheran. A seguito degli sviluppi i future sul petrolio Brent erano scesi sotto i 100 dollari al barile, ma al momento sono in calo del 2,1% a 101,7 dollari.
Tuttavia, nel frattempo, sussiste ancora non trascurabile di escalation nella regione. Secondo quanto riprotato dal Wall Street Journal, gli Emirati Arabi Uniti si starebbero preparando ad aiutare gli Usa e altri alleati ad aprire con la forza lo Stretto di Hormuz. Inoltre, recentemente Trump ha dispiegato ulteriori truppe statunitensi e una terza portaerei in Medio Oriente.
In precedenza, il capo della commissione parlamentare per la sicurezza nazionale iraniana aveva dichiarato che l’accesso al Golfo Persico sarebbe stato soggetto a nuove condizioni stabilite dall’Iran, affermando: «Lo Stretto di Hormuz sarà certamente aperto, ma non per voi !».
Nel mercato obbligazionario, il rendimento del Treasury con scadenza a dieci anni è in lieve rialzo di 1 punto base al 4,33%, mentre il Dollar Index si deprezza dello 0,5% contro un paniere composto da euro, yen, sterlina e altre valute dei Paesi sviluppati.
Lato macro, secondo quanto riportato dal dipartimento del Commercio, le vendite al dettaglio a febbraio - che misurano la spesa nei negozi, online e nei ristoranti - sono aumentate dello 0,6% rispetto al mese precedente, superando le previsioni che si attestavano allo 0,5%. Le vendite al dettaglio di gennaio sono state inoltre riviste al ribasso, registrando un calo dello 0,1%, rispetto alla precedente stima di un calo dello 0,2%.
Ecco cinque titoli da monitorare nel corso della seduta.
Le azioni del gruppo di abbigliamento sportivo sono crollate del 13% in avvio di seduta, dopo che la società ha avvertito dell’arrivo di un calo delle vendite, segnalando che il piano di rilancio potrebbe già incontrare difficoltà.
Il titolo della società di arredamento per la casa Rh cade di poco più del 20% dopo che gli utili sono risultati nettamente inferiori alle stime degli analisti. Il gruppo ha indicato tra i fattori negativi i dazi doganali e il maltempo, prevedendo inoltre un calo dei ricavi nel primo trimestre.
Diversi robotaxi Apollo Go del colosso tecnologico cinese si sono bloccati nel traffico a Wuhan martedì sera, riaccendendo i dubbi sulla sicurezza dei veicoli a guida autonoma della società. Nonostante ciò, il titolo sale dell’1% al Nasdaq.
La società del settore alimentare pubblicherà i risultati trimestrali nei pressi dell’apertura di Wall Street. Le azioni della società aprono a -0,8%.
Come l’omologa Cal-Maine Foods, anche Conagra Brands pubblicherà i conti a ridosso dell’apertura dei mercati. Il titolo cede oltre il 2,3% in avvio di seduta. (riproduzione riservata)