Wall Street frena nel finale ma chiude comunque in rialzo: Dow Jones +0,7%, S&P500 +0,5%, Nasdaq +0,8%. a rovinare parzialmente la festa è arrivato il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, che ha dichiarato: «Al momento, la nostra politica è quella di continuare la resistenza e non sono stati avviati negoziati» con gli Stati Uniti.
Alle 17:30 Wall Street riduce i guadagni dell’apertura: il Nasdaq, sostenuto dai semiconduttori, avanza dello 0,7% e guida i rialzi, seguito S&P500 e Dow Jones, entrambi in verde dello 0,5%.
Il comparto dei chip si configura come la nota positiva della seduta, con le azioni di Super Micro computer (+7,6%), Amd (+6,6%) e Intel (+7,5%) che si collocano tra i maggiori rialzi dell’S&P500. Bene anche Nvidia, che guadagna più del 2%, mentre Broadcom è in lieve rialzo dello 0,6%. Il recupero dell’oro, in rialzo dell’1,8%, sostiene le quotazioni dei titoli minerari come Newmont (+4,4%), Novagold (+1,7%) e Barrick Mining (+4,4%).
Male invece i titoli legati alla produzione delle memorie Ram, che si collocano tra i peggiori performer dell’S&P500. Tra questi, Micron, Seageate Technology e Sandisk perdono più del 4,5%, mentre Western Digital è in ribasso del 3,9%.
L’S&P500 avana dell’1,1%, il Nasdaq balza dell’1,3% e il Dow Jones guadagna l’1,1%. I prezzi del petrolio hanno registrato un brusco calo, grazie alle caute speranze del mercato che il conflitto in Medio Oriente possa avvicinarsi a una soluzione diplomatica. I mediatori stanno lavorando per organizzare un incontro tra Usa e Iran entro giovedì, anche se le posizioni delle due parti restano ancora distanti.
Washington ha trasmesso a Teheran un piano in 15 punti per porre fine alla guerra, che includerebbe lo smantellamento dei principali siti nucleari iraniani e la piena riapertura dello Stretto di Hormuz. L’Iran ha però avanzato richieste altrettanto onerose, tra cui la chiusura di tutte le basi militari statunitensi nel Golfo e risarcimenti per gli attacchi subiti. Nel frattempo gli Stati del Golfo stanno esercitando pressioni sul presidente Donald Trump affinché prosegua le operazioni militari.
Nonostante l’incertezza su un eventuale cessate il fuoco e su una possibile soluzione della crisi energetica, i mercati hanno reagito positivamente ai primi segnali di dialogo: i future sul Brent (-5%), benchmark internazionale del greggio, sono tornati sotto la soglia dei 100 dollari al barile, mentre i contratti sul gas naturale europeo hanno ceduto circa l’8%. L’oro vanza del 2% e i rendimenti sono in lieve calo.
Ecco cinque titoli da monitorare nel corso della seduta.
La società madre di Temu ha chiuso l’ultimo trimestre del 2025 con un utile in calo, mentre la piattaforma cinese di e-commerce continua a risentire della forte concorrenza. Il gruppo ha comunque indicato che i ricavi sono cresciuti del 12%. Il titolo guadagna l’1,4% nelle contrattazioni di apertura.
Il produttore sudcoreano di chip di memoria prevede di quotarsi negli Usa nel corso dell’anno per raccogliere capitali destinati a sostenere la domanda legata allo sviluppo dell’intelligenza artificiale. Le azioni scambiate a Seul sono salite di oltre il 50% dall’inizio dell’anno e all’apertura di Wall Street guadagnano lo 0,9%.
Il costruttore statunitense di abitazioni ha rivisto al ribasso le previsioni per l’esercizio fiscale, citando le persistenti difficoltà del mercato immobiliare. Il titolo ha perso terreno all’apertura dei mercati, cedendo l’1,2%.
Le azioni della maggiore società mineraria aurifera al mondo avanzano nel 4%, sostenute dal rialzo di oltre il 2% dei prezzi dell’oro.
Una giuria del New Mexico ha stabilito martedì che il gruppo proprietario di Facebook e Instagram è responsabile per non aver adeguatamente protetto i minori dai rischi online. Il titolo avanza dell’1,1% in avvio di seduta.(riproduione riservata)