Le borse Usa chiudono la seduta in calo a causa del persistere dell'incertezza relativa al conflitto in Medio Oriente e del rialzo dei prezzi del petrolio. Il Dow Jones cede lo 0,25%, il Nasdaq arretra dello 0,93% e l’S&P500 perde lo 0,61%. Il Brent, riferimento globale del greggio, è salito dell'1,3% a 100,32 dollari al barile. Il Wti, benchmark statunitense, ha guadagnato il 1,4% a 96,59 dollari. Entrambi sono in rialzo da quattro settimane consecutive.
Nel corso della giornata i prezzi del greggio avevano inizialmente perso terreno dopo che gli Usa hanno consentito ad alcuni Paesi di acquistare petrolio russo già in navigazione, nonostante le sanzioni. Secondo i dati del provider Kpler, in mare si trovano circa 121 milioni di barili di greggio russo, un volume pari a circa cinque o sei giorni delle forniture che normalmente transitano attraverso lo Stretto di Hormuz.
Il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha affermato che gli Usa stanno lavorando per rendere nuovamente sicuro il passaggio nello Stretto di Hormuz, senza però precisare come verrà ripristinato il flusso dei traffici commerciali. Gli analisti prevedono tuttavia turbolenze più durature sul mercato.
Nel pomeriggio un giudice federale ha annullato due citazioni in giudizio emesse dal dipartimento di Giustizia nei confronti della Fed, consegnando una vittoria alla banca centrale e infliggendo un duro colpo all'indagine penale condotta dalla procuratrice federale Jeanine Pirro sul presidente della Fed Jerome Powell.
Nel frattempo il pil degli Usa è cresciuto dello 0,7% nell’ultimo trimestre, secondo l’ultima stima ufficiale, un dato ben inferiore alle attese degli economisti. Il dollaro si è rafforzato moderatamente.
I due panieri cedono ripetitivamente lo 0,8 e lo 0,4%, zavorrate dall’andamento dei titoli del software e dei semiconduttori. Il Dow Jones resta in rialzo frazionale dello 0,05%.
Sul fronte dei software, emblematico è l’andamento delle azioni di Adobe, in ribasso del 6,5% dopo che i ricavi legati all’AI della società hanno deluso il mercato. La notizia ha contagiato gran parte del comparto e gli investitori hanno venduto titoli come Salesforce (-3,4%), Intuit (-0,7%), Microsoft (-1,4%) e Oracle (-2,4%) e Palantir (-2%). Per quanto riguarda i semiconduttori, il mercato ha venduto le azioni di Broadcom (-3,1%), Amd (-1,8%) e Nvidia (-0,9%).
Il lieve rimbalzo delle azioni di private credit e il rialzo dei titoli legati alle memorie Ram sono la nota positiva della seduta. Tra le prime spiccano Blackstone (+4,2%), Blackrock (+1%), Blue Owl Capital (+1,7%) e Apollo Global Management. In parallelo, i titoli di Micron (+3,7%), Sandisk (+3,2%) e Western Digital (+3,1%) si configurano come i maggiori rialzi dell’intero S&P500.
Sul versante del conflitto in Medio Oriente, il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha dichiarato che gli Usa stanno lavorando per liberare lo Stretto di Hormuz, ma non ha specificato come intendano ripristinare il flusso commerciale. Gli analisti del settore petrolifero interpellati dal Wall Street Journal prevedono tuttavia sconvolgimenti di durata maggiore.
I listini sono alleggeriti dal rintracciamento del petrolio sotto quota 100 dollari al barile, innescato dalla decisione statunitense di consentire ad alcuni Paesi di comprare il greggio russo soggetto a sanzioni. Nello specifico, il Nasdaq guadagna lo 0,4%, l’S&P500 avanza dello 0,5% e il Dow Jones è in positivo dello 0,8%.
I prezzi del petrolio sono tornati sotto la soglia dei 100 dollari al barile dopo che gli Usa hanno autorizzato l’acquisto di petrolio e prodotti petroliferi russi che risultavano «bloccati» in mare o già caricati sulle navi entro il 12 marzo nel tentativo di evitare una crisi energetica. Secondo dirigenti del settore, circa 124 milioni di barili di petrolio russo si trovano attualmente in mare: un volume equivalente a cinque o sei giorni delle forniture che normalmente transitano attraverso lo Stretto di Hormuz. A seguito della notizia, il Brent cede il 2,6% a 96,5 dollari al barile, mentre il petrolio Wti arretra del 2,2% a 93,7 dollari al barile.
Il segretario del Tesoro Scott Bessent ha dichiarato che gli Usa stanno pianificando di far scortare le navi commerciali attraverso lo Stretto di Hormuz dalla Marina quando le condizioni lo permetteranno. Tuttavia, gli analisti del settore petrolifero prevedono un periodo di instabilità più prolungato. Se la guerra dovesse continuare, lo Stretto probabilmente rimarrà paralizzato. Secondo quanto riferito da commercianti di petrolio e armatori al Wall Street Journal, attualmente meno di un milione di barili al giorno attraversano lo stretto, perlopiù a bordo di petroliere controllate da Cina e Russia. Un dato che si confronta con i 20 milioni di barili al giorno registrati in tempi normali.
Tra le singole azioni, oltre al comparto petrolifero, il settore del momento è quello dei fertilizzanti. Il mercato sta scommettendo che i produttori di statunitensi possano conquistare quote di mercato mentre la produzione mediorientale è bloccata e che il loro accesso a gas naturale a prezzi inferiori rispetto alla concorrenza aumenterà i loro margini di profitto.
Cf Industries, azienda produttrice di fertilizzanti azotati,si configura come uno dei titoli azionari più performanti dell’anno, con un balzo di circa il 76% da inizio anno. Le azioni, che giovedì 12 marzo hanno aggiornato i massimi storici, dopo il forte rialzo di giovedì, aprono in ribasso del 5%. Altri titoli del settore come Mosaic e Nutrien, che aprono in flessione del 4,5% e dello 0,2%, sono in rialzo di oltre il 30% e il 36% da inizio anno.
Il mercato obbligazionario, che negli ultimi giorni ha fiutato l’impatto sull’inflazione e ha richiesto il pagamento di cedole più alte, mostra segni di stabilizzazione: il rendimento del Treasury decennale è in lieve calo di 1,6 punti base ma si mantiene al di sopra del 4,2%. Nel mercato valutario, il dollaro continua a essere comprato in ottica di bene rifugio. Il Dollar Index si apprezza dello 0,26%, superando quota 100 e sfidando i massimi di novembre 2025.
Ecco cinque titoli da monitorare nel corso della seduta.
Il gruppo software ha annunciato che il ceo di lungo corso Shantanu Narayen lascerà l’incarico dopo la nomina di un nuovo leader. La società ha registrato un aumento delle vendite trimestrali, ma i ricavi legati all’AI hanno deluso le aspettative del mercato. Il titolo cede circa il 7,4% in avvio di seduta.
Il rivenditore di cosmetici e profumi prevede una crescita annuale più lenta e ha diffuso una guidance sugli utili per azione inferiore alle attese. Le azioni scendono di circa più del 9% al suono della campanella.
Il gruppo della cybersecurity ha registrato un incremento del 20% del fatturato trimestrale, ma ha riportato una perdita più ampia. Il titolo arretra dell’1% all’apertura di Wall Street.
La casa madre di Facebook e WhatsApp ha rinviato il lancio del suo nuovo modello di intelligenza artificiale, secondo quanto riportato dal New York Times. Il titolo perde quasi il 3% nei primissimi minuti di contrattazione.
Il costruttore di case ha registrato un calo dei ricavi trimestrali, penalizzato dal difficile contesto del mercato immobiliare che ha pesato sui prezzi di vendita. Tuttavia il titolo avanza del 2,2%. (riproduzione riservata)