La diretta da Wall Street | Le borse Usa chiudono in rosso, Nasdaq -1,5%. Powell lascia i tassi invariati, sale il petrolio
La diretta da Wall Street | Le borse Usa chiudono in rosso, Nasdaq -1,5%. Powell lascia i tassi invariati, sale il petrolio
Il presidente della Fed precisa che è ancora presto per valutare l’impatto complessivo della guerra. L’Iran minaccia conseguenze incontrollabili perché Israele ha colpito il  giacimento di gas di South Pars, il più grande del mondo

di Mario Olivari 18/03/2026 14:40

Ftse Mib
44.741,34 23.50.40

-0,33%

Dax 30
23.502,25 23.50.40

-0,96%

Dow Jones
46.225,15 1.58.06

-1,63%

Nasdaq
22.152,42 23.50.40

-1,46%

Euro/Dollaro
1,1470 1.30.30

-0,38%

Spread
78,55 17.30.07

+2,76

Wall Street chiude in rosso: Dow Jones -1,6%, S&P500 -1,4%, Nasdaq -1,5%. Il petrolio Wti sale del 2,5% a 98,60 dollari al barile perché l’Iran minaccia conseguenze incontrollabili perché Israele ha colpito il giacimento di gas di South Pars, il più grande del mondo

Alle 20 S&P500, Nasdaq e Dow Jones perdono rispettivamente l’1,1%, l’1% e l’1,4% dopo le parole del presidente della Fed Jerome Powell.  L’impatto della decisione della Fed e del suo numero si riflette anche sui Treasury, con i rendimenti che accelerano al rialzo. Il rendimento del Treasury a 2 anni, più sensibile alle attese sulla politica monetaria, si attesta intorno al 3,74%, in aumento di 7,2 punti base. Il decennale tratta a circa il 4,26%%, in rialzo di 5,9 punti base.

Powell ha sottolineato che lo shock petrolifero legato al conflitto con l’Iran spingerà al rialzo l’inflazione nel breve termine, pur restando incerta la portata e la durata degli effetti sull’economia. «Nel breve periodo, l’aumento dei prezzi dell’energia farà salire l’inflazione complessiva», ha affermato, precisando tuttavia che è ancora presto per valutarne l’impatto complessivo.

Il numero uno della Fed ha inoltre ribadito che l’economia cresce a un ritmo «solido» e che l’attuale orientamento della politica monetaria è appropriato. Consumi e investimenti restano robusti, mentre il mercato immobiliare mostra segnali di debolezza.

Powell ha inoltre dichiarato che rimarrà a capo della Fed fino alla conferma di Kevin Warsh e di non avere «alcuna intenzione» di lasciare il board della banca centrale finché l’indagine sulla sua testimonianza al Congresso, relativa al progetto edilizio della banca centrale, non sarà «completamente conclusa».

Sul fronte delle proiezioni (“dot plot”), emergono indicazioni miste: i membri più “hawkish” evidenziano una revisione al rialzo delle stime di inflazione, con il Pce atteso al 2,7% nel 2026 (dal 2,4% indicato a dicembre), e un minor numero di tagli prospettati da alcuni esponenti. Al tempo stesso, il quadro offre spunti anche ai “dovish”, poiché la mediana delle previsioni continua a indicare un taglio dei tassi entro fine anno, scongiurando lo scenario di nessun intervento.

Alle 19:00 gli indici restano invariati dopo la decisione della banca centrale

Come ampiamente scontato dal mercato, la Fed ha deciso di lasciare i tassi di interesse invariati nell’intervallo compreso tra il 3,5 e il 3,75%. L’S&P500 e il Nasdaq che cedono lo 0,6% e lo 0,5%, mentre il Dow Jones perde lo 0,9%. 

L’unico dissenziente è stato Stephen  Miran, che avrebbe preferito un taglio dei tassi di 25 punti base già in questa riunione. Nelle nuove proiezioni trimestrali, 12 dei 19 partecipanti alla riunione hanno previsto almeno un taglio dei tassi quest'anno, la stessa percentuale di dicembre. Un partecipante ha invece previsto un aumento del costo del denaro per il prossimo anno.

La Fed ha affermato che gli «indicatori disponibili suggeriscono che l’attività economica continua a espandersi a un ritmo solido. La creazione di posti di lavoro resta contenuta e il tasso di disoccupazione è rimasto sostanzialmente invariato negli ultimi mesi. L’inflazione resta ancora su livelli moderatamente elevati».

Il Board ha incluso tra i parametri alla base della decisione anche l’impatto derivante dallo scoppio del conflitto con l’Iran ritenendo che «l’incertezza sulle prospettive economiche resta elevata. Le implicazioni degli sviluppi in Medio Oriente per l’economia statunitense sono incerte. Il Comitato presta attenzione ai rischi su entrambi i lati del suo doppio mandato».

Alle 14:30 le borse Usa avviano la seduta in ribasso

Nel frattempo il petrolio accelera a poche ore della decisione sui tassi della Fed. L’S&P500 e il Nasdaq arretrano dello 0,2%, mentre il Dow Jones perde lo 0,3%.

I listini hanno ampliato i ribassi dopo i dati macro diffusi alle 14:40, che hanno mostrato un’inflazione alla produzione di febbraio ben oltre le attese, segnalando pressioni sui prezzi persistenti già prima dell’escalation del conflitto con l’Iran. L’indice dei prezzi alla produzione (Ppi) è salito al 3,4% su base annua, massimo da un anno, secondo il dipartimento del Lavoro. Su base mensile, i prezzi all’ingrosso sono aumentati dello 0,7% dallo 0,5% di gennaio, portando il Ppi ai livelli più elevati da febbraio 2025.

Il dato rafforza i timori inflazionistici, mentre il conflitto in Medio Oriente rischia di spingere ulteriormente i costi: i prezzi dell’energia sono già in forte rialzo e le tensioni stanno ostacolando le forniture di materie prime. Una parte dei dati confluisce nell’indice Pce, la misura d’inflazione preferita dalla Fed. Livelli ancora elevati del Pce hanno finora frenato l’allentamento monetario, nonostante segnali di fragilità nel mercato del lavoro.

Il mercato si attende che la Fed lasci i tassi invariati nel range 3,5%-3,75% al termine della riunione, la penultima sotto la guida di Jerome Powell. Gli investitori guarderanno soprattutto alle indicazioni sul percorso futuro dei tassi: con l’energia in rialzo per effetto della guerra, il nodo non è tanto quando inizieranno i tagli, quanto se la Fed potrà continuare a sostenerne la prospettiva.

Sul fronte energetico, il greggio Brent ha superato i 104,6 dollari al barile, mentre il petrolio Wti è salito dell’1,6% invertendo il calo iniziale, in un contesto di traffico ancora paralizzato nello Stretto di Hormuz e persistenti timori sull’offerta.

Sul piano geopolitico, l’Iraq ha raggiunto un accordo per esportare petrolio attraverso il Kurdistan fino al porto turco di Ceyhan, bypassando Hormuz, soluzione tuttavia insufficiente a riequilibrare i mercati globali. Gli Usa hanno inoltre colpito obiettivi lungo la costa iraniana e nei pressi dello stretto per neutralizzare siti missilistici antinave.

Il rendimento del Treasury decennale è sceso sotto il 4,2%, mentre, nel mercato valutario, il dollaro è in rialzo.

Ecco cinque titoli da monitorare nel corso della seduta.

1. Micron Technology

Il gruppo dei chip di memoria diffonderà i conti dopo la chiusura di Wall Street. La capitalizzazione ha superato i 500 miliardi di dollari al termine della seduta di martedì, con il titolo in rialzo dello 0,5% in avvio di seduta.

2. Macy’s

Scatta il titolo della catena di grandi magazzini nelle contrattazioni di apertura, dopo che la società ha indicato un contributo alle vendite superiore alle attese da parte del marchio Bloomingdale’s. LE azioni di Macy’s guadagnano il 4,6% all’apertura di Wall Street.

3. Lululemon Athletica

Il gruppo dell’abbigliamento sportivo registra un calo degli utili, penalizzato da maggiori vendite a prezzi scontati. La società ha inoltre nominato un nuovo direttore sotto la pressione del fondatore, con cui i rapporti si sono deteriorati. Il titolo tuttavia guadagna il 2,6% nei primissimi minuti di contrattazione.

4. General Mills

Il produttore dei cereali Cheerios pubblicherà i risultati trimestrali prima dell’apertura dei mercati e le sue azioni perdono l’1,4% al suono della campanella.

5. Coherent

in rialzo in avvio di sedutai titoli della fibra ottica sostenuti dal tema Nvidia. Le azioni, in ingresso nell’S&P 500 entro fine mese, erano risultate volatili martedì dopo che il gruppo dei chip ha indicato, alla conferenza Gtc di San Jose, l’intenzione di utilizzare sia tecnologie in rame sia in fibra ottica. Il titolo Coeherent apre a +3,2%. (rirpoduzione riservata)