Le borse Usa chiudono in calo, appesantite dai timori di un'interruzione prolungata delle forniture di greggio e il petrolio arriva a sfiorare i 100 dollari al barile. Il Nasdaq cede l’1,8%, zavorrato dal comparto dei semiconduttori, mentre S&P500 e Dow Jones lasciano sul terreno rispettivamente l'1,5% e l’1,6%.
I titoli di Applied Materials e Micron, che martedì 10 marzo erano balzati in borsa dopo l’annuncio di una partnership sullo sviluppo dei chip di memoria per l’intelligenza artificiale, arretrano rispettivamente del 3,9% e del 3,2%. In calo anche Sandisk (-5,6%) e Western Digital (-2,8%). A pesare su S&P 500 e Nasdaq è soprattutto il ribasso dei principali produttori di chip avanzati: Nvidia perde l'1,5%, Broadcom l'1,7%, Amd il 3,4% e Intel il 5,7%.
Determinante sul corso degli indici anche la debolezza delle cosiddette Magnifiche 7: Apple (-2%), Tesla (-3,1%), Microsoft (-0,7%), Meta (-2,6%), Amazon (-1,5%) e Alphabet (-1,7%).
Tra i pochi titoli in rialzo sull’S&P 500 spiccano quelli legati ai fertilizzanti, come Cf Industries Holdings, che balza del 13% con l’intensificarsi del conflitto in Medio Oriente, e i petroliferi, tra cui Occidental Petroleum (+5,1%) e Marathon Petroleum (+1,5%).
Il Brent è salito dopo che il presidente Donald Trump ha dichiarato che impedire all'Iran di dotarsi di armi nucleari è una priorità più alta rispetto al livello dei prezzi del petrolio. Il greggio ha chiuso a 99,3 dollari al barile, in rialzo dell’8,3%.
Si affievoliscono intanto le speranze di una rapida riapertura del flusso di petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz. Il nuovo leader iraniano ha promesso di mantenere chiusa la rotta strategica, mentre sette navi sono state colpite nelle ultime 24 ore. Il segretario all’Energia Chris Wright ha dichiarato che la Marina statunitense non è ancora pronta a scortare le petroliere nello stretto, ma che ciò potrebbe avvenire entro la fine di marzo.
Ad alimentare le preoccupazioni contribuisce anche una notizia dell'agenzia iraniana Fars, secondo cui gruppi sostenuti da Teheran potrebbero chiudere un passaggio strategico che regola il traffico delle navi dirette al Canale di Suez attraverso il Mar Rosso. In precedenza, l’Agenzia internazionale dell'energia aveva tagliato le stime di crescita dell'offerta petrolifera per il 2026, affermando che la guerra in Medio Oriente sta causando la più grande perturbazione dei mercati energetici globali mai registrata.
Sul mercato obbligazionario il rendimento del Treasury decennale resta al di sopra del 4,2% e, nel mercato valutario, il dollaro continua a essere comprato.
Il Nasdaq cade dell’1,6% zavorrato dal comparto dei semiconduttori. I titoli di Applied Materials e Micron, che erano balzati in borsa martedì 10 marzo dopo che le società avevano annunciato una partnership relativa allo sviluppo di chip di memoria per l’AI, cadono rispettivamente del 4,5 e del 4,9%. Male anche Sandisk (-5,7%) e Western Digital (-3,2%).
A pesare su S&P500 e Nasdaq è però soprattutto il ribasso dei produttori di chip più sviluppati, come Nvidia (-1,6%), Broadcom (-1,8%), Amd (-3,6%) e Intel (-4,8%). L’S&P500 è in calo dell’1,2% e sconta anche la flessione delle “Magnifiche 7”, come Apple (-2,1%), Tesla (-2,3%), Microsoft (-0,2%), Meta (-1,9%), Amazon (-1,8%), e Alphabet (-1,8%).
Tra le migliori azioni dell’S&P500 si collocano quelle legati ai fertilizzanti, come Cf industrial Holding, che balza del 12% a seguito dell’intensificarsi del conflitto in Medio Oriente, quelli petroliferi, come Occidental Petroleoum (+5,4%) e Marathon Petroleoum (+3,5%).
I prezzi del petrolio proseguono al rialzo dopo che l’Agenzia internazionale per l’energia (Aie) ha tagliato le previsioni relative alla crescita dell’offerta di petrolio per il 2026. In particolare, il Dow Jones è il più colpito dalle vendite e cede l’ 1,1%, seguito dall’S&P500 (-0,8%) e dal Nasdaq (-0,7%).
L’Aie ha affermato di prevedere che l’offerta di petrolio crescerà di soli 1,1 milioni di barili al giorno quest’anno, in calo rispetto alla precedente previsione di 2,4 milioni di barili, affermando che «la guerra in Medio Oriente sta creando il più grande shock d’offerta nella storia del mercato petrolifero globale», ha affermato.
Una serie di attacchi in Medio Oriente ha riacceso i timori di interruzioni prolungate nei mercati energetici. Nelle ultime 24 ore sette navi sono state colpite nelle acque intorno all’Iran, tra cui due petroliere straniere che trasportavano olio combustibile e che hanno preso fuoco, provocando anche una fuoriuscita di petrolio nelle acque irachene.
A preoccupare gli operatori contribuisce anche una notizia diffusa dall’agenzia semi-ufficiale iraniana Fars, secondo cui gruppi sostenuti da Teheran potrebbero bloccare uno dei passaggi strategici che regolano il traffico navale diretto verso il Canale di Suez attraverso il Mar Rosso.
Secondo gli analisti di Anz, un rischio che i prezzi del petrolio non riflettono ancora pienamente è la possibilità che i produttori del Golfo inizino a fermare la produzione in alcuni giacimenti se le interruzioni nella regione dovessero prolungarsi. Un’instabilità prolungata potrebbe infatti costringere le compagnie petrolifere a sospendere temporaneamente l’estrazione entro la fine di marzo, sia per proteggere i giacimenti sia per garantire la sicurezza dei lavoratori.
«Una volta chiusi i pozzi, riavviarli non è né immediato né garantito», osservano gli analisti. «A quel punto il mercato smette di preoccuparsi delle rotte di esportazione o dei rischi per il trasporto marittimo e deve confrontarsi con un vero e proprio calo dell’offerta di petrolio alla fonte».
In questo contesto, l’annuncio del rilascio record di riserve strategiche da parte dell’Iea non è riuscita a fermare l'impennata dei prezzi del greggio e il Brent e il Wti balzano rispettivamente del 6 e dell’8% a 97,3 e 94,3 dollari al barile.
Il rendimento del Treasury decennale è rimasto sopra il 4,2%, mentre continuano gli acquisti sul dollaro.
Ecco cinque titoli da monitorare nel corso della seduta.
La piattaforma di automazione e intelligenza artificiale ha riportato risultati trimestrali superiori alle attese, ma ha indicato una crescita dei ricavi annuali più lenta. Il titolo cade del 9,7% in avvio di seduta.
La società che sviluppa i software Jira e Trello ha annunciato un piano di riduzione del personale di circa il 10%, con l’obiettivo di aumentare gli investimenti nell’intelligenza artificiale. Il titolo guadagna oltre il 5% al suono della campanella.
Il gruppo della distribuzione discount ha pubblicato conti trimestrali solidi, ma il mercato ha reagito negativamente alle previsioni per l’intero anno. Il titolo arretra di circa il 7,5% all’apertura di Wall Street.
La catena di articoli sportivi ha riportato risultati migliori delle attese e ha indicato progressi nel rilancio di Foot Locker, acquisita di recente. Le azioni aprono a +0,8%.
L’app di incontri ha affermato che la strategia di rilancio sta iniziando a dare risultati e dovrebbe contribuire a frenare il calo dei ricavi nel corso dell’anno. Il titolo balza oltre il 42% all’apertura dei mercati. (riproduzione riservata)