Le borse Usa chiudono le contrattazioni con il segno più, al termine di una seduta che ha visto i principali indici rappresentativi dell’economia statunitense oscillare tra rialzi e ribassi. Il Nasdaq avanza dell’1,2%.
L’indice tecnologico è stato sostenuto dal balzo generalizzato nel comparto del software, nonché dalla performance individuale di singoli titoli come Oracle (+12,7%), Palantir (+3,4%), Sandisk (+11,8%) e Microsoft (+3,6%). L’S&P500 e il Dow Jones guadagnano l’1% e lo 0,6%.
Dopo la notizia secondo cui gli Usa avrebbero bloccato lo Stretto di Hormuz a partire dalle 16 di oggi, interrompendo così un flusso energetico pari a circa 2 milioni di barili al giorno, il petrolio Brent era balzato del 7% a 101,9 dollari al barile, per poi attestarsi a 98,36 dollari (+3,4%) alla chiusura dei mercati. L’aumento dei prezzi del greggio aveva colpito negativamente le quotazioni dei titoli legati delle compagnie di crociera e delle compagnie aeree, ma ha sostenuto i corsi delle azioni delle compagnie petrolifere come Chevron (+1,7%).
Il mercato si sta aggrappando alla speranza che Washington e Teheran possano tornare al tavolo delle trattative. Secondo i suoi collaboratori, il presidente Donald Trump rimane aperto a una soluzione diplomatica e un secondo round di colloqui potrebbe tenersi entro pochi giorni.
I segnali provenienti dal mercato obbligazionario e dal mercato valutario sembrano indicare che gli investitori non temano un possibile impatto inflazionistico derivante dal rialzo dei prezzi del petrolio. Il rendimento del Treasury decennale scende di 4,1 punti base al 4,3% e il Dollar Index - dopo essere partito in rialzo dello 0,2% - si deprezza dello 0,31% contro un paniere composto da euro, yen, sterlina e altre valute dei Paesi sviluppati da un punto di vista socio-economico.
Si calma anche la volatilità, con l’indice Vix che perde l’1,3% a 18,97 punti e si attesta al di sotto della soglia dei 20, che sancisce lo spartiacque tra un mercato tranquillo e un mercato volatile.
Il Nasdaq avanza dello 0,7%, mentre S&P500 e Dow Jones guadagnano lo 0,5% e lo 0,15%. Il mercato si sta aggrappando alla speranza che Washington e Teheran possano tornare al tavolo delle trattative.
Secondo i suoi collaboratori, il presidente Donald Trump rimane aperto a una soluzione diplomatica e un secondo round di colloqui potrebbe tenersi entro pochi giorni. I futures sul petrolio Brent riducono i rialzi e si stabilizzano poco al di sotto della soglia dei 100 dollari al barile.
Tra i metalli preziosi, l’oro cede lo 0,4% a 4.730 dollari al barile e l’argento è in calo dell’1% a 75,16 dollari, recuperando metà delle perdite registrate all’apertura.
Il Nasdaq e l’S&P500 sono in rialzo dello 0,5% e dello 0,3%, mentre il Dow Jones cede lo 0,1%. L’indice tecnologico viene supportato dal rimbalzo dei titoli legati al software. Le azioni di Adobe, Salesforce, Synopsis, ServiceNow e Applovin guadagnano oltre il 4,5% e si collocano tra i maggiori performer dell’S&P500.
Sempre in ambito tech, spicca il titolo Oracle, che balza dell’8,5% dopo che la società guidata da Larry Ellison ha lanciato il 9 aprile Fusion Agentic Applications, in grado di integrare agenti di intelligenza artificiale in Oracle Fusion Cloud Applications per i settori finanza, supply chain, risorse umane e customer experience. Oracle ha inoltre annunciato l’introduzione di funzionalità di intelligenza artificiale potenziate all'interno della sua Utilities Industry Suite, con l'obiettivo di aiutare le aziende di servizi pubblici a ridurre i costi e aumentare l'affidabilità. Degno di nota anche il balzo del 6,6% delle azioni di Sandisk, conseguente all’annuncio del Nasdaq secondo cui il titolo entrerà a far parte dell'indice Nasdaq-100 a partire dal 20 aprile 2026.
Gli sviluppi relativi al conflitto in Medio Oriente e il rialzo dei prezzi del petrolio hanno causato ribassi per i titoli delle compagnie aeree e legati alle crociere. Tra questi ultimi, Carnival arretra del 2%. Il rovescio della medaglia è rappresentato dalle aziende petrolifere Chevron e Occidental Petroleoum, in rialzo dell’1,5 e dello 0,4%.
Il petrolio Brent torna oltre in 100 dollari al barile, dopo il presidente Donald Trump ha annunciato il blocco dello Stretto di Hormuz a partire da lunedì 13 aprile, mettendo a rischio il cessate il fuoco che la scorsa settimana aveva sostenuto un “relief rally” sui mercati azionari globali. Il Dow Jones è l’indice più colpito dalle vendite e cede lo 0,6%, seguito da S&P500 e Nasdaq, entrambi in calo dello 0,3%.
Lo sviluppo geopolitico aumenta l’incertezza nell’azionario e fa balzare l’indice di volatilità Vix del 10%, che si attesta a 20,9 punti. Nel mercato obbligazionario, il rendimento del Treasury con scadenza a 10 anni è in calo di 1,3 punti base al 4,326%, mentre il tasso dei titoli di Stato biennali è piatto al 3,8%. Nel mercato valutario, il dollaro viene comprato come bene rifugio e il Dollar Index si apprezza dello 0,2% contro un paniere composto da euro, yen, sterlina e altre valute dei Paesi sviluppati.
Secondo quanto riporta il Wall Street Journal, in aggiunta al blocco, Trump e i suoi consiglieri stanno valutando la possibilità di riprendere con attacchi miliari mirati contro l’Iran. Il blocco delle navi in entrata e in uscita dai porti iraniani entrerà in vigore dalle 16 ore italiana e interromperà un flusso energetico pari a circa 2 milioni di barili al giorno. Tuttavia, stando a quanto riportato dai suoi collaboratori, Trump resta aperto a una soluzione diplomatica e un secondo round di colloqui potrebbe tenersi entro pochi giorni. I futures sul petrolio Brent balzano del 7% a 101,9 dollari al barile. Tra le alte materie prime, l’oro cede lo 0,3% a 4.731 dollari l’oncia e l’argento arretra del 2,4% a 74,12 dollari.
Questa settimana gli investitori presteranno particolare attenzione ai risultati delle principali banche Usa, che, grazie all’ingente volatilità nei mercati derivante dal conflitto in Medio Oriente, dovrebbero annunciare un aumento dei ricavi da trading. Goldman Sachs ha aperto le danze e ha pubblicato i conti alle 14:30, riportando un incremento degli utili grazie a un maggior numero di operazioni e alla volatilità dei mercati.
Ecco cinque titoli da monitorare nel corso della seduta.
La banca d’affari di Wall Street ha riportato un forte aumento dell’utile trimestrale, sostenuto dal maggiore numero di operazioni di finanza straordinaria e dall’elevata volatilità dei mercati. Il titolo cede però più del 3% in avvio di seduta.
Il titolo si avvia a recuperare parte delle perdite della scorsa settimana, quando i timori che le nuove tecnologie di AI possano mettere in difficoltà la società specializzata nell’analisi dei dati avevano innescato forti ribassi. Le azioni della società guidata da Alex Karp aprono a +1,1%.
I titoli delle compagnie energetiche avanzano in avvio di seduta insieme ai prezzi del petrolio, sulla scia della notizia del blocco dello Stretto di Hormuz. Le azioni di Exxon Mobil guadagnano lo 0,9% all’apertura di Wall Street.
I titoli delle compagnie di crociere e delle compagnie aeree arretrano al suono della campanella, penalizzati dal balzo del petrolio. L’aumento dei costi del carburante, spinto dal conflitto, pesa sul settore dei viaggi. Il titolo della compagnia di crociere Carnival scivola del 3,4% all’apertura dei mercati.
Un sindacato che rappresenta migliaia di lavoratori degli impianti di lavorazione della carne bovina in Colorado, recentemente entrati in sciopero, ha raggiunto un nuovo accordo sul lavoro. Le azioni della società cedono lo 0,9% in avvio di seduta. (riproduzione riservata)