A poco meno di due ore dalla chiusura, i listini Usa sono leggermente in calo: il Dow Jones e l’S&P 500 cedono lo 0,2%, mentre il Nasdaq perde lo 0,1%. La frenata del rialzo del petrolio e le frasi di Donald Trump sull’AI hanno ridotte le perdite.
Nonostante il blocco dell’oleodotto saudita, il prezzo del greggio non sale più come a inizio seduta: il Wti viene scambiato a 101,5 dollari al barile (+1,6%) e il Brent a 106 dollari (+1,4%).
Inoltre, il presidente Donald Trump ha respinto le crescenti richieste di una maggiore regolamentazione dell’intelligenza artificiale e ha attaccato duramente l’amministratore delegato di Anthropic, Dario Amodei, per il suo appello: «L’unico controllo o “guardrail” di cui l’AI ha bisogno è un PRESIDENTE FORTE E INTELLIGENTE (con un QI elevato!), e gli Stati Uniti ne hanno in abbondanza!» ha scritto Trump in un post su Truth Social.
Gli analisti e i trader del settore tecnologico però non si lasciano convincere dalla valanga di avvertimenti sui pericoli dell’intelligenza artificiale e sulla necessità di rallentarne lo sviluppo. Al contrario, intravedono motivazioni politiche dietro il pessimismo e una strategia di comunicazione in cui l’enfasi sulla sicurezza stimola la regolamentazione governativa, che a sua volta funge da vantaggio competitivo.
A metà seduta le borse Usa sono in calo, ma hanno ridotto le perdite di inizio seduta: il Dow Jones scende dello 0,1%, l’S&P 500 dello 0,3% e il Nasdaq dello 0,3%. I mercati sono appesantiti dalle preoccupazioni sulla sicurezza dell’AI, che sta affossando i titoli dei chip, e dal rialzo del prezzo del petrolio.
I titoli azionari globali legati all’intelligenza artificiale hanno registrato un calo dopo che l’amministratore delegato di Anthropic, Dario Amodei, ha chiesto un rallentamento dello sviluppo delle capacità di intelligenza artificiale. La proposta appoggiata da altre importanti figure del settore tecnologico come Sam Altman (OpenAI) e Elon Musk (xAI).
Nvidia perde il 3%, Intel il 4,7% e Marvell il 6,2%. Sessione negativa anche per Sandisk (-5,7%), Seagate (-2,6%), Broadcom (-4,3%), Micron (-5,7%), Amd (-4,5%) e SK Hynix (-7,4%).
Inoltre, Microsoft (+1,9%) ha pubblicato un codice di condotta provvisorio che imporrebbe restrizioni sui suoi modelli di AI. «Abbiamo ricevuto feedback da persone che desideravano un impegno ancora più esplicito affinché l’IA lavorasse sempre al servizio delle persone e non cercasse di sostituirle”, ha dichiarato Mustafa Suleyman, responsabile dello sviluppo dei modelli dell’azienda , in un’intervista alla Cnbc.
Intanto, il presidente Donald Trump ha respinto le crescenti richieste di una maggiore regolamentazione dell’intelligenza artificiale e ha attaccato duramente l’amministratore delegato di Anthropic, Dario Amodei, per il suo appello: «L’unico controllo o “guardrail” di cui l’AI ha bisogno è un PRESIDENTE FORTE E INTELLIGENTE (con un QI elevato!), e gli Stati Uniti ne hanno in abbondanza!» ha scritto Trump in un post su Truth Social.
Gli analisti e i trader del settore tecnologico però non si lasciano convincere dalla valanga di avvertimenti sui pericoli dell’intelligenza artificiale e sulla necessità di rallentarne lo sviluppo. Al contrario, intravedono motivazioni politiche dietro il pessimismo e una strategia di comunicazione in cui l’enfasi sulla sicurezza stimola la regolamentazione governativa, che a sua volta funge da vantaggio competitivo.
Sul fronte geopolitico, sale la preoccupazione per la stabilità delle forniture di petrolio: gli Houthi hanno preso il controllo dello Stretto di Bab al-Mandeb nel Mar Rosso e hanno attaccato con missili balistici e droni contro la base aerea saudita King Khalid a Khamis Mushait. Inoltre, nel fine settimana è stato colpito il principale oleodotto saudita verso il Mar Rosso. Se non verrà riattivato entro pochi giorni, Riyad rischia di esaurire le proprie scorte di petrolio. Secondo quanto riferito all'Associated Press da due funzionari rimasti anonimi, le riparazioni dei danni potrebbe richiedere dalle tre alle cinque settimane, compreso l'intervento presso un importante impianto di pompaggio.
Intanto, l'Iran ha affermato che un incontro programmato con gli stati del Golfo sul controllo dello Stretto di Hormuz è stato rinviato dall'Arabia Saudita a causa dei recenti eventi in Yemen. In questo contesto il prezzo del petrolio è in rialzo: il Wti viene scambiato a 103 dollari al barile (+2,6%) e il Brent a 107 dollari (+2,6%).
Per quanto riguarda i Titoli di Stato, il rendimento dei Treasury resta stabile in attesa della riunione di politica monetaria della Fed prevista mercoledì 16 settembre. I mercati attualmente prezzano una probabilità dell'86% che la Fed aumenti il suo tasso di riferimento di 25 punti base mercoledì, con un ulteriore rialzo previsto entro la fine dell'anno. Il rendimento del T-bond decennale si attesta al 4,95%, dopo aver toccato il 5% nel corso della seduta, mentre il trentennale è al 5,33%.
Matthew Ryan, Head of Market Strategy di Ebury, ha modificato la previsione sulla riunione della Federal Reserve di questa settimana e ora si aspetta «un aumento dei tassi di 25 punti base, con la modesta sorpresa al rialzo nei dati sull'inflazione di agosto che ha ridotto l'incertezza intorno alla decisione. Il dato più sostenuto sull'inflazione di fondo, salita allo 0,3% su base mensile, al di sopra delle attese di consenso, suggerisce che le pressioni sottostanti sui prezzi rimangono moderatamente più persistenti di quanto implichi la narrativa sulla disinflazione e dovrebbe essere, a nostro avviso, appena sufficiente a convincere i membri del comitato contrari a un rialzo a cambiare posizione. Gli investitori concordano, con i futures che ora prezzano una probabilità di circa il 90% di un aumento dei tassi mercoledì».
Per l'esperto «la decisione si preannuncia comunque molto combattuta e vediamo ragioni concrete per essere cauti, con i membri più accomodanti del comitato che non sono certo privi di argomenti. I rendimenti dei Treasury continuano a salire: la scorsa settimana il rendimento a 10 anni ha raggiunto i massimi del 2023. Questo rappresenta di per sé una forma di inasprimento delle condizioni finanziarie, riducendo la pressione sulla Fed affinché faccia tutto il lavoro da sola, ma aumenta anche il rischio che un rialzo dei tassi finisca semplicemente per aggravare il selloff in un mercato del debito già sottoposto a forti tensioni. Anche il fattore che sta alimentando l'inflazione rimane uno shock dal lato dell'offerta, piuttosto che un eccesso di domanda, e tassi più elevati non fanno nulla per ridurre i prezzi del petrolio. A nostro avviso, l'argomento più forte a favore di un rialzo non risiede necessariamente nei dati, bensì nella credibilità della Fed, sia nel preservare la propria indipendenza sia nel contrastare l'inflazione».
«I dati sull'inflazione di agosto hanno rafforzato la nostra convinzione che mercoledì la Fed aumenterà i tassi di 25 punti base. Sebbene un rialzo dei tassi appaia probabile, non è ancora una certezza, poiché permane una significativa incertezza sulla funzione di reazione del Fomc», ribadiscono gli strategist di Unicredit. «Con poco più di tre rialzi dei tassi già prezzati dai mercati entro la metà del 2027, sarà fondamentale che la Fed agisca in modo coerente e gestisca con attenzione la comunicazione. Consideriamo la decisione sui tassi di questa settimana un banco di prova per la credibilità della Fed».
- Sicurezza informatica: con l’aumento delle preoccupazioni per l’AI, i titoli del settore sono in crescita. Palo Alto Networks guadagna il 13,1% e CrowdStrike il 15%.
- Infrastrutture AI: dopo l’annuncio di Dario Amodei, Hewlett Packard perde l’8,6% e Super Micro Computer il 5,7%.
- Affirm Holdings: le azioni salgono del 2,5% dopo che Wolfe Research ha alzato il rating a “outperform”. La società ha affermato che si è presentata un’opportunità di acquisto dopo il recente calo del titolo successivo alla pubblicazione dei risultati trimestrali.
- Oracle: la società nel fine settimana ha comunicato che il co-fondatore Larry Ellison ha abbandonato i piani di vendita di quote in Oracle per un valore fino a 7,5 miliardi di dollari. Non è stata fornita alcuna motivazione per il cambio di rotta. Le azioni scendono del 4%.
Le borse Usa aprono la settimana in territorio negativo: Dow Jones -0,3%, S&P 500 -0,8% e Nasdaq -1,3%. I mercati stanno subendo il calo dei titoli dei chip, causato dai dubbi delle big tech sulla sicurezza dell’AI, e dall’elevato prezzo del petrolio.
I titoli azionari globali legati all’intelligenza artificiale hanno registrato un calo dopo che l’amministratore delegato di Anthropic, Dario Amodei, ha chiesto un rallentamento dello sviluppo delle capacità di intelligenza artificiale. La proposta appoggiata da altre importanti figure del settore tecnologico come Sam Altman (OpenAI) e Elon Musk (xAI).
Nvidia perde il 2,7%, Intel il 7% e Marvell il 7,9%. Sessione negativa anche per Sandisk (-6,6%), Seagate (-6%), Broadcom (-4%), Micron (-6,1%), Amd (-5,8%) e SK Hynix (-7,4%).
Inoltre, Microsoft (+0,3%) ha pubblicato un codice di condotta provvisorio che imporrebbe restrizioni sui suoi modelli di AI. «Abbiamo ricevuto feedback da persone che desideravano un impegno ancora più esplicito affinché l’IA lavorasse sempre al servizio delle persone e non cercasse di sostituirle”, ha dichiarato Mustafa Suleyman, responsabile dello sviluppo dei modelli dell’azienda , in un’intervista alla Cnbc.
Sul fronte geopolitico, sale la preoccupazione per la stabilità delle forniture di petrolio: gli Houthi hanno preso il controllo dello Stretto di Bab al-Mandeb nel Mar Rosso e hanno attaccato con missili balistici e droni contro la base aerea saudita King Khalid a Khamis Mushait. Inoltre, nel fine settimana è stato colpito il principale oleodotto saudita verso il Mar Rosso. Se non verrà riattivato entro pochi giorni, Riyad rischia di esaurire le proprie scorte di petrolio. Intanto, l'Iran ha affermato che un incontro programmato con gli stati del Golfo sul controllo dello Stretto di Hormuz è stato rinviato dall'Arabia Saudita a causa dei recenti eventi in Yemen. In questo contesto il prezzo del petrolio è in rally: il Wti viene scambiato a 104 dollari al barile (+3,7%) e il Brent a 109 dollari (+4%).
Per quanto riguarda i Titoli di Stato, il rendimento dei Treasury resta stabile in attesa della riunione di politica monetaria della Fed prevista mercoledì 16 settembre. I mercati attualmente prezzano una probabilità dell'86% che la Fed aumenti il suo tasso di riferimento di 25 punti base mercoledì, con un ulteriore rialzo previsto entro la fine dell'anno. Il rendimento del T-bond decennale tocca il 5%, un livello che dal 2007 è stato raggiunto solamente a ottobre del 2023, mentre il trentennale si attesta al 5,37%.
Matthew Ryan, Head of Market Strategy di Ebury, ha modificato la previsione sulla riunione della Federal Reserve di questa settimana e ora si aspetta «un aumento dei tassi di 25 punti base, con la modesta sorpresa al rialzo nei dati sull'inflazione di agosto che ha ridotto l'incertezza intorno alla decisione. Il dato più sostenuto sull'inflazione di fondo, salita allo 0,3% su base mensile, al di sopra delle attese di consenso, suggerisce che le pressioni sottostanti sui prezzi rimangono moderatamente più persistenti di quanto implichi la narrativa sulla disinflazione e dovrebbe essere, a nostro avviso, appena sufficiente a convincere i membri del comitato contrari a un rialzo a cambiare posizione. Gli investitori concordano, con i futures che ora prezzano una probabilità di circa il 90% di un aumento dei tassi mercoledì».
Per l'esperto «la decisione si preannuncia comunque molto combattuta e vediamo ragioni concrete per essere cauti, con i membri più accomodanti del comitato che non sono certo privi di argomenti. I rendimenti dei Treasury continuano a salire: la scorsa settimana il rendimento a 10 anni ha raggiunto i massimi del 2023. Questo rappresenta di per sé una forma di inasprimento delle condizioni finanziarie, riducendo la pressione sulla Fed affinché faccia tutto il lavoro da sola, ma aumenta anche il rischio che un rialzo dei tassi finisca semplicemente per aggravare il selloff in un mercato del debito già sottoposto a forti tensioni. Anche il fattore che sta alimentando l'inflazione rimane uno shock dal lato dell'offerta, piuttosto che un eccesso di domanda, e tassi più elevati non fanno nulla per ridurre i prezzi del petrolio. A nostro avviso, l'argomento più forte a favore di un rialzo non risiede necessariamente nei dati, bensì nella credibilità della Fed, sia nel preservare la propria indipendenza sia nel contrastare l'inflazione».
«I dati sull'inflazione di agosto hanno rafforzato la nostra convinzione che mercoledì la Fed aumenterà i tassi di 25 punti base. Sebbene un rialzo dei tassi appaia probabile, non è ancora una certezza, poiché permane una significativa incertezza sulla funzione di reazione del Fomc», ribadiscono gli strategist di Unicredit. «Con poco più di tre rialzi dei tassi già prezzati dai mercati entro la metà del 2027, sarà fondamentale che la Fed agisca in modo coerente e gestisca con attenzione la comunicazione. Consideriamo la decisione sui tassi di questa settimana un banco di prova per la credibilità della Fed».
- Sicurezza informatica: con l’aumento delle preoccupazioni per l’AI, i titoli del settore sono in crescita. Palo Alto Networks guadagna il 4,7% e CrowdStrike il 7,3%.
- Infrastrutture AI: dopo l’annuncio di Dario Amodei, Hewlett Packard perde il 10% e Super Micro Computer il 7,7%.
- Affirm Holdings: le azioni salgono del 3,4% dopo che Wolfe Research ha alzato il rating a “outperform”. La società ha affermato che si è presentata un’opportunità di acquisto dopo il recente calo del titolo successivo alla pubblicazione dei risultati trimestrali.
- Oracle: la società nel fine settimana ha comunicato che il co-fondatore Larry Ellison ha abbandonato i piani di vendita di quote in Oracle per un valore fino a 7,5 miliardi di dollari. Non è stata fornita alcuna motivazione per il cambio di rotta. Le azioni scendono del 5,4%.
A poco meno di un’ora dall’apertura, i futures sulle borse Usa sono in calo: quelli sul Dow Jones scendono dello 0,4%, quelli sull’S&P 500 dello 0,7% e quelli sul Nasdaq dell’1,6%. I mercati sono appesantiti dalle preoccupazioni sulla sicurezza dell’AI, che sta affossando i titoli dei chip, e dal rialzo del prezzo del petrolio.
I titoli azionari globali legati all’intelligenza artificiale hanno registrato un calo dopo che l’amministratore delegato di Anthropic, Dario Amodei, ha chiesto un rallentamento dello sviluppo delle capacità di intelligenza artificiale. La proposta appoggiata da altre importanti figure del settore tecnologico come Sam Altman (OpenAI) e Elon Musk (xAI).
Nvidia perde il 2,7%, Intel il 7% e Marvell il 7,9%. Sessione negativa anche per Sandisk (-6,3%), Seagate (-6,8%), Micron (-6,1%), Amd (-5,8%) e SK Hynix (-7,5%).
Sul fronte geopolitico, sale la preoccupazione per la stabilità delle forniture di petrolio: gli Houthi hanno preso il controllo dello Stretto di Bab al-Mandeb nel Mar Rosso e hanno attaccato con missili balistici e droni contro la base aerea saudita King Khalid a Khamis Mushait. Inoltre, nei giorni scorsi è stato colpito il principale oleodotto saudita verso il Mar Rosso. Se non verrà riattivato entro pochi giorni, Riyad rischia di esaurire le proprie scorte di petrolio. Intanto, l'Iran ha affermato che un incontro programmato con gli stati del Golfo sul controllo dello Stretto di Hormuz è stato rinviato dall'Arabia Saudita a causa dei recenti eventi in Yemen. In questo contesto il prezzo del petrolio è in rally: il Wti viene scambiato a 104 dollari al barile (+3,7%) e il Brent a 109 dollari (+4,1%).
Per quanto riguarda i Titoli di Stato, il rendimento dei Treasury resta stabile in attesa della riunione di politica monetaria della Fed prevista mercoledì 16 settembre. I mercati attualmente prezzano una probabilità dell'86% che la Fed aumenti il suo tasso di riferimento di 25 punti base mercoledì, con un ulteriore rialzo previsto entro la fine dell'anno. Il rendimento del T-bond decennale è al 4,99%, mentre il trentennale si attesta al 5,37%.
Matthew Ryan, Head of Market Strategy di Ebury, ha modificato la previsione sulla riunione della Federal Reserve di questa settimana e ora si aspetta «un aumento dei tassi di 25 punti base, con la modesta sorpresa al rialzo nei dati sull'inflazione di agosto che ha ridotto l'incertezza intorno alla decisione. Il dato più sostenuto sull'inflazione di fondo, salita allo 0,3% su base mensile, al di sopra delle attese di consenso, suggerisce che le pressioni sottostanti sui prezzi rimangono moderatamente più persistenti di quanto implichi la narrativa sulla disinflazione e dovrebbe essere, a nostro avviso, appena sufficiente a convincere i membri del comitato contrari a un rialzo a cambiare posizione. Gli investitori concordano, con i futures che ora prezzano una probabilità di circa il 90% di un aumento dei tassi mercoledì».
Per l'esperto «la decisione si preannuncia comunque molto combattuta e vediamo ragioni concrete per essere cauti, con i membri più accomodanti del comitato che non sono certo privi di argomenti. I rendimenti dei Treasury continuano a salire: la scorsa settimana il rendimento a 10 anni ha raggiunto i massimi del 2023. Questo rappresenta di per sé una forma di inasprimento delle condizioni finanziarie, riducendo la pressione sulla Fed affinché faccia tutto il lavoro da sola, ma aumenta anche il rischio che un rialzo dei tassi finisca semplicemente per aggravare il selloff in un mercato del debito già sottoposto a forti tensioni. Anche il fattore che sta alimentando l'inflazione rimane uno shock dal lato dell'offerta, piuttosto che un eccesso di domanda, e tassi più elevati non fanno nulla per ridurre i prezzi del petrolio. A nostro avviso, l'argomento più forte a favore di un rialzo non risiede necessariamente nei dati, bensì nella credibilità della Fed, sia nel preservare la propria indipendenza sia nel contrastare l'inflazione».
«I dati sull'inflazione di agosto hanno rafforzato la nostra convinzione che mercoledì la Fed aumenterà i tassi di 25 punti base. Sebbene un rialzo dei tassi appaia probabile, non è ancora una certezza, poiché permane una significativa incertezza sulla funzione di reazione del Fomc», ribadiscono gli strategist di Unicredit. «Con poco più di tre rialzi dei tassi già prezzati dai mercati entro la metà del 2027, sarà fondamentale che la Fed agisca in modo coerente e gestisca con attenzione la comunicazione. Consideriamo la decisione sui tassi di questa settimana un banco di prova per la credibilità della Fed».
- Sicurezza informatica: con l’aumento delle preoccupazioni per l’AI, i titoli del settore sono in crescita. Palo Alto Networks guadagna il 4,9% e CrowdStrike il 5,4%.
- Infrastrutture AI: dopo l’annuncio di Dario Amodei, Hewlett Packard perde l’8,2% e Super Micro Computer il 6,1%.
- Affirm Holdings: le azioni salgono dell’1,6% dopo che Wolfe Research ha alzato il rating a “outperform”. La società ha affermato che si è presentata un’opportunità di acquisto dopo il recente calo del titolo successivo alla pubblicazione dei risultati trimestrali. (riproduzione riservata)