Dopo un’apertura contrastata, alle 16:40 tutte le borse Usa trattano in territorio negativo: Dow Jones -0,4%, S&P 500 -0,2% e Nasdaq 0,1%. Nonostante il rimbalzo di ieri, i mercati si avviano verso una chiusura settimanale in negativo, appesantiti dal rialzo dei tassi d’interesse. Inoltre, anche il petrolio è tornato a salire: il Wti viene scambiato a 103 dollari (+1,4%) e il Brent a 105 dollari (+0,1%)
Restano elevati anche i rendimenti dei Titoli di Stato Usa: il decennale sale di sette punti base al 5%, recuperando parzialmente il calo di otto punti registrato ieri. Il trentennale si attesta al 5,34% e il biennale al 4,75%. Gli operatori continuavano a valutare l'ultima decisione di politica monetaria della Fed e le sue prossime mosse.
Le borse Usa aprono in ordine sparso: il Dow Jones scende dello 0,3%, l’S&P 500 resta invariato e il Nasdaq sale dello 0,4%. I mercati sono poco mossi dopo il rimbalzo registrato ieri in seguito all’aumento dei tassi d’interesse.
«Naturalmente, gli aumenti dei tassi di interesse non produrranno più petrolio o chip, e l’aumento del debito pubblico complicherà le prospettive», ha affermato Mark Haefele, responsabile degli investimenti presso Ubs Global Wealth Management. «Ma negli anni abbiamo imparato che gli investitori non dovrebbero automaticamente presumere che gli shock geopolitici causeranno una debolezza duratura del mercato o che le difficoltà legate al debito influenzeranno negativamente ogni asset. Con una crescita degli utili ancora robusta e costi di inferenza inferiori che stimolano l’adozione dell’AI, riteniamo che i fondamentali a supporto del rally rimangano intatti».
Restano elevati i rendimenti dei Titoli di Stato Usa: il decennale sale di cinque punti base al 4,99%, recuperando parzialmente il calo di otto punti registrato ieri. Il trentennale si attesta al 5,32% e il biennale al 4,74%. Gli operatori continuavano a valutare l'ultima decisione di politica monetaria della Fed e le sue prossime mosse.
La Fed si trova «di fronte a una sfida complessa. Gli shock dal lato dell'offerta sono imprevedibili e, nel breve termine, potrebbero facilmente sia intensificarsi che attenuarsi, mentre gli interventi di politica monetaria hanno un'influenza limitata su questi fenomeni. Al tempo stesso, l'inflazione elevata e la ripresa del mercato del lavoro potrebbero creare tensioni tra i diversi obiettivi del mandato della Banca centrale», afferma Liam Wash, economista di Allianz Global Investors. «Tuttavia, gli shock persistenti che colpiscono le catene di approvvigionamento e il surriscaldamento dell'economia aumentano il rischio che shock inflazionistici temporanei si radichino nell'economia attraverso la dinamica salariale, le politiche di prezzo delle imprese e le aspettative di inflazione. Di fronte alla prospettiva di un'inflazione persistente e superiore all'obiettivo nei prossimi trimestri, è ragionevole attendersi un ulteriore inasprimento della politica monetaria della Fed nei mesi a venire».
Sul fronte geopolitico, continuano gli scontri nello Yemen, mentre nello Stretto di Hormuz sono state colpite due petroliere. Inoltre, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump afferma di essere vicino a una scelta cruciale sull'opportunità di «annientare» i suoi nemici iraniani, dichiarando ai media statunitensi che «tutto può succedere». In questo contesto, il prezzo del petrolio è contrastato: il Wti viene scambiato a 103 dollari al barile (+1%) e il Brent a 104,5 dollari (-0,4%).
La produzione industriale negli Stati Uniti è rimasta invariata ad agosto, dopo un aumento dello 0,2% a luglio. Questo risultato è inferiore alle aspettative del mercato che prevedevano una crescita dello 0,3%. La produzione manifatturiera, che rappresenta circa il 78% della produzione industriale totale, è diminuita dello 0,3%, interrompendo così una serie di aumenti che andava avanti da sette mesi. L'attività mineraria è cresciuta dello 0,1%, mentre la produzione dei servizi di pubblica utilità è aumentata dell'1,8%. L'incremento dei servizi di pubblica utilità è stato trainato dalla maggiore produzione di energia elettrica, che ha più che compensato il calo della produzione di gas naturale.
- Berkshire Hathaway: il titolo cede lo 0,3% dopo l’annuncio delle dimissioni di Warren Buffett dal ruolo di presidente. Al suo posto ci andrà il figlio Howard.
- Steel Dynamics e Nucor: le azioni di entrambi i produttori di acciaio sono in calo dopo che le società hanno pubblicato le previsioni sugli utili del terzo trimestre, che hanno mostrato risultati inferiori alle attese rispetto alle stime di consenso degli analisti interpellati da FactSet. Steel Dynamics cede l’1,1% e Nucor il 2,4%.
- Netflix: Il titolo della piattaforma di streaming perde il 6,8% dopo che Wells Fargo ha declassato la società a «underweight». Gli analisti della banca hanno affermato che i preoccupanti trend di coinvolgimento e la minore qualità dei contenuti previsti per la seconda metà del 2026 porteranno a una minore espansione dei margini nel 2027 e nel 2028.
- Xenon Pharmaceuticals: il titolo crolla del 24,4% dopo che la società ha annunciato la sospensione dell’arruolamento di nuovi pazienti negli studi clinici per il trattamento della depressione bipolare. Sebbene la sospensione sia prevista come temporanea, è stata decisa a causa della scoperta di effetti collaterali neuropsichiatrici durante gli studi.
- Mcdonald’s: la società aumenterà il dividendo trimestrale del 3,8%, portandolo a 1,93 dollari per azione, segnando il 50esimo aumento consecutivo del dividendo annuale della società. L'aumento, da 1,86 dollari per azione, fa sì che la catena di ristoranti entri a far parte dei «Re dei dividendi», un gruppo di società quotate in Borsa che hanno aumentato i propri dividendi annualmente per almeno mezzo secolo. Il nuovo dividendo, pari a 7,72 dollari all'anno, rappresenta un rendimento annuo del 3,1% basato sul prezzo di chiusura di ieri, pari a 248,48 dollari. Il titolo perde lo 0,2%.
- Macom: il titolo sale del 3% dopo che BMO Capital Markets ha alzato il rating a «outperform». Gli analisti hanno affermato che la valutazione di Macom è diventata interessante dopo un calo di oltre il 35% rispetto ai massimi del 2026, nonostante i fondamentali delle sue attività nei settori dei data center, dell’industria e della difesa siano rimasti solidi.
A poco meno di un’ora dall’apertura, i Futures sulle borse Usa sono contrastati: quelli sul Dow Jones scendono dello 0,3%, quelli sull’S&P 500 dello 0,1%, mentre quelli sul Nasdaq salgono dello 0,1%. I mercati sono poco mossi dopo il rimbalzo registrato ieri in seguito all’aumento dei tassi d’interesse.
Per gli strategist di Mps «nonostante il nuovo rialzo dei tassi da parte della Fed, ieri le borse globali hanno chiuso in territorio positivo, sostenute dal calo dei rendimenti obbligazionari e del prezzo del petrolio, oltre che dai segnali di tenuta dell'economia Usa. In Europa gli acquisti si sono concentrati soprattutto sui comparti auto, utility, industriale e bancario, mentre a Wall Street il principale motore del rialzo è stato il settore tecnologico, con forza dei semiconduttori dopo le indicazioni ottimistiche fornite dall'ad di Nvidia». Mentre la seduta odierna si presenta più contrastata: «I future statunitensi restano in rialzo mentre i mercati asiatici hanno registrato prese di profitto diffuse in gran parte dei settori. Il forte andamento dei titoli tecnologici ha comunque contribuito a sostenere gli indici, con il Kospi in progresso di oltre il 2%. Bene anche la Cina sul possibile rinvio dei nuovi dazi da parte degli Stati Uniti a dopo il summit Trump-Xi della prossima settimana», hanno aggiunto gli strategist.
Restano elevati i rendimenti dei Titoli di Stato Usa: il decennale sale di cinque punti base al 4,98%, recuperando parzialmente il calo di otto punti registrato ieri. Il trentennale si attesta al 5,31% e il biennale al 4,74%. Gli operatori continuavano a valutare l'ultima decisione di politica monetaria della Fed e le sue prossime mosse.
La Fed si trova «di fronte a una sfida complessa. Gli shock dal lato dell'offerta sono imprevedibili e, nel breve termine, potrebbero facilmente sia intensificarsi che attenuarsi, mentre gli interventi di politica monetaria hanno un'influenza limitata su questi fenomeni. Al tempo stesso, l'inflazione elevata e la ripresa del mercato del lavoro potrebbero creare tensioni tra i diversi obiettivi del mandato della Banca centrale», afferma Liam Wash, economista di Allianz Global Investors. «Tuttavia, gli shock persistenti che colpiscono le catene di approvvigionamento e il surriscaldamento dell'economia aumentano il rischio che shock inflazionistici temporanei si radichino nell'economia attraverso la dinamica salariale, le politiche di prezzo delle imprese e le aspettative di inflazione. Di fronte alla prospettiva di un'inflazione persistente e superiore all'obiettivo nei prossimi trimestri, è ragionevole attendersi un ulteriore inasprimento della politica monetaria della Fed nei mesi a venire».
Sul fronte geopolitico, continuano gli scontri nello Yemen, mentre nello Stretto di Hormuz sono state colpite due petroliere. Inoltre, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump afferma di essere vicino a una scelta cruciale sull'opportunità di «annientare» i suoi nemici iraniani, dichiarando ai media statunitensi che «tutto può succedere». In questo contesto, il prezzo del petrolio è in leggero calo: il Wti viene scambiato a 102 dollari al barile (-0,1%) e il Brent a 104 dollari (-1%).
- Berkshire Hathaway: il titolo cede lo 0,3% dopo l’annuncio delle dimissioni di Warren Buffett dal ruolo di presidente. Al suo posto ci andrà il figlio Howard.
- Steel Dynamics e Nucor: le azioni di entrambi i produttori di acciaio sono in calo dopo che le società hanno pubblicato le previsioni sugli utili del terzo trimestre, che hanno mostrato risultati inferiori alle attese rispetto alle stime di consenso degli analisti interpellati da FactSet. Steel Dynamics cede il 2,1% e Nucor il 2,3%.
- Netflix: Il titolo della piattaforma di streaming perde il 3,5% dopo che Wells Fargo ha declassato la società a «underweight». Gli analisti della banca hanno affermato che i preoccupanti trend di coinvolgimento e la minore qualità dei contenuti previsti per la seconda metà del 2026 porteranno a una minore espansione dei margini nel 2027 e nel 2028.
- Xenon Pharmaceuticals: il titolo crolla del 23,6% dopo che la società ha annunciato la sospensione dell’arruolamento di nuovi pazienti negli studi clinici per il trattamento della depressione bipolare. Sebbene la sospensione sia prevista come temporanea, è stata decisa a causa della scoperta di effetti collaterali neuropsichiatrici durante gli studi.
- Mcdonald’s: la società aumenterà il dividendo trimestrale del 3,8%, portandolo a 1,93 dollari per azione, segnando il 50esimo aumento consecutivo del dividendo annuale della società. L'aumento, da 1,86 dollari per azione, fa sì che la catena di ristoranti entri a far parte dei «Re dei dividendi», un gruppo di società quotate in Borsa che hanno aumentato i propri dividendi annualmente per almeno mezzo secolo. Il nuovo dividendo, pari a 7,72 dollari all'anno, rappresenta un rendimento annuo del 3,1% basato sul prezzo di chiusura di ieri, pari a 248,48 dollari. Il titolo resta invariato.
- Macom: il titolo sale dell’1,5% dopo che BMO Capital Markets ha alzato il rating a «outperform». Gli analisti hanno affermato che la valutazione di Macom è diventata interessante dopo un calo di oltre il 35% rispetto ai massimi del 2026, nonostante i fondamentali delle sue attività nei settori dei data center, dell’industria e della difesa siano rimasti solidi. (riproduzione riservata)