Le borse Usa chiudono in forte rialzo, trainate dai titoli dei chip e da Microsoft che segna un +15,5% dopo i conti in cui ha battuto le stime trainata dai servizi cloud. Tonfo di Meta, invece, che chiude a -8% dopo i conti deludenti. Apple, in attesa dei conti, scende dell'1,4%.
L'indice Dow Jones guadagna l'1,19% a 52.209 punti, l'S&P sale dell'1,67% a 7.438 punti, mentre il Nasdaq avanza del 2,78% a 25.122 punti.
Quanto alle materie prime, il prezzo del petrolio chiude in calo dopo l'accelerazione di oggi innescata dalla nuova ondata di raid aerei degli Stati Uniti contro l'Iran in risposta agli attacchi contro le forze americane in Medio Oriente, sollevando preoccupazioni per ulteriori interruzioni delle forniture energetiche globali. Le quotazioni del Brent scendono dell'1,61% a quota 89,3 dollari al barile, mentre il Wti al Nymex cala dell'1,1% a 83,55 dollari.
I listini azionari statunitensi trattano in rialzo. Il Dow Jones avanza dello 0,8%, l'S&P 500 dell'1,2% e il Nasdaq Composite del 2,1%.
«La Fed, nella riunione di ieri, non ha sorpreso il mercato, che temeva un aumento dei tassi di interesse, mantenendo fermi i Fed Fund, sebbene la decisione non sia stata unanime e tre membri abbiano votato a favore di un rialzo. Il presidente Kevin Warsh ha ribadito come la lotta all'inflazione sia la priorità dell'Istituto, segnalando che sta monitorando l'effetto dello shock energetico sui prezzi e che, se l'inflazione dovesse rimanere alta, il rialzo dei tassi sarebbe una delle opzioni», affermano gli strategist di Mps.
Gli esperti sottolineano poi che il numero uno della Fed ha evidenziato «come l'impennata autonoma dei rendimenti dei Treasury vista dalla riunione di giugno stia già rendendo più restrittive le condizioni finanziarie, lavorando al posto della Banca centrale. Questo è, secondo il presidente, l'effetto della rimozione della forward guidance. Questa visione ha però innescato una violenta ondata di vendite sulla parte a lunga della curva governativa, portando il rendimento dei Treasury a 30 anni sui massimi dal 2007».
Il movimento, proseguono da Mps, «evidenzia una profonda spaccatura con Wall Street: mentre Warsh loda l'efficienza del mercato, gli operatori vendono i bond e pretendono un premio al rischio più alto, temendo che la Fed sia in ritardo nella lotta all'inflazione».
«La Fed ha lasciato invariati i tassi d'interesse nella riunione di ieri, con tre membri dissenzienti che si sono espressi a favore di un rialzo di 25 punti base. Il presidente della Fed, Kevin Warsh, ha nuovamente evitato di fornire maggiori chiarimenti sulla funzione di reazione della Banca centrale. Questo è problematico perché alimenta i dubbi sulla determinazione della Fed nel contrastare l'inflazione e accresce la volatilità dei mercati finanziari. La reazione alla riunione del Fomc di luglio suggerisce che la pazienza dei mercati è limitata. A meno che le prospettive sull'inflazione non migliorino ulteriormente, l'inazione della Fed rischia di penalizzare il tratto lungo della curva dei rendimenti, che resta inoltre esposto alla persistente pressione derivante dall'aumento dell'offerta di titoli», avvertono poi gli strategist di Unicredit.
Nel frattempo, la tensione geopolitica rimane alta, con gli Usa che, questa notte, hanno risposto all'attacco iraniano di martedì, anche se per il momento non sono state toccate le infrastrutture energetiche, elemento che rappresenterebbe il «punto di non ritorno» del conflitto, concludono da Mps.
Questa sera occhio alle trimestrali di Amazon e Apple, viste le continue pressioni in vendita sul comparto tech.
Oggi è una giornata densa di dati macroeconomici: il reddito personale delle famiglie americane è aumentato dello 0,2% a giugno, dopo il rialzo dello 0,7% di maggio, risultando inferiore all'incremento dello 0,3% atteso dagli economisti. Le spese per consumi personali sono cresciute dello 0,3%, al di sotto dell'aumento dello 0,4% previsto. Al netto dell'inflazione, la spesa reale per consumi personali è aumentata dello 0,4%, dopo il +0,4% del mese precedente, in linea con le attese. Il deflatore è diminuito dello 0,1%, come previsto, portando il tasso annuo al 3,7% dal 4,1% precedente. A maggio l'indice dei prezzi era aumentato dello 0,5% su base mensile. Il deflatore core, che esclude le componenti più volatili di energia e alimentari ed è il parametro d'inflazione più seguito dalla Federal Reserve, è aumentato dello 0,1%, meno del +0,2% atteso.
Il prodotto interno lordo (pil) degli Stati Uniti è aumentato a un tasso annualizzato dell'1,5% nel secondo trimestre del 2026, riferisce il Bureau of Economic Analysis. Nel primo trimestre, il pil era cresciuto del 2,1%. All'espansione del pil nel secondo trimestre hanno contribuito l'aumento dei consumi delle famiglie, degli investimenti e delle esportazioni, che sono stati in parte compensati da una diminuzione della spesa pubblica. Le importazioni, infine, sono aumentate.
Le richieste settimanali di sussidi di disoccupazione negli Stati Uniti (dato destagionalizzato) si sono attestate a quota 197.000 unità, in aumento di 9.000 unità rispetto al dato rivisto della settimana precedente. Lo ha reso noto il Dipartimento del Lavoro statunitense, aggiungendo che il numero di sussidi continuativi è calato di 7.000 unità a quota 1,782 milioni.
- Microsoft vola con un rialzo del 16,66% dopo aver riportato ricavi trimestrali pari a 90,01 miliardi di dollari, superiori agli 87,62 miliardi previsti dagli analisti, secondo i dati di Lseg. La crescita di Azure, pari al 43% a cambi costanti, ha superato le stime di StreetAccount, che indicavano un incremento del 40,2%. La società ha inoltre comunicato che i ricavi di Azure nell'anno fiscale 2026 hanno superato per la prima volta i 100 miliardi di dollari.
- Meta Platforms crolla invece del 9,18% dopo che la società ha riportato un utile per azione di 6,18 dollari nell'ultimo trimestre, inferiore di 1,04 dollari rispetto alle attese degli analisti, secondo Lseg. Meta ha inoltre previsto ricavi per il terzo trimestre compresi tra 61 e 64 miliardi di dollari: il limite inferiore della forchetta è al di sotto dei 63,15 miliardi di dollari stimati dal mercato.
I listini azionari statunitensi trattano in rialzo dopo la discesa di ieri di Wall Street post riunione della Federal Reserve. Il Dow Jones avanza dello 0,6%, l'S&P 500 dell’1,1% e il Nasdaq spicca il volo (+2,3%).