La diretta da Wall Street | Borse Usa chiudono in rialzo: Dow Jones +0,2%, Nasdaq +0,3%. Soffrono le banche
La diretta da Wall Street | Borse Usa chiudono in rialzo: Dow Jones +0,2%, Nasdaq +0,3%. Soffrono le banche
Wall Street regge al nuovo attacco di Trump al presidente della Fed, Jerome Powell, e inizia a concentrarsi sui prossimi appuntamenti 

di Luca Carrello   12/01/2026 15:45

Ftse Mib
45.732,20 17.40.00

+0,03%

Dax 30
25.405,34 23.30.18

+0,57%

Dow Jones
49.590,20 2.14.03

+0,17%

Nasdaq
23.733,90 23.30.00

+0,26%

Euro/Dollaro
1,1662 2.34.50

-0,17%

Spread
66,50 17.29.59

-0,68

Dopo un avvio contrastato Wall Street chiude in rialzo: Dow Jones +0,17%, S&P500 +0,2% e Nasdaq +0,3%. Il recupero è stato tale che Dow Jones e S&P500 hanno toccato nuovi massimi intraday. Le borse americane non sembrano quindi preoccuparsi del nuovo attacco di Trump alla Fed.

La proposta del presidente Usa di limitare i tassi delle carte di credito al 10% per un anno ha causato però cali diffusi nel settore bancario. I critici temono che il piano di Trump per favorire l'accessibilità economica si ritorca contro e limiti i prestiti, danneggiando i consumatori, oltre alla redditività delle banche. Fra i titoli bancari più colpiti, Citigroup ha perso il 3%, Jp Morgan e Bank of America oltre l'1%, mentre le azioni di Capital One sono scese del 7%.

Ore 19. Borse Usa riprendono tono

Dopo aver aperto in rosso, alle 19:00 il Dow Jones cede solo lo 0,1%, mentre l’S&P 500 sale dello 0,1% e il Nasdaq dello 0,4%. Wall Street regge al nuovo attacco di Trump al presidente della Fed, Jerome Powell (leggi sotto), e inizia a concentrarsi sui prossimi appuntamenti. 

Domani, 13 gennaio, partirà la stagione delle trimestrali con i conti di Jp Morgan (-2%). Una giornata centrale anche sul fronte macro con i dati sull’inflazione di dicembre. Nemmeno il contesto geopolitico spaventa i mercati e questo nonostante la repressione sanguinaria delle proteste in Iran e le minacce americane a Cuba. Due nuovi fronti dopo l’arresto del presidente venezuelano Nicolás Maduro da parte degli Stati Uniti. 

Chi sale e chi scende

A Wall Street la seduta non regala grandi spunti. Salgono titoli come Walmart (+3%), Caterpillar (+1,9%), Boing (+1,4%) e Golman Sachs (+0,7%). Ma anche le azioni tech restanto toniche guidate da Nvidia (+1%), Ibm (+1,1%) ed Apple (+0,6%). Seduta in rosso invece per Walt Disney (-2,5%) e per American Express (-4%) e Visa (-1,8%) dopo i limiti invocati da Trump sulle carte di credito (leggi sotto).

L’attacco alla Fed continua ad appesantire il dollaro e a far guadagnare l’euro (il cambio è salito a 1,167, +0,3%), mentre i rendimenti del Treasury decennale tornano stabili al 4,17%. Resta a livello record invece l’oro sopra 4.600 dollari l’oncia, con il petrolio (Brent e Wti +0,3%) in leggero rialzo. 

Ore 17:30. Borse Usa contrastate

Wall Street prosegue la seduta contrastata. Alle 17:30 il Dow Jones cede lo 0,2%, l'S&P 500 è piatto mentre il Nasdaq guadagna lo 0,2%. Le borse americane non sembrano preoccuparsi troppo del nuovo attacco di Trump alla Fed (leggi sotto). Questa volta il presidente americano sembra fare sul serio dopo aver minacciato più volte di licenziare il governatore Powell, senza poi affondare il colpo per timore di tensioni sui mercati e anche perché non avrebbe i poteri per farlo. 

Il presidente della Fed può consolarsi con il sostegno arrivato da diversi suoi predecessori alla guida della Fed (Ben Bernanke, Janet Yellen e Alan Greenspan), da ex segretari al Tesoro (Henry Paulson, Timothy Geithner e Jacob Lew) e da economisti di spicco (Glenn Hubbard, Kenneth Rogoff e Jared Bernstein). Nella loro dichiarazione congiunta si legge che «la presunta inchiesta penale su Powell è un tentativo senza precedenti di utilizzare azioni giudiziarie per minare l’indipendenza della banca centrale».

L’inchiesta penale aperta dal Dipartimento di Giustizia segna comunque un’escalation che però non ha impensierito Wall Street, forse perché arrivata a pochi mesi dalla scadenza del mandato di Powell. Gli effetti si sono visti invece sul bene rifugio per eccellenza, l’oro, che ha toccato un nuovo record superando 4.600 dollari l’oncia. Ma a prendersi la scena è anche Alphabet (+0,3% le azioni classe A), che ha raggiunto i 4 mila miliardi di capitalizzazione.

Ore 15:30. Borse Usa in rosso dopo l’inchiesta su Powell (Fed)

Wall Street apre la seduta in rosso. Alle 15:30 il Dow Jones perde lo 0,9%, l’S&P 500 lo 0,3% e il Nasdaq lo 0,2%. Le borse americane pagano l’indagine penale avviata dal dipartimento di Giustizia contro il presidente della Fed, Jerome Powell. L’inchiesta rischia di minare l’indipendenza della banca centrale americana e ha avuto ripercussioni immediate anche sui Treasury, con i rendimenti del decennale saliti al 4,18%. Anche il dollaro paga pegno e si indebolisce nei confronti dell’euro: il cambio è salito a quota 1,167 (+0,35%). 

Anche perché il nuovo attacco di Donald Trump arriva in un momento delicato per la Fed, che domani 13 gennaio attende i dati sull’inflazione di dicembre. Numeri che arriveranno dopo l’indebolimento del mercato del lavoro (i posti di lavoro aumentano meno del previsto) anche se il tasso di disoccupazione è sceso al 4,4%, più contenuto del 4,5% atteso.

In questo contesto il Cme FedWatch esclude un nuovo taglio dei tassi a gennaio (ora sono al 3,5-3,75%), mentre a fine 2026 l’ipotesi più accreditata è di due sole sforbiciate. Molto dipenderà da Trump, che punta a sostituire Powell con un governatore meno falco. Ecco cinque titoli da monitorare lunedì 12 gennaio.

1. Grana carte di credito per le banche 

Alle 15:30 i titoli delle banche Usa aprono la seduta in rosso. Trump vuole che per un anno i tassi delle carte di credito non superino il 10% perché non vuole che gli americani vengano più «truffati» dalle società del settore. La richiesta del presidente rischia di far perdere miliardi ai colossi del credito e così Citi cede il 2,6%, Jp Morgan l’1,3%, Bank of America l’1% e Wells Fargo l’1,1%. Non un buon modo di iniziare la settimana delle trimestrali bancarie, che partiranno domani 13 gennaio con una nuova pioggia di utili. 

2. Scontro tra Trump ed Exxon Mobil 

Alle 15:30 le azioni Exxon Mobil perdono lo 0,8%. Il colosso petrolifero americano paga lo scontro con Trump, che ha minacciato di tenerlo fuori dal Venezuela e dalle sue immense riserve di greggio. Exxon Mobil è stata la più tiepida davanti alle richieste del presidente americano, che ha esortato le major statunitensi a investire nel Paese del Sud America. Ma il ceo Darren Woods ha chiesto in cambio robuste garanzie visto l’ammontare delle risorse (si parla di oltre 150 miliardi) necessarie per rilanciare l’industria petrolifera locale, suscitando l’ira di Trump. 

3. Walmart sbarca sul Nasdaq

Alle 15:30 il titolo Walmart guadagna il 2,3%. Il gigante delle vendite al dettaglio si prepara a sbarcare sul Nasdaq 100. Entro fine gennaio Walmart sarà quotato sull’indice popolato dai giganti dell’AI, caratterizzati da multipli sempre più stellari stellari. Una svolta per il più grande rivenditore al mondo, che secondo gli analisti potrebbe rendere le sue azioni più richieste.  

4. Alphabet diventa shop assistant

Alle 15:30 le azioni Alphabet aprono piatte. Eppure dopo OpenAI con ChatGpt, anche la holding di Google è pronta ad aiutare i clienti di Walmart a fare shopping. I consigli di acquisto arriveranno da Gemini, il chatbot di Alphabet, ma non è ancora chiaro quando la nuova funzionalità sarà operativa né quali saranno i termini finanziari dell’accordo. Il piano sarebbe quello di partire dagli Usa per poi espandere l’accordo al resto del mondo.

5. Il riscatto di Boeing

Alle 15:30 il titolo Boeing guadagna lo 0,3%. Il colosso americano della difesa, dell’aerospazio e dell’aviazione civile si prepara ad annunciare le consegne più alte di aerei dal 2018 e dovrebbe anche aumentare il numero di 737 Max e 787 Dreamliner prodotti, mossa che l’aiuterebbe a rafforzare la redditività. Per Boeing significherebbe inoltre mettersi alle spalle le falle nella sicurezza che negli ultimi anni ne hanno rovinato la reputazione. (riproduzione riservata)