Le borse americane aprono al ribasso a causa dei rialzi dei prezzi del petrolio (Wti +7% a 84,9 dollari al barile e Brent +6,3% a 87 dollari) e in attesa degli esiti della riunione della Federal Reserve sui tassi di interesse. Il Dow Jones scende dell’1%, l'S&P 500 perde lo 0,4% e il Nadaq è giù dello 0,6%.
Nel frattempo si è interrotta la tregua sugli attacchi in Medio Oriente. Gli Usa hanno dichiarato di aver intercettato e bloccato un attacco missilistico iraniano contro basi militari statunitensi. «A quanto pare si è trattato di un attacco a sorpresa di difficile interpretazione. La reazione sul petrolio è stata immediata con un rialzo delle quotazioni, così come si registrano lievi pressioni al rialzo sui rendimenti», affermano gli strategist di Mps.
Oggi il focus si sposta sulle trimestrali di Microsoft e Meta oltre che sulla riunione del Fomc della Fed, «su cui non mancano coloro che si attendono un rialzo dei tassi. Il mercato lo prezza con una probabilità del 30% e l'osservazione che emerge dall'esperienza storica è che mai la Fed ha sorpreso il mercato con un rialzo quando la probabilità era inferiore al 60%. A nostro avviso la Fed rimarrà ferma e il focus sarà sulle indicazioni - probabilmente scarse data la ritrosia di Kevin Warsh verso la forward guidance - per il futuro alla luce delle nuove tensioni geopolitiche e dell'attesa revisione della metodologia di calcolo del deflatore a settembre, che causerà un calo dell'indice. Unito ai recenti segnali di indebolimento del mercato del lavoro, questo elemento potrebbe rendere non necessari i due rialzi dei tassi prezzati al momento», concludono da Mps.
Gordon Shannon, gestore di portafogli di TwentyFour Asset Management (boutique di Vontobel), si aspetta «una pausa hawkish» nella riunione odierna della Federal Reserve, «anche se esiste una probabilità concreta di un rialzo dei tassi, con i mercati che ne stimano la possibilità al 33%. Sebbene ci attendiamo che la Fed attuerà una stretta monetaria di 25-50 punti base più avanti nel corso dell'anno, l'inflazione di giugno più contenuta e la debole crescita dell'occupazione indicano che il comitato può permettersi di attendere ulteriori dati. L'indice Pce di giugno non sarà pubblicato prima di domani, ma il Fomc potrebbe già avere un'idea chiara del probabile risultato. Se l'indicatore dell'inflazione preferito della banca centrale, che si attesta attualmente a un preoccupante 4,1%, dovesse suggerire che i recenti shock energetici si stanno rivelando più ampi e persistenti del previsto, il comitato potrebbe decidere di agire già ora». L'esperto sottolinea infine che nell'era di Jerome Powell «sarebbe stata estremamente insolita l'assenza di una relativa certezza del mercato alla vigilia della decisione del Fomc, ma questo è un assaggio della riduzione della forward guidance voluta dal presidente Kevin Warsh».
«Tutti gli occhi oggi saranno puntati sull'annuncio del Fomc previsto per questa sera. La nuova escalation della guerra in Iran sta rendendo il contesto sempre più complesso per le Banche centrali, e la Federal Reserve non fa eccezione. Sebbene ci siano state alcune ipotesi su un rialzo dei tassi già oggi, riteniamo più probabile una pausa accompagnata da un tono restrittivo. La sospensione degli attacchi militari nel fine settimana ha allentato la pressione sui prezzi del petrolio e continuiamo a ritenere che i dati economici non giustifichino un orientamento ancora più aggressivo. Gli ultimi dati sull'inflazione sono risultati contenuti, mentre il mercato del lavoro si trova in una situazione di equilibrio che non crea una reale urgenza di aumentare i tassi. Ci aspettiamo quindi che la Fed ricorra ancora una volta a espressioni come 'elevata incertezza' e ribadisca che le decisioni dipenderanno dai dati economici. Questo consentirebbe alla Banca centrale di mantenere la massima flessibilità per eventuali rialzi futuri, senza doverli preannunciare esplicitamente», afferma poi Matthew Ryan, Head of Market Strategy di Ebury.
«I mercati scontano già un aumento dei tassi nella riunione di settembre, per cui la comunicazione dovrà mantenere un'impostazione restrittiva per evitare un indebolimento del dollaro, e riteniamo che la Fed seguirà questa linea. Un'espressione come 'il Fomc resta vigile rispetto ai rischi al rialzo per l'inflazionè permetterebbe di segnalare questa intenzione senza impegnarsi formalmente a nuovi rialzi», conclude l'esperto.
Sul fronte macroeconomico, l'indice che misura il volume delle richieste di mutui negli Stati Uniti è calato del 6,4% nella settimana terminata il 24 luglio, dopo il rialzo dell'1,9% del dato precedente. Secondo la Mortgage Bankers Association (Mba), le domande di mutui per l'acquisto di una nuova casa sono calate del 4%. Le richieste per rifinanziare un mutuo esistente, che sono più sensibili alle variazioni a breve termine dei tassi di interesse, sono invece scese del 10%.
Sul fronte societario:
- Procter & Gamble lascia sul terreno il 3,62% dopo che i ricavi trimestrali sono risultati inferiori alle attese degli analisti. Nel quarto trimestre fiscale, il gruppo ha registrato un fatturato di 21,2 miliardi di dollari, leggermente sotto la stima di 21,38 miliardi elaborata da Lseg. Anche l'utile netto è sceso, attestandosi a 3,04 miliardi di dollari, rispetto ai 3,62 miliardi dello stesso periodo dell'anno precedente.
- GE HealthCare Technologies sale dell'11,03% dopo che il gruppo specializzato in tecnologie sanitarie ha riportato un utile per azione rettificato di 1,13 dollari nel secondo trimestre, superiore al consenso di 1,04 dollari raccolto da FactSet. La società ha inoltre confermato le proprie previsioni sugli utili per l'intero 2026.
- Ford Motor sale del 5,05% dopo che la casa automobilistica ha pubblicato un utile rettificato del secondo trimestre superiore alle aspettative e ha migliorato le previsioni sugli utili per il 2026. I ricavi della divisione automobilistica, tuttavia, sono risultati leggermente inferiori alle stime degli analisti interpellati da Lseg. (riproduzione riservata)