Prima l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia nel 2022, poi la crisi in Palestina dell’ottobre 2023, e adesso l’attacco di Stati Uniti e Israele contro l’Iran. La guerra è tornata con prepotenza nelle cronache quotidiane e in cima alle agende dei decisori politici, che per il riarmo – soprattutto in Europa – sono pronti a mettere in campo centinaia di miliardi di euro di risorse.
Il tutto a vantaggio delle aziende del settore: tanto che l’indice Stoxx Europe Total Market Aerospace & Defense negli ultimi cinque anni ha messo a segno un total return del 286%, cioè il 31,5% annualizzato. Questa corsa ha portato di riflesso a valutazioni elevate: lo stesso indice, che include aziende del Vecchio continente tra cui l’italiana Leonardo, tratta a 31 volte gli utili attesi, contro le 14 dell’indice Msci Europe.
Il focus potrebbe peraltro spostarsi presto anche sulle società a piccola e media capitalizzazione, come spiega René M. Petersen, lead portfolio manager della strategia Empower Europe di Nordea Am (si veda articolo nella pagina a fianco): «Nel contesto attuale trovano spazio anche società small e mid-cap, come i fornitori tecnologici specializzati: la loro integrazione nelle catene del valore locali le colloca al centro della nuova agenda europea sulla sicurezza».
Il rally della difesa è stato cavalcato dalle società di gestione che, negli ultimi mesi, hanno immesso sul mercato una gran quantità di prodotti di risparmio dedicati. Ultima in ordine di tempo è stata Wisdomtree, che ha quotato su varie borse (tra cui Milano) gli Etf Asia Defence e Global Defence, con costi annui (ter) dello 0,5% e 0,4%.
La tabella Fida in basso raccoglie i primi dieci comparti per rendimento nel 2026, in gran parte Etf. Il loro rendimento medio da gennaio è del 7,4%, che passa al 31,8% a un anno anche se solo cinque prodotti hanno un track record di almeno 12 mesi. Le commissioni medie annue sono pari allo 0,7%: piuttosto basse per dei prodotti azionari, anche se non va dimenticato che la maggior parte del campione è composto da Etf.
Hanetf si è specializzata nel settore e compare in tabella con tre Etf: Future of Defence Indo-Pacific ex-China (+18,1% nel 2026, costi dello 0,69%), Future of European Defence Screened (+3,8% e costi dello 0,39% e Future of Defence (+2,4%, commissioni dello 0,49%). «Più che esaurito, possiamo dire che il ciclo è entrato in una fase diversa», evidenzia la Southern Europe sales manager Roberta Basili.
«La prima tranche del movimento è stata guidata da una rivalutazione del settore, dove anni di sottoperformance hanno lasciato spazio a un repricing rapido, alimentato dal nuovo contesto geopolitico. Oggi il focus si sposta sui fondamentali». In particolare, aggiunge la money manager, «acquistano maggiore rilevanza indicatori come il flusso di cassa libero e la visibilità degli ordini».
Punta sugli Etf passivi anche VanEck, con il comparto Defense (+9% da gennaio, commissioni dello 0,55%). Secondo Dmitrii Ponomarev, product manager della società di gestione, la difesa ha ancora fiato per correre, per un semplice motivo: «Gli ordini arretrati dei principali appaltatori superano ormai i due anni di ricavi futuri, a sostegno della visibilità dei ricavi a più lungo termine». Al contempo c’è però un fattore di rischio: «I singoli titoli dipendono in modo particolare dagli appalti governativi, il che può aumentarne la volatilità. Investire in un portafoglio più ampio nel settore della difesa può aiutare a diversificare l'esposizione».
BG Fund Management (Banca Generali) si approccia al megatrend con un fondo comune attivo, il Lux Im Space & Defense (+6,2% di rendimento con costi del 2,1%). Luigi Capezzone, co-chief investment officer e head of investment strategies and solutions, ritiene che oggi le opportunità oggi si concentrino nei segmenti a più alto contenuto tecnologico. «Droni, difesa anti-drone, guerra elettronica, cybersecurity, sensoristica avanzata e spazio sono i veri motori di crescita».
Proprio lo spazio, secondo il money manager, merita un’attenzione speciale: «La drastica riduzione dei costi di lancio ha innescato per lo spazio lo stesso effetto che la miniaturizzazione ha avuto sui semiconduttori: nel nostro fondo abbiamo costruito un portafoglio di circa 70 titoli che combina grandi player della difesa con società dell’economia spaziale».
Seppur non presente in tabella anche Cpr Am (gruppo Amundi) è attiva nell’asset class. Damien Mariette, senior manager dei fondi European Strategic Autonomy e Europe Defense Strategies, invita a considerare il settore in portafoglio con un approccio di tipo growth. La difesa «sta diventando un settore ad alta crescita, sostenuto da una forte dinamica degli ordini destinata a proseguire, nonché da un chiaro impegno politico nell’affrontare le sfide future in materia di sicurezza».
Alla luce di questo scenario, «le valutazioni trattano ora con un premio rispetto alla media storica: il processo di selezione diventa più discriminante ed è necessario tenere conto dell’esposizione geografica, del portafoglio ordini e delle prospettive di crescita». (riproduzione riservata)