La crisi dei giganti della consulenza e il boom del «modello Fti»: così l’AI riscrive le regole del settore
La crisi dei giganti della consulenza e il boom del «modello Fti»: così l’AI riscrive le regole del settore
Mentre i colossi tradizionali riducono gli organici e addestrano algoritmi, il gruppo guidato da Gunby registra ricavi record e accelera la sua espansione in Italia 

di di Alessandro Carollo 08/11/2026 11:00

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Per quasi un secolo il modello è rimasto lo stesso: piramidi di partner sostenute da schiere di giovani analisti, parcelle calcolate in giornate-uomo, presentazioni-bussola che indicavano al vertice delle aziende le direzioni strategiche. Oggi quella piramide si sta assottigliando in fretta. McKinsey, che quest’anno compie cent’anni, è passata da circa 45mila dipendenti a fine 2023 a circa 40mila nel 2025: la contrazione più forte della sua storia. In compenso ha raccontato a gennaio il global managing partner Bob Sternfels, accanto ai 40mila consulenti in carne e ossa lavorano circa 20mila agenti di intelligenza artificiale. L’obiettivo è arrivare a un agente per ogni dipendente nel giro di un anno e mezzo.

Non cambiano solo gli organici. Secondo Bloomberg, circa 150 ex consulenti di McKinsey, Bcg e Bain sono stati ingaggiati per addestrare modelli di intelligenza artificiale proprio sui compiti tipici dei junior: quelli su cui, per decenni, le grandi case hanno costruito i propri margini. Chi cresce, cresce sull’AI. Bcg ha chiuso il 2025 con ricavi per 14,4 miliardi di dollari, e oltre il 40% del fatturato arriva ormai da servizi legati a tecnologia e intelligenza artificiale. Bain dichiara che l’AI rappresenta già il 30% del business e punta al 50% nei prossimi anni.

Come cambia il modello di business

Ma in questo spazio si fanno largo società con un modello di business diverso. Non la slide che disegna la strategia, ma il consulente che entra in azienda quando c’è da gestire una crisi, un contenzioso, un’operazione straordinaria, una ristrutturazione del debito, un attacco reputazionale o informatico. È il terreno di società come Alvarez & Marsal, AlixPartners e, in particolare, Fti Consulting, società quotata al Nyse che offre servizi di advisory specialistici e che ha appena comunicato di aver raggiunto un risultato record nei suoi 44 anni di storia.

Giovedì 29 ottobre, per la prima volta in un quarter ha superato il miliardo di fatturato. E la capitalizzazione di borsa ha superato 5 miliardi di dollari. Discontinuità e trasformazione sono nel dna della società, nata nel 1982 come Forensic Technologies International. Sotto la guida di Steven Gunby, ceo e chairman, la previsione di fatturato a fine 2026 è tra 3,9 e 4,1 miliardi di dollari rispetto ai 3,7 miliardi del 2025. «I risultati di bilancio record in questo trimestre riflettono la forza e l'ampiezza della nostra piattaforma globale», sostiene Gunby. «In un mondo che affronta grandi cambiamenti e sconvolgimenti, i nostri clienti si rivolgono sempre di più a noi per la profondità e l'ampiezza delle nostre competenze».

La scommessa di Forensic Technologies International

All’avvio dell’attività, la società forniva periti nei contenziosi e presentazioni visive che spiegassero alle giurie nei processi, questioni tecniche complesse con l’ausilio della tecnologia all’avanguardia. Oggi sono cinque i business di Fti. Accanto agli originali Forensic-Litigation e Consulenza Economica, l’offerta si è allargata in modo circolare e integrato anche al Corporate Finance (risanamento e ristrutturazione), alla Comunicazione Strategica (Reputazione Corporate e Transazioni) e alla Tecnologia (Intelligenza Artificiale e Cybersecurity).

Questa inedita composizione dell’offerta posiziona Fti in un segmento unico rispetto ai big storici: McKinsey, BCG, Bain e le Big Four della revisione e della consulenza. Alcuni esempi illustrano bene l'ampio ventaglio di servizi del gruppo. Gli esperti di Fti in Usa hanno lavorato per il Trustee Irving Picard e il suo legale Baker Hostetler a recuperare oltre 15,3 miliardi di dollari, più dell’80% dei fondi sottratti da Bernie Madoff. Fti Consulting ha affiancato BlackRock in attività di consulenza strategica, tecnica e commerciale in ambito AI, tra cui la due diligence su piattaforme avanzate di agentic AI. Nel Medio Oriente è stata coinvolta nell’acquisizione della piattaforma fintech Beehive Group e, in Europa, ha assistito Scandinavian Airlines nella ristrutturazione del debito.

E ora Fti punta sull’Italia

Da 12 anni nel cda di Fti siede l’italiano Claudio Costamagna, ex Goldman Sachs, presidente di Cdp, oggi a capo della sua boutique CC & Soci, che dal 2025 ne è anche lead independent director. «Fti opera in un terreno di anticiclicità perenne», dice Costamagna. «E per questo, oltre ad avere registrato una crescita del 350% nei dieci anni in cui siedo nel board, l’unico di una quotata, si è sviluppata fuori dagli Usa e, attraendo talenti, ha avvisto un percorso di crescita da sei mesi anche in Italia, dove, oltre ai grandi gruppi, puntiamo su imprese familiari di dimensione media».

Costamagna non è il solo italiano in ditta: tra gli 8.100 professionisti sparsi in 32 paesi c’è il napoletano Claudio Calvino come Global Head of Data Science, che cura l’offerta AI per l’Europa da Londra e che presto si sposterà in Italia, dove c’è un altro protagonista del mondo del Corporate Finance, Emanuele Grasso, rientrato per guidare lo sviluppo delle attività Italiane dopo 12 anni da New York, dove ha aiutato tra l’altro anche big italiane come Intesa Sanpaolo a Generali.

Di recente Fti in Italia ha prestato consulenza per la ristrutturazione del gruppo Pizzarotti e oggi affianca alcuni soggetti coinvolti in procedure di concordato preventivo, tra cui The Italian Sea Group (Tisg). «Abbiamo impostato i nostri piani di crescita seguendo il concetto di Evolvit da proporre ai nostri interlocutori italiani, sia nel mondo bancario e finanziario sia in quello corporate», dice Grasso, che, dal suo arrivo a maggio, ha accelerato le assunzioni nelle aree Energy, Turnaround e Transformation. «Si parla di trasformazione estesa, che unisce svolte industriali tramite ristrutturazione, lo stimolo all’adozione dell’AI nel core business, il passaggio generazionale nelle imprese e il supporto ai fondi di private equity nella valorizzazione del proprio portafoglio di partecipazioni». (riproduzione riservata)