La cessione della più grande raffineria italiana, l’Isab di Priolo, al gruppo Ludoil della famiglia Ammaturo accende la corsa alla produzione di jet fuel e in prospettiva di Saf (Sustainable Aviation Fuel), il carburante sostenibile per gli aerei che sarà sempre più richiesto sul mercato sia per gli obblighi di decarbonizzazione del trasporto aereo fissati da Bruxelles sia perché la chiusura dello stretto di Hormuz ha dimostrato che le forniture tradizionali sono vulnerabili agli shock geopolitici. Dai piani di Ludoil per la nuova Isab a quelli in pieno sviluppo delle bio-raffinerie di Enilive (Eni) fino alle scelte strategiche del gruppo algerino Sonatrach di privilegiare gli aeroporti italiani, il mercato è in fermento: una competizione con riflessi positivi per la sicurezza delle forniture nazionali.
Il colosso di Algeri, già al centro di una partnership strategica con Eni per gli approvvigionamenti di gas all’Italia e in buoni rapporti col governo Meloni, ha giocato d’anticipo: nell’impianto di Augusta (Siracusa), gestito dalla controllata Sri (Sonatrach Raffineria Italiana), sta aumentando a doppia cifra la quota di carburante per l’aviazione.
Secondo fonti industriali, nei primi quattro mesi del 2026 la produzione di jet fuel della raffineria è salita a 226 mila tonnellate, il 33% in più rispetto alla media dello stesso periodo del biennio 2023-2024. Ma l’aspetto più interessante è che sono aumentati i volumi destinati al mercato italiano attraverso la rete logistica del gruppo, con spedizioni via autobotte cresciute del 40% dalla raffineria siciliana e del 115% dal deposito di Napoli rispetto alla media dei due anni precedenti. Per stare al passo Sonatrach Raffineria Italiana sta spingendo le spedizioni al limite massimo: ad Augusta la capacità di carico ha già raggiunto il record assoluto di oltre 90 autobotti al giorno.
La strategia di Sri si può riassumere in due punti: massimizzare la copertura della domanda italiana di jet fuel; limitare fino ad azzerarle le esportazioni, compatibilmente con gli obblighi contrattuali e logistici. Priorità quindi al rifornimento degli aeroporti nazionali, in particolare quelli di Napoli, Catania e Palermo.
Se il gruppo algerino vuole presidiare il mercato del jet fuel tradizionale, la corsa si sta già spostando sul Saf, il carburante sostenibile che Bruxelles considera uno degli strumenti chiave per ridurre le emissioni del trasporto aereo. La domanda è destinata a crescere progressivamente con l’entrata in vigore degli obblighi europei di miscelazione e gli operatori stanno accelerando gli investimenti per conquistare quote di un mercato ancora agli inizi, ma considerato tra i più promettenti della transizione energetica.
Eni, che già produce jet fuel classico, con Enlive punta a superare entro il 2030 quota 2 milioni di tonnellate annue di Saf. Nel 2025 la controllata di Eni ha raggiunto una capacità produttiva annua in purezza pari a 400 mila tonnellate nella bioraffineria di Gela e prevede di ampliare la propria capacità attraverso nuovi impianti e conversioni industriali, compresi i progetti allo studio a Priolo (Siracusa) e Sannazzaro (Pavia). Proprio ai piani per la produzione di Saf il mercato ha attribuito gran parte dell’appeal che la cessione di una quota di minoranza di Enilive da parte di Eni ha esercitato sui fondi, fino all’affermazione di Kkr, che nel frattempo si è portato al 30%. Nei documenti finanziari si legge che per il Saf la società «persegue la creazione di valore nel mercato nazionale ma anche l’espansione della propria presenza all’estero con l’ingresso in ulteriori aeroporti internazionali dopo i sei nuovi scali negli ultimi due anni: Parigi, Francoforte, Hong Kong, Zurigo, Amsterdam e Singapore».
Punta sul biojet anche Ludoil. Il gruppo, fresco aggiudicatario del 51% di Isab, nel 2025 ha rafforzato la collaborazione con Ita Airways (che intanto utilizzerà lAI per risparmiare) per i carburanti avio e ha ampliato la presenza negli scali di Fiumicino, Pisa e Ciampino. Nel medio-termine la produzione di Saf sarà uno dei cardini dell’evoluzione di Isab verso i carburanti a minore intensità carbonica.
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