Oggi, mentre si sta per designare il nuovo presidente della Consob che succederà a Paolo Savona (il cui mandato, non rinnovabile, scadrà L’8 marzo), appare utile ricordare i principali momenti delle presidenze di oltre mezzo secolo dell'authority.
I primi passi della Consob furono compiuti con vertici e personale distaccati: quanto ai primi, si trattava di due magistrati che, nella loro sede, avevano un telefono in comune, per di più installato a distanza dal loro ufficio. Poi vi fu il breve periodo di presidenza di un autorevole giurista, Guido Rossi, il quale, per reazione alla mancata approvazione da parte del governo del Regolamento del personale, rassegnò le dimissioni.
Iniziò un nuovo periodo con la nomina al vertice di Vincenzo Milazzo, proveniente dal Tesoro dove aveva ricoperto la carica di Ragioniere Generale, famoso per la giusta ossessione dei numeri annotati manualmente e per un'unghia particolarmente lunga e curata del mignolo della mano destra, come in un lontano passato si usava.
Fu una fase senza infamia e senza lode. Per una svolta istituzionale e organizzativa si dovette attendere la nomina di Franco Piga, già presidente del Consiglio di Stato, docente di Diritto Amministrativo.
Fu promossa una legge di riforma alla metà degli anni ‘80 che rafforzò il ruolo istituzionale di controllo, potenziò l'autonomia organizzativa, mentre lo status normativo ed economico del personale veniva disciplinato facendo riferimento al contratto collettivo di lavoro della Banca d'Italia.
Era l'epoca in cui sul mercato comparivano i primi prodotti dell'innovazione finanziaria, ma al suddetto rafforzamento istituzionale non faceva ancora riscontro l'introduzione di pur necessarie regole che superassero il Far West dei mercati avviando l'adozione di obblighi di trasparenza e correttezza, che poi arriveranno negli iniziali anni ‘90 con le sim, le società di investimento mobiliare, le sanzioni per l'insider trading, la disciplina delle opa, la trasparenza bancaria e, prima ancora, con la legislazione antitrust.
Dopo l'insorgere di alcuni problemi che toccarono anche la gestione Piga e le vicende del suo successore Bruno Pazzi, coinvolto in un grave caso giudiziario, iniziò un veramente nuovo periodo di efficiente svolgimento dei compiti e di valorizzazione dell'autonomia istituzionale ancorché non compiutamente assicurata dalla legge, relativamente al mercato, alle società in generale, e alle banche.
È il periodo delle presidenze di Enzo Berlanda, Tommaso Padoa-Schioppa, Luigi Spaventa: personaggi di grande esperienza e di elevata competenza con un alto senso istituzionale e con autonomia intellettuale.
Seguì la presidenza di Lamberto Cardia, che incrociò complessi casi, a cominciare da quello concernente Parmalat, in cui si riuscì a tirare in ballo la Banca d'Italia sul piano di presunte responsabilità, quando i problemi riguardavano invece soprattutto la Consob e la sua capacità ispettiva.
Emergevano comunque la non compiuta autonomia istituzionale, stanti i rapporti previsti dalla legge con il Tesoro, e la inadeguatezza dei mezzi per gli interventi sul campo.
Seguiranno la presidenza di Giuseppe Vegas, che portò nella Consob la propria esperienza anche di parlamentare impegnato su temi economici, e quella brevissima di Mario Nava, un esponente, noto per la sua professionalità, molto stimato, con un alto incarico nella Commissione Ue, che si dimise a seguito di una querelle priva di fondamento insorta per il mantenimento del suo ruolo anche nella Commissione.
Poi fu la volta di Paolo Savona. Dei meriti, dello straordinario livello culturale, dell'eccezionale curriculum di questa personalità abbiamo scritto molto spesso su queste colonne e, soprattutto, dell'opera svolta nell'authority in nome di una rigorosa autonomia istituzionale e intellettuale.
Non sarebbe affatto fuori luogo se, in relazione alla nomina del successore, si ascoltasse l'opinione di Savona su che cosa manca ancora sul piano dell'autonomia e delle risorse, sui rapporti con l'autorità giudiziaria e con le strutture del mercato e sulle strade che siano state aperte in relazione alle trasformazioni finanziarie e societarie. (riproduzione riservata)