La consegna non paga: il modello Glovo e Deliveroo tra perdite, rider sottopagati e conti fragili
La consegna non paga: il modello Glovo e Deliveroo tra perdite, rider sottopagati e conti fragili
Il food delivery resce nei volumi ma fatica a generare profitti. I bilanci di Glovo, Deliveroo e dei gruppi globali mostrano utili ridotti o perdite, mentre resta aperto il nodo del costo del lavoro dei rider

di di Fabio Pavesi 07/03/2026 15:00

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Grandi fatturati ma margini in perdita se non risibili. Uguale: lavoratori, o meglio rider, sottopagati, sfruttati e con remunerazioni al di sotto della soglia di povertà.Sembra questo l’assioma che regge il business del food delivery il business del food delivery o del cibo a domicilio che dir si voglia, finiti nel mirino di recente dalla Procura di Milano che ha disposto la custodia giudiziaria, dopo una lunga indagine, per i marchi di Glovo (attraverso la controllata Foodinho srl) e Deliveroo Italy accusati appunto di sfruttamento di manodopera.

I famosi bike rider che lavorano con turni massacranti, pagati 2-3 euro a consegna e che pur essendo di fatto inseriti in un’organizzazione aziendale a tutto tondo non hanno un contratto di lavoro subordinato, ma vengono fatti figurare come lavoratori autonomi a partiva iva. Senza quindi le tutele e le garanzie della subordinazione. Una nuova ma nemmeno troppo vecchia forma di schiavismo dell’era della new economy. Perché in realtà la consegna di pasti a domicilio esplosa con il Covid ha tutto il sapore della old economy.

In effetti a guardare i conti dei big del comparto si ha la controprova di questa situazione. Un business model, labour intensive, che ha prezzi unitari risicati, margini all’osso e per stare in piedi oltre a risparmiare oltremodo sui fattorini delle consegne deve produrre alti volumi di vendita.

L'analisi dei bilanci: il caso Foodinho e Glovo

A ben vedere i fatturati crescono ogni anno che passa, ma i costi complessivi mandano in rosso i conti. Il caso più eclatante è quello di Foodinho, la controllante del marchio Glovo in Italia, che pare non venire a capo di una grave crisi. I bilanci purtroppo depositati e reperibili pubblicamente sono più che datati e non è dato sapere se nel frattempo la situazione sia migliorata.

Nel caso di Foodinho Srl il bilancio (l’ultimo disponibile) risale addirittura al 2022. Un’era geologica fa con la società che ha segnato nell’ultima riga di bilancio 50 milioni di perdite su un fatturato quell’anno di 147 milioni. Un passivo non da poco, pur con i ricavi in forte crescita da 113 milioni del 2021. Ma anche nel 2021 la perdita netta non fu dissimile, dato che il rosso fu di 48 milioni.

Perdite ingenti che hanno tra l’altro portato il patrimonio in territorio negativo per 23,6 milioni. I costi mandavano già in rosso i conti a livello di margine operativo lordo. Ovvio che qualcuno avrà dovuto ricapitalizzare. E quel qualcuno è quella lunga filiera societaria che vede il marchio Glovo, nato in Spagna, ma oggi posseduto dal gigante tedesco quotato in borsa, Delivery Hero. Che appunto ha acquisito tempo fa Glovo.

Una multinazionale delle consegne di cibo a domicilio che nel 2023 ha dovuto iniettare 63 milioni in Foodinho per rimettere in piedi il capitale bruciato dalle continue perdite.Non che il colosso tedesco che opera a livello globale se la passi poi così bene.Delivery Hero essendo quotata ha dati puntuali. L’ultima semestrale del 2025 mostra ricavi per 7,2 miliardi di euro, ma con un ebitda di soli 410 milioni e un free cash flow di 96 milioni. Poca cosa a livello di marginalità. E le stime per l’intero 2025, mostrate dal consenso degli analisti raccolto da S&P Global Market Intelligence, indicano ricavi annui per 14,2 miliardi con un ebitda in crescita a 910 milioni e un utile netto stimato in 142 milioni.

La prima volta dopo anni di perdite che il gruppo tedesco riesce a essere profittevole, anche se a livello dell’1% del fatturato. Già perché fino all’anno scorso il gruppo proveniva da una lunga catena di rosso di bilancio. Nel 2024 ha perso 880 milioni di euro, l’anno prima 2,3 miliardi e se scorriamo indietro nel tempo nel 2022 la perdita fu di 3 miliardi. Cumulati tra loro il passivo di conto economico del gigante del delivery globale presenta un conto negativo che supera i 7 miliardi negli anni dal 2022 al 2024. Ora è arrivato il primo utile, ma da qui ad avere una società profittevole ce ne corre e altro tempo dovrà passare.

La situazione di Deliveroo Italy e il controllo di DoorDash

Tornando in Italia va un po’ meglio la situazione di Deliveroo Italy per la quale il Gip ha comunque convalidato la custodia giudiziaria sulla base dell’inchiesta della Procura di Milano. Il gruppo che opera nel nostro Paese con una Srl ha anch’esso bilanci pubblici pluri-datati.

L’ultimo disponibile risale al 2023. In quell’anno Deliveroo Italy ha prodotto utili per 3,5 milioni su un fatturato di 182 milioni in progresso dai 168 del 2022 quando portò a casa altri 3,6 milioni di profitti netti. La gestione industriale non è certo redditizia con un peso del mol di meno del 2% sui ricavi. Sorprende invece un certo attivismo finanziario. La società aveva immobilizzazioni finanziarie per 39 milioni di euro: soldi investiti in fondi comuni, che forse sarebbero più utili nella gestione caratteristica.

Anche Deliveroo Italia è una delle controllate sparse per il mondo del gruppo britannico Deliveroo che è stato acquisito dal colosso statunitense della ristorazione DoorDash. Una filiera che vede Deliveroo Italy controllata da Roofoods, a sua volta controllata da Deliveroo Ltd fino ad arrivare, risalendo nel controllo, a DoorDash. Che in meglio replica le difficoltà dei giganti del food delivery mondiale. DoorDash ha chiuso il 2025 per il secondo anno in utile per 935 milioni su 13,7 miliardi di fatturato globale. Nel 2024 gli utili furono di soli 120 milioni e prima ancora DoorDash si portava dietro perdite cumulate per oltre 2,2 miliardi dal 2021.

Come si vede non certo un business dalla grande attrattività finanziaria. In pratica, come se stessero tutti uscendo ora dalle fasi di start up e comincino a produrre reddito. Che resta comunque assai povero in rapporto ai valori dei fatturati. Già, ma quanto incide per tornare al tema dello sfruttamento massivo dei rider il dare a chi lavora una retribuzione dignitosa e che abbia le caratteristiche e le tutele del lavoro subordinato?

Il costo della regolarizzazione dei rider

Una prova la fornisce proprio una delle aziende commissariate di recente. Nel bilancio di Foodinho, dopo che già negli anni passati le aziende del food delivery in Italia erano state passate al setaccio dagli ispettori del lavoro, si scopre che la società ha fatto qualche conto sugli oneri eventuali della messa in subordinazione dei fattorini. Ebbene l’azienda ha stanziato un fondo rischi in caso di soccombenza futura di 21,5 milioni di euro per le annate dal 2016 al 2020. E altri 7 milioni per il 2021 e 10 milioni per il 2022. Facendo il totale per le sei annate si arriva a quantificare l’eventuale esborso in poco meno di 40 milioni. Questo secondo l’ultimo bilancio disponibile.

Just Eat: il modello del lavoro subordinato

Ma c’è anche un esempio virtuoso. L’unica società di delivery in Italia che ha affrontato di petto il problema, trasformando i fattorini da autonomi a subordinati secondo il Contratto nazionale di lavoro del settore logistica e trasporti è stata nel 2021 Just Eat.

Qualche ripercussione sui conti si è vista. La società, posseduta dall’omonimo gruppo olandese, ha chiuso il 2024 con un piccolo utile di 975 mila euro, dopo che nel 2023 i profitti erano stati di 3,4 milioni. Il fatturato del 2024 è stato di 98 milioni di euro e l’azienda pare in salute dato che ha portato a nuovo utili per 11 milioni generati negli anni scorsi.Alla fine, come si vede, quello del delivery è un business dagli alti volumi e dai bassi margini che può comunque stare in piedi senza per questo ricorrere alle forme di schiavismo dei fattorini contemporanee. (riproduzione riservata)