Per certi versi è la fine di un’epoca. Con la nomina del nuovo Elemosiniere apostolico, Papa Leone XIV imprime una svolta simbolica a uno degli uffici più concreti e visibili della carità pontificia. A guidare l’Elemosineria sarà monsignor Luis Marín de San Martín, agostiniano spagnolo di Madrid, chiamato a raccogliere l’eredità del cardinale Konrad Krajewski, destinato ora alla guida dell’arcidiocesi di Lodz, in Polonia.
Per il porporato polacco si tratta di un ritorno a casa dopo quasi tredici anni trascorsi a Roma come braccio operativo della carità dei Pontefici. Una stagione lunga e intensa, iniziata nel 2013 con Papa Francesco e proseguita negli anni in cui l’Elemosineria apostolica è diventata uno dei simboli più evidenti della «Chiesa in uscita».
A Roma Krajewski è diventato una delle figure più riconoscibili del pontificato di Francesco. Non solo per il ruolo istituzionale e fedelissimo di Bergoglio, ma per uno stile pastorale che lo ha portato a intervenire personalmente nelle situazioni di maggiore fragilità sociale: tra i senzatetto, nelle periferie della Capitale, nei dormitori e nei luoghi dell’emarginazione urbana.
Non a caso è stato soprannominato il cardinale dei poveri. Un titolo informale ma efficace nel raccontare un modo di intendere la missione dell’Elemosineria: non soltanto gestione di aiuti e donazioni, ma presenza fisica tra gli ultimi.
Il porporato polacco, nato e formatosi nella Chiesa di Giovanni Paolo II, ha attraversato tre pontificati. Per anni fu uno dei cerimonieri del Papa polacco e rimase accanto a lui fino agli ultimi momenti della sua vita, il 2 aprile 2005. In seguito continuò il servizio nella Curia anche durante il pontificato di Benedetto XVI, prima della svolta del 2013 con Francesco, che lo scelse come Elemosiniere apostolico.
Negli ultimi anni la sua attività si è concentrata soprattutto sull’Ucraina. Dall’inizio dell’invasione russa Krajewski si è recato nel Paese almeno dieci volte per portare aiuti e testimoniare la vicinanza del Papa al «martoriato popolo ucraino». Viaggi spesso compiuti in condizioni difficili e rischiose. Nel 2022 il cardinale rimase coinvolto in una sparatoria mentre distribuiva aiuti umanitari. Non fu ferito, ma l’episodio rese evidente quanto l’impegno della diplomazia umanitaria vaticana potesse spingersi fino alle zone di conflitto.
L’Ucraina, i senzatetto di Roma, le missioni in Terra Santa: l’azione di Krajewski ha ampliato negli anni il raggio operativo dell’Elemosineria, trasformandola sempre più in uno strumento di intervento rapido della Santa Sede nelle emergenze sociali e umanitarie.
«Ho fatto anche molti errori», ha ammesso lo stesso cardinale «ma sempre in buona fede. Il Papa mi ha sempre capito e perdonato», ha detto tracciando un bilancio della sua esperienza da elemosiniere.
A raccogliere il testimone sarà ora monsignor Luis Marín de San Martín. Agostiniano, originario di Madrid, il nuovo Elemosiniere è legato al Pontefice da un rapporto di lunga data.
Nel 2008 fu chiamato a Roma proprio da Robert Francis Prevost, allora priore generale dell’Ordine di Sant’Agostino per lavorare all’Archivio generale dell’ordine e collaborare con diverse commissioni della Curia agostiniana.
Il rapporto si è consolidato negli anni successivi. Durante il ministero episcopale di Prevost a Chiclayo, in Perù, Marín de San Martín fu invitato più volte nel Paese sudamericano per occuparsi della formazione del clero locale.
Un percorso che spiega in parte la scelta del Pontefice: affidare un dicastero strategico a una figura di fiducia, con una solida esperienza ecclesiale e una sensibilità pastorale già maturata accanto a lui.
Le prime parole del nuovo Elemosiniere sono arrivate attraverso un messaggio pubblicato sui social. «Inizio ora il mio cammino come Elemosiniere apostolico e prefetto del Dicastero per il servizio della carità. Servizio bellissimo ed esigente», ha scritto.
Marín de San Martín ha reso omaggio al lavoro del suo predecessore: «Spero di continuare lo sforzo e il magnifico compito svolto dal cardinale Konrad Krajewski in questi anni». Il programma resta chiaro: «Voglio mettere i poveri al centro e lasciarmi interpellare dal loro grido, che è quello di Cristo».
Nel messaggio il presule spagnolo ha ricordato anche gli anni trascorsi come sottosegretario al Sinodo dei vescovi, definendoli «di enorme ricchezza» e sottolineando la vitalità della Chiesa, capace di «scacciare le ombre del pessimismo e della rassegnazione».
Un ringraziamento particolare è stato rivolto al cardinale Mario Grech e ai collaboratori del Segretariato generale del Sinodo, oltre a un ricordo di Papa Francesco, che lo chiamò a lavorare nel contesto del processo di rinnovamento ecclesiale.
La nomina segna dunque un passaggio di testimone delicato. Se con Krajewski l’Elemosineria è diventata uno dei volti più immediati della Chiesa della prossimità, ora la sfida sarà mantenere quello slancio dentro una fase nuova del pontificato.
Il cambio al vertice non appare come una rottura, ma come un tentativo di consolidare un modello ormai strutturale: una carità papale sempre più visibile, operativa e capace di intervenire rapidamente dove emergono nuove forme di povertà.
Con un elemento di continuità che attraversa pontificati diversi: mettere i poveri al centro non come gesto simbolico, ma come criterio concreto di governo della Chiesa. (riproduzione riservata)