Piazza Affari, la carica dei 100: chi c’è dentro il nuovo Etf a fisco zero e le azioni che possono crescere di più
Piazza Affari, la carica dei 100: chi c’è dentro il nuovo Etf a fisco zero e le azioni che possono crescere di più
Un superindice seleziona le quotate a Milano fino a 1 miliardo di capitalizzazione. Dentro ci sono nomi storici dell’imprenditoria italiana, ma anche aziende innovative in forte crescita

di Marco Capponi 03/07/2026 21:30

Ftse Mib
52.818,85 6.55.10

+0,75%

Dax 30
25.779,31 23.50.33

+0,78%

Dow Jones
52.900,07 13.22.58

+1,14%

Nasdaq
25.829,60 23.50.33

-0,80%

Euro/Dollaro
1,1437 23.00.07

-0,03%

Spread
77,50 17.30.01

-0,05

Chi lo scorso 1° luglio fosse entrato in quella che un tempo era la vecchia sala delle grida di Borsa Italiana avrebbe percepito un’insolita atmosfera d’euforia. Amministratori delegati e responsabili finanziari di cento società quotate si sono ritrovati in quello che fu il cuore pulsante di Palazzo Mezzanotte per celebrare l'ingresso delle rispettive aziende nel nuovo indice di Intermonte: un paniere che punta a includere, nell’idea della società di advisory e analisi del gruppo Banca Generali, tutte quelle mid e small cap che soddisfano una serie di criteri quantitativi pensati per selezionare le migliori pmi quotate. E ovviare a un cronico problema della borsa tricolore: realtà con fondamentali anche solidi che non riescono tuttavia a mettere a terra il potenziale a causa di scambi spesso rarefatti.

Il paniere ai raggi X

«Per costruire l’indice abbiamo incontrato centinaia di imprenditori, che lamentano in particolare un disallineamento tra i fondamentali delle aziende a forte sconto rispetto alle valutazioni di mercato, soprattutto per un tema di scarsa liquidità», spiega Guglielmo Manetti, ad di Intermonte.

Le società incluse, oltre al criterio dimensionale, devono rispondere a precisi parametri: un flottante almeno del 30% (oltre che pari o superiore a 5 milioni di euro), almeno una copertura di analisti negli ultimi 18 mesi, un rapporto tra debito netto ed ebitda inferiore a 5. La concentrazione dei titoli è gestita attraverso un limite massimo in termini di peso pari al 3% ciascuno al momento dell’inclusione. Naturalmente il rispetto di questi parametri non rappresenta una garanzia di rendimento futuro, ma serve a restringere l’universo investibile alle società considerate più liquide e finanziariamente solide.

Uno specchio dell’economia reale

Le cento quotate che compongono l’indice delle pmi sono rappresentative di circa 22 miliardi di capitalizzazione di mercato e di 10 miliardi di flottante.

«L’aspetto più interessante è la composizione settoriale», prosegue Manetti. «Il 77% della capitalizzazione è concentrato in quattro settori: industria, salute, beni discrezionali (cioè consumi, ndr) e tecnologia. Invece il 59% del Ftse Mib è fatto da finanzia e utility». Chi sceglie questo indice, in buona sostanza, «ha modo di esporsi a un mercato molto diverso rispetto al principale paniere delle blue chip, e molto più rappresentativo dell’economia reale italiana».

Un Etf a fisco zero

L’indice ha già sperimentato la messa a terra operativa con la quotazione dell’Etf attivo Investlinx Intermonte Valore Italia, il primo a investire solo in pmi di Piazza Affari fino a un massimo di 1 miliardo di capitalizzazione.

Lo scopo dell’Etf, che ha un indice sintetico dei costi annui (ter) dello 0,85% e un obiettivo di raccolta iniziale di 100 milioni (con l’ambizione di arrivare a 500 in un paio di anni), è di essere «uno strumento per tutti, compreso il retail» che investe tramite le piattaforme fai-da-te, come ha detto l’ad di Banca Generali Gian Maria Mossa durante la cerimonia di quotazione. Non a caso il comparto è conforme alla normativa sui Piani Individuali di Risparmio (Pir): se detenuto per almeno cinque anni godrà di esenzione fiscale totale sul capital gain.

Dal canto suo l’Etf non è tenuto a detenere obbligatoriamente tutte le società dell’indice, e può anche usare strumenti di gestione del rischio, come quelli del mercato monetario o titoli di debito a breve scadenza.

Il paradosso dei due giganti

Ma quali sono in concreto le aziende che compongono l’indice e che rappresentano l’universo investibile dell’Etf Pir? La tabella in basso riunisce le cento società ordinate per capitalizzazione di mercato. Il primo fattore che balza all’occhio è un apparente paradosso: i due giganti dell’indice, Lu-Ve ed El.En., capitalizzano entrambi oltre un miliardo. Frutto di una crescita esplosiva per entrambi i titoli, quotati sullo Star: +126% annuo per l’azienda varesina di scambiatori di calore guidata dalla famiglia Liberali, +55% per la realtà fiorentina specializzata nei laser per medicina ed estetica.

L'indice è stato creato a fine marzo e per la sua costruzione è stata presa come riferimento la capitalizzazione delle società in quel momento. In caso di superamento verso l’alto del limite del miliardo di market cap sono necessarie due osservazioni consecutive di non conformità, a cadenza semestrale, per uscire dal paniere: di conseguenza, ogni società resta all’interno dell’indice per almeno un anno.

Nomi storici e aziende innovative

In totale l’indice è composto da 49 società del mercato principale e 51 dell’Euronext Growth Milan (Egm). Non mancano nomi storici del panorama imprenditoriale italiano: come Piaggio, che dopo un anno complesso (-17% la performance di borsa) secondo gli analisti ha un potenziale di apprezzamento del 16%.

Oppure Mondadori: il colosso dell’editoria guidato da Marina Berlusconi ha un upside potenziale del 33% e tratta su multipli ragionevoli (8,3 volte gli utili attesi). O ancora, NewPrinces, la ex Newlat di Angelo Mastrolia, che secondo gli analisti ha potenziale per apprezzarsi del 57%.

A fianco a loro ci sono anche nomi importanti della new economy: come Wiit, società specializzata nell’erogazione di servizi cloud e di cybersecurity per le imprese, reduce da un apprezzamento borsistico del 128%.

Anche l’Egm ha alcuni nomi illustri: Next Geosolutions, società di geoscienze marine e supporto alle costruzioni offshore, capitalizza oltre 700 milioni e secondo il consenso può crescere di un ulteriore 6%. Ancora meglio può fare, secondo gli analisti, Expert.AI: a detta degli esperti la software house modenese che integra soluzioni di AI nei processi aziendali mantiene un upside del 37%.

Il fattore dividendi

Per l’investitore la scelta dell’Etf è chiaramente quella più semplice, anche in ottica di beneficio fiscale. Il comparto è peraltro ad accumulazione: questo significa che i dividendi staccati dalle società in portafoglio non vengono distribuiti ai sottoscrittori, ma reinvestiti nel net-asset-value (nav) del fondo. Un elemento che permette di sfruttare al massimo l’interesse composto - e ottimizzare al massimo la fiscalità dell’investimento - ma che non si concilia con strategie di rendita passiva. Ecco perché chi cercasse distribuzioni periodiche potrebbe guardare anche i singoli titoli: per realtà come le già citate Piaggio e Mondadori il rendimento da dividendo attuale arriva anche al 9,5% e 7,4%. Seguono Marr, Sogefi ed Equita tra il 6,8% e il 7%. 

In questo senso l’Etf e i singoli titoli non sono necessariamente alternativi: il primo offre un’esposizione diversificata al segmento delle pmi quotate italiane, mentre la selezione delle singole società consente di costruire strategie mirate, ad esempio privilegiando il reddito da dividendi o puntando sui titoli che gli analisti ritengono avere il maggiore potenziale di rivalutazione. (riproduzione riservata)