La bolletta energetica può mandare a casa i governi europei
La bolletta energetica può mandare a casa i governi europei
La crisi energetica globale, aggravata dai conflitti in Ucraina e Medio Oriente, mette a dura prova amministrazioni già indebolite da debiti e inefficienze strutturali

di di Roberto Sommella  06/10/2026 09:47

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La bolletta energetica può mandare a casa diversi governi europei. E questo non come causa principale, ma come goccia finale che fa traboccare un vaso di inefficienze, debiti pubblici nazionali e inazione europea già bello pieno.

Uno shock dopo l’altro

Che la crisi energetica in corso sia di carattere internazionale è ormai fuori discussione, perché alla guerra in Ucraina si è aggiunta la crisi in Medio Oriente e nello stretto di Hormuz. In sostanza, al conflitto di Vladimir Putin, presidente della Russia e al conseguente shock sulle forniture di gas in tutta Europa, si è sovrapposto quello sulle scorte di petrolio causato dal presidente americano Donald Trump che pensa di portare all’astenia la Cina attaccando il suo fornitore di idrocarburi Iran. Questo shock finale si è trasmesso prima alla pompa di benzina, poi alla bolletta elettrica per famiglie e imprese, poi al paniere dei prezzi, che ha causato prima inflazione e infine indotto un aumento dei tassi di interesse. Si tratta di una tempesta perfetta contro cui gli esecutivi europei possono fare ben poco, perché non sono dotati della massa critica di autonomia energetica necessaria per fare a meno dei carburanti degli altri.

I casi di Francia e Spagna

Così si è verificata la crisi degli studenti in Francia, Paese che ha il nucleare ma un elevato debito pubblico e una crisi nascente sui suoi titoli di Stato e che nonostante ciò affronta un’inflazione al 5% e i limiti di spesa dovuto al Patto di stabilità. In modo similare il popolo senza welfare, come lo ha definito Ezio Mauro su Repubblica, si è fatto sentire anche in Spagna, che si avvia a elezioni anticipate, per la questione della casa, bene primario non accessibile a tutti gli abitanti della penisola iberica.

Il fronte italiano, tra punti di forza e debolezze

L’Italia, che fino a metà agosto era in una posizione privilegiata, come ha testimoniato in una lunga intervista a Milano Finanza la premier Giorgia Meloni, si è andata a cacciare nei guai da sola, perché ha imprudentemente cavalcato, per iniziativa del presidente del Consiglio, la battaglia per la riforma della legge elettorale, su cui giovedì 8 ottobre verrà votata una pericolosa fiducia alla Camera dei deputati. In più sta scontando l’aumento dei tassi d’interesse e di conseguenza del suo spread, oggi tra i peggiori di tutta l’eurozona, non per una lassista gestione della finanza pubblica, ma per gli stretti vincoli che le pone l’elevato debito pubblico, che il Dpfp approvato dal Consiglio dei ministri fissa ancora al 138,5% del pil nel 2027. Risultato: quando c’è un refolo di vento sui mercati dei titoli di stato in Europa e nel mondo, l’Italia si becca un forte raffreddore e in alcuni casi una polmonite.

Per fortuna di fronte a questa crisi globale, rispetto alla Francia e alla Germania, l’Italia ha due armi in più: l’80% delle famiglie ha una casa di proprietà che lascerà in eredità a figli e nipoti, e ha una generazione di over 65 detentrice di una immensa ricchezza nonché di almeno un’abitazione, una pensione e una rendita. Dal punto dei parametri di Maastricht, insomma, il nostro Paese centra tutti i vincoli se lo si analizza nella sua componente privata.

La strada maestra per il governo Meloni

Per evitare di fare la fine dei governi Sanchez in Spagna, Merz in Germania, alla prese con la crescita di Afd, e Macron in Francia, prossima anch’essa in primavera 2027 alle elezioni presidenziali, il governo di Giorgia Meloni deve abbassare le tasse proprio a quel ceto che rappresenta la componente più strategica del Paese, magari detassando le tredicesime, e addolcendo anche la tassazione sulla casa. E non è escluso che a breve in manovra non si trovino, dopo la sospensione del bollo auto e i vari sconti benzina, provvedimenti in tale direzione.

Per tutto il resto, shock energetico, inflazione, alti tassi di interesse, c’è solo una strada e porta a Bruxelles: occorre che la Commissione europea acquisti a livello centrale l’energia, come fece per i vaccini durante il Covid, riducendone il costo; allenti il vincolo del rapporto deficit-pil al 3%; sospenda le tasse sulle emissioni inquinanti (Ets). Questo non perché si vogliono negare gli allarmi di una crisi climatica evidente, ma perché in gioco c’è molto di più dei vincoli di sostenibilità ambientale: la sopravvivenza stessa dei diritti su cui è stata edificata l’Unione europea. (riproduzione riservata)