La bolla AI è scoppiata? Le mosse da fare in portafoglio per non farsi prendere dal panico e guadagnare coi ribassi
La bolla AI è scoppiata? Le mosse da fare in portafoglio per non farsi prendere dal panico e guadagnare coi ribassi
Il trionfo democratico alle elezioni di Midterm Usa ha innescato un’ondata di forti vendite sui chip e sul Nasdaq. Per gli strategist in portafoglio è l’ora di applicare alcuni correttivi

di di Marco Capponi 06/11/2026 21:00

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È davvero esplosa la bolla dell’intelligenza artificiale? O la correzione in atto sui titoli dei semiconduttori potrebbe essere un’occasione per entrare a prezzi più bassi? Impossibile avere subito una risposta certa. Ma qualsiasi investitore si sarà certamente posto l’interrogativo vedendo, nella seduta di giovedì 5 novembre, il Nasdaq perdere in poche ore il 5,5% del suo valore, trascinato al ribasso dal -12,3% dell’indice sei semiconduttori Sox.

Come se non bastasse nelle stesse ore il Vix, l’indice che misura la volatilità sull’S&P 500 (conosciuto anche come l’indice della paura) saliva di oltre il 16%, sfiorando quota 50 punti.

Tempesta perfetta sui chip

Sul settore dei chip, materia prima di base per far funzionare l’intelligenza artificiale e mattatori di qualsiasi portafoglio negli ultimi tre anni – l’indice Msci Global Semiconductor in questo lasso di tempo è salito del 180% – è scoppiata in poche ore la tempesta perfetta. Da una parte i conti del colosso Qualcomm (quasi 170 miliardi di dollari di capitalizzazione al Nasdaq) che ha abbassato la guidance per il quarto trimestre, paventando nello scenario peggiore un utile per azioni di ben 12 centesimi più basso rispetto alle stime degli analisti.

Dall’altra parte, ancor più importante, l’esito delle elezioni di Midterm Usa: il controllo democratico dell’intero Congresso pone numerosi grattacapi al settore tecnologico, anche perché non pochi tra i rappresentati e senatori neo-eletti hanno parlato di regolamentazione stringente all’AI e perfino di divieto di sviluppo di una nuova frontiera di super intelligenze artificiali.

Il mercato chiede un ritorno

In realtà, il detonatore delle Midterm è arrivato in un momento in cui il settore tecnologico (in particolare quello legato all’AI) era già sotto stress da qualche settimana. Tanto che il Nasdaq, al netto del tonfo post-elettorale, nell’ultimo mese ha perso più dell’11% del suo valore. I semiconduttori corrono senza sosta da anni, sostenuti dagli investimenti monstre necessari per la costruzione dell’infrastruttura AI.

Ma con l’ultima ondata di bilanci il mercato ha cambiato il suo focus. «I recenti movimenti suggeriscono che gli investitori si stiano interrogando sempre più sui tempi di monetizzazione», spiega Patrick Brechbühl, head equities & alternative investments di Swiss Life Am. «L’attenzione si sta spostando dall’adozione dell’AI alla capacità di generare utili sostenibili e rendimenti tangibili sul capitale investito». E infatti, se fino alla scorsa tornata di trimestrali la voce che più interessava gli analisti era quella delle capex (spese in conto capitale) ora l’attenzione si è spostata sui flussi di cassa, la cui forte diminuzione è costata cara, ad esempio, al titolo Alphabet-Google (-12% nel giorno dei conti).

L’insidia dell’onda blu

Il mercato, insomma, chiede all’AI risultati tangibili e in fretta. Ma la vittoria democratica al Congresso potrebbe ritardare ancora questo esito. «Due esempi lo raccontano bene», racconta Federico Frattini, Dean di Polimi Graduate School of Management . «Nvidia e Amd hanno ottenuto licenze per vendere alcuni chip in Cina accettando di versare al governo americano il 15% dei ricavi di quelle vendite. E il governo federale è entrato nel capitale di Intel con una partecipazione del 9,9%». Il voto di metà mandato, spiega il docente, «interrompe questo schema. A gennaio la maggioranza democratica potrà aprire audizioni, chiedere trasparenza e sottoporre a un controllo politico più stringente le intese tra amministrazione e big tech».

Ma questo nuovo scenario potrà anche creare una frattura tra vincitori e vinti all’interno dello stesso ambito tecnologico. In Texas, per esempio, «dove si concentra circa un quarto della nuova capacità americana di data center pianificata entro il 2030, le restrizioni sulle autorizzazioni erano già state introdotte dal governatore repubblicano Greg Abbott, ma la vittoria democratica potrebbe rafforzarle», evidenzia Gabriel Debach, market analyst di eToro.

Incognita data center

Al contempo, limitare la costruzione di nuovi data center potrebbe paradossalmente «aumentare il valore della capacità di calcolo già disponibile rafforzando il vantaggio competitivo di Microsoft, Amazon e Alphabet, pur complicandone i programmi di espansione», aggiunge l’esperto.

Sul tema è concorde Carlo Benetti, market specialist di Gam. «Nel comparto tecnologico emerge una marcata divergenza: da una parte le piattaforme, che hanno registrato performance positive (nella seduta successiva al voto, ndr), dall'altra le società dei semiconduttori, sulle quali le vendite sono state significative». Il timore degli investitori, secondo il money manager, «è che i nuovi equilibri politici, soprattutto nei singoli Stati, possano rallentare o rendere più difficile la costruzione di nuovi data center». Fermo restando che «il rafforzamento del partito Democratico concorre al riequilibrio dei poteri istituzionali e costituirà un freno alle iniziative più radicali dell'amministrazione Trump, soprattutto sul fronte commerciale e fiscale».

Ottimisti e pessimisti

Come posizionamento generale i mercati stanno oggi scommettendo «su una fine imminente della guerra, ma l'ottimismo potrebbe essere prematuro», argomenta Alessandro Fugnoli, strategist di Kairos Partners sgr. Tuttavia, «come spesso accade, all'eccesso di fiducia su un fronte si accompagna un eccesso di pessimismo su un altro. È il caso per l’appunto dell'intelligenza artificiale, penalizzata dai timori che il nuovo Congresso possa frenare l’AI». In realtà, secondo lo strategist, «i Democratici vogliono soprattutto controllare il settore, non comprometterne lo sviluppo, consapevoli che la leadership nell'intelligenza artificiale è una questione di sicurezza nazionale nella competizione con la Cina». Secondo Fugnoli peraltro queste resistenze politiche «finiranno probabilmente per accentuare vincoli già esistenti. Del resto, i limiti fisici alla crescita erano già evidenti prima del voto: energia insufficiente, reti elettriche inadeguate e capacità produttiva satura». Un modesto rallentamento nella corsa all’AI e una correzione azionaria, in questo contesto, vanno anche incontro «a una Fed che vuole raffreddare una crescita surriscaldata e abbassare l’inflazione».

Nuovi leader all’orizzonte?

L’investitore è ora al bivio. Che si il momento di scaricare i titoli dell’intelligenza artificiale? Oppure la correzione in corso potrebbe essere un’occasione propizia per comprare sui ribassi, viste anche le valutazioni molto elevate che avevano toccato i titoli del settore?

Per gli strategist e responsabili degli investimenti delle grandi case di gestione, come spesso accade in questi casi, la verità è nel mezzo. Nei prossimi due anni Anthony Willis, senior economist di Columbia Threadneedle Investments, si aspetta «che l’azionario statunitense continui a essere sostenuto da una solida crescita degli utili e dal proseguimento degli investimenti nell’intelligenza artificiale, anche se è probabile che la leadership di mercato vada ad ampliarsi oltre le grandi mega-cap tecnologiche che finora hanno dominato». Alcuni indizi sosterrebbero già questa tesi, anche in ottica di portafoglio. Guardando alle performance in euro, un Etf sull’S&P 500 nell’ultimo mese ha perso quasi il 4%. Ma la sua versione equiponderata, quella cioè in cui ogni titolo ha lo stesso peso, ha guadagnato quasi il 4%. Una differenza di otto punti percentuali che mostra come da settimane il mercato si stia spostando dai grandi nomi del tech e dell’AI verso il resto del listino, composto – oltre che dal settore tecnologico – in gran parte da finanza, industria e sanità.

Old economy alla ribalta

Sono proprio questi settori della cosiddetta old economy che stanno trainando il portafoglio mentre i chip sono in forte difficoltà. Solo per fare un esempio, nell’ultimo mese un Etf in euro sul settore sanitario dell’S&P 500 avrebbe prodotto una performance del 12,5%, sovraperformance l’indice standard di oltre 15 punti percentuali. «L'AI potrebbe continuare a guidare i mercati azionari, ma con dubbi più frequenti sull'entità degli investimenti e sulla capacità di trasformarli in ricavi», sottolinea Antonio Cesarano, chief investment advisor di Sella sgr. «Queste fasi potrebbero favorire rotazioni verso settori con prospettive di beneficio dall'AI, come l'healthcare». Sanità e biotech, infatti, sono beneficiari diretti del trend dell’intelligenza artificiale (che guida ad esempio gli sviluppi della genomica o delle sperimentazioni di nuovi farmaci) ma non sono esposti agli stessi rischi specifici dei semiconduttori. La vittoria democratica, aggiunge inoltre Cesarano, «potrebbe rallentare la costruzione di data center, penalizzando i semiconduttori e chip le società più focalizzate sullo sviluppo dei modelli AI». (riproduzione riservata)