La Bce lascia i tassi al 2%, dopo aver valutato un rialzo, e sottolinea i maggiori rischi su inflazione e pil come effetto della guerra in Medio Oriente. Secondo il consiglio direttivo le nuove informazioni sull’economia europea sono «sostanzialmente in linea» con le proiezioni Bce riguardo alle prospettive di inflazione, ma «si sono intensificati i rischi al rialzo per l’inflazione e i rischi al ribasso per la crescita».
Nella conferenza stampa dopo il consiglio direttivo, la presidente Bce Christine Lagarde ha sottolineato che nella riunione «è stato discusso a lungo e in profondità un possibile rialzo dei tassi», anche se poi si è deciso «all’unanimità» di restare fermi. L’economia «si sta allontanando dallo scenario di base» delle proiezioni Bce, ha detto Lagarde, precisando che la politica monetaria sarà rivalutata a giugno sulla base dei dati delle prossime sei settimane. Sui tassi «so in che direzione stiamo andando», ha aggiunto. «Ma potrebbero esserci cambiamenti enormi». I mercati sono certi di un aumento dei tassi a giugno.
Lagarde ha sottolineato che l’Eurozona non è in una stagnazione ma in una fase di «bassa crescita». Inoltre la presidente Bce ha evidenziato che lo scenario è molto diverso da quello della stagflazione degli anni Settanta.
Rispondendo a una domanda sull'operazione Unicredit-Commerzbank, il vicepresidente Bce Luis De Guindos ha sottolineato il messaggio della Bce nella recente consultazione Ue sul settore bancario europeo: «Siamo a favore di una singola giurisdizione per le banche, con libera circolazione del capitale e della liquidità. Con riferimento all'operazione citata, valgono questi principi».
Nel comunicato stampa prima della conferenza di Lagarde, il consiglio direttivo ha osservato che le implicazioni della guerra per l’inflazione a medio termine e l’attività economica «dipenderanno dall’intensità e dalla durata dello shock sui prezzi dell’energia nonché dalla portata dei suoi effetti indiretti e di secondo impatto», ha osservato la Bce. «Più a lungo continuerà la guerra e più a lungo i prezzi dell’energia resteranno elevati, maggiore sarà il probabile impatto sull’inflazione e sull’economia».
Il consiglio direttivo si trova tuttora «in una posizione favorevole» per affrontare l’attuale incertezza. «L’area dell’euro è entrata in questo periodo di forti rincari dell’energia con un’inflazione intorno all’obiettivo del 2% e un’economia che ha mostrato una buona capacità di tenuta negli ultimi trimestri», ha sottolineato la Bce. «Le aspettative di inflazione a più lungo termine rimangono saldamente ancorate, benché quelle sugli orizzonti temporali più brevi siano aumentate in misura significativa».
La banca centrale ha detto che «seguirà attentamente la situazione» e ha confermato un approccio «dipendente dai dati» con decisioni «riunione per riunione», senza impegnarsi a un percorso predefinito sui tassi.
Giovedì 30 aprile Eurostat ha reso noto che l’inflazione dell’Eurozona ad aprile è salita al 3%, dal 2,6% di marzo. L’obiettivo della Bce è che il carovita sia al 2% nel medio termine. Il rialzo è dovuto ai prezzi di gas e petrolio, mentre l’inflazione di fondo, cioè al netto di energia e cibo, è scesa al 2,2% (dal 2,3% di marzo).
Sempre giovedì 30 i dati sul pil hanno mostrato una crescita dello 0,1% nell’Eurozona nel primo trimestre, rispetto a una previsione di +0,2% (stesso valore registrato nel quarto trimestre 2025). Nel complesso il quadro segnala crescenti rischi per il secondo trimestre, quando si farà sentire in modo più forte il conflitto in Medio Oriente iniziato il 28 febbraio. (riproduzione riservata)
(articolo in aggiornamento)