Tassi, la Bce è pronta al (primo) aumento a giugno per contenere l’inflazione. Ma si dovranno fare i conti anche con il pil
Tassi, la Bce è pronta al (primo) aumento a giugno per contenere l’inflazione. Ma si dovranno fare i conti anche con il pil
La stretta sarebbe bloccata solo in caso di rilevante discesa dei prezzi dell’energia o di una forte caduta dell’economia per effetto della guerra in Medio Oriente

di Francesco Ninfole 30/04/2026 21:30

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La Bce si prepara ad aumentare i tassi. La banca centrale li ha lasciati al 2% nel consiglio direttivo del 30 aprile, ma nella riunione è stato discusso un rialzo. I banchieri centrali hanno deciso per il momento (all’unanimità) di restare fermi, in attesa di maggiori dati sugli effetti della guerra in Medio Oriente. L’obiettivo della pausa è stato anche quello di scongiurare un rialzo affrettato come quello del 2011 durante la presidenza di Jean-Claude Trichet.

Ma tutto è pronto per l’aumento dei tassi nella prossima riunione di giugno, a meno che i prezzi di gas e petrolio non scendano rapidamente sui livelli pre-guerra (scenario considerato improbabile dagli esperti) o ci sia una forte caduta dell’economia dovuta all’energia.

Le aspettative dei mercati per la riunione di giugno

Mercati e analisti ritengono certo un rialzo a giugno. La loro previsione si è rafforzata dopo la conferenza stampa della presidente Bce Christine Lagarde che ha parlato di una discussione «lunga e profonda» su un possibile rialzo già il 30 aprile. Le sei settimane che porteranno alla riunione dell’11 giugno sono «il tempo giusto» secondo Lagarde per raccogliere dati sufficienti e rivalutare la politica monetaria.

Le ultime proiezioni macroeconomiche Bce, quelle di marzo, includevano già due rialzi dei tassi. Questo elemento è stato ricordato da Lagarde che ha aggiunto: «Significa che le nostra funzione di reazione è ben compresa». I mercati scontavano il 30 aprile anche una terza stretta quest’anno. «Sappiamo in quale direzione siamo diretti», ha detto la presidente Bce.

La traiettoria della politica monetaria

La traiettoria della politica monetaria è quindi chiara. Tutto può cambiare in uno scenario incerto e caratterizzato da variabili geopolitiche fuori dal controllo della banca centrale. Perciò Francoforte ha confermato la dipendenza dai dati e le decisioni «riunione per riunione», anche se Lagarde ha fatto capire le mosse in arrivo. La presidente Bce ha rilevato che finora si sono visti impatti diretti e in parte indiretti della guerra, mentre non ci sono effetti di secondo livello, come sarebbero quelli sui salari.

L’inflazione però è già arrivata al 3% ad aprile e nei prossimi mesi l’incremento potrebbe propagarsi anche alle componenti slegate dall’energia. In tal senso la memoria del 2022 è ancora fresca per aziende e famiglie.

Le imprese sono oggi più rapide nell’aumentare i prezzi di vendita. Così il carovita può crescere con maggiore velocità.

Le aspettative di inflazione dei consumatori sono già salite in modo repentino, fino al 4% nei prossimi 12 mesi, ben oltre l’obiettivo Bce del 2%.

Perciò l’incertezza sembra semmai riguardare il numero di rialzi Bce, non la necessità della stretta. Lagarde nei giorni scorsi aveva parlato di aumenti «misurati» in caso di inflazione oltre il target «in modo ampio ma non troppo persistente». Il 30 aprile la presidente Bce ha osservato che il carovita resterà quest’anno ben oltre il 2%.

Il nodo della crescita economica nell'Eurozona

Per capire fino a dove arriveranno gli aumenti dei tassi, sarà necessario fare i conti anche con la crescita. Lagarde ha detto che l’Eurozona non è in stagnazione ma soltanto in una fase di «bassa crescita».

Il pil è salito dello 0,1% nel primo trimestre dell’anno, ma il conflitto in Medio Oriente ha pesato solo su marzo. Gli indicatori segnalano un peggioramento nel secondo trimestre.

Quest’anno la Bce dovrà dare la precedenza all’inflazione (prioritaria nel mandato di Francoforte), anche per evitare una pericolosa impennata delle aspettative sul carovita. Ma prima o poi la debolezza dell’economia si farà sentire, contribuendo anche a frenare gli aumenti dei prezzi. (riproduzione riservata)