La Bce lascia i tassi invariati al 2,5% nel giorno delle dimissioni della presidente Christine Lagarde che lascerà dal 7 febbraio.
«I prezzi dell’energia hanno continuato ad aumentare, comportando rischi al rialzo per le prospettive di inflazione e rischi al ribasso per le prospettive di crescita», ha sottolineato la Bce. «Sebbene lo shock energetico stia ancora manifestando tutti i suoi effetti, finora l’inflazione di fondo è rimasta sostanzialmente stabile e le retribuzioni non hanno reagito in maniera significativa in questa fase».
In ogni caso secondo la Bce «la maggiore entità e durata dello shock energetico nonché le sue implicazioni per gli effetti indiretti e di secondo impatto faranno verosimilmente salire l’inflazione e indebolire la crescita».
Nel frattempo «le condizioni di finanziamento si sono inasprite dall’ultima riunione del consiglio direttivo ed è probabile che questo inciderà sull’inflazione e sulla crescita».
La maggioranza degli operatori prevede un aumento dei tassi dello 0,25% a dicembre, dopo le strette di giugno e settembre.
L’inflazione nell’Eurozona è salita al 3,8% a settembre, il livello più alto da settembre 2023, un valore quasi doppio rispetto all’obiettivo Bce del 2% nel medio termine. Il recente andamento dei prezzi dell’energia può spingere ulteriormente il carovita. Nello stesso tempo, tuttavia, i tassi dei titoli di Stato sono saliti nelle ultime settimane sulla scia dei problemi di bilancio della Francia: questo fattore comprime la crescita e rende così meno urgente un intervento della Bce.
L’economia europea ha resistito finora meglio delle attese allo shock energetico per il conflitto in Medio Oriente, ma la spinta potrebbe indebolirsi nel terzo trimestre. L’ultimo sondaggio Bce sul credito ha mostrato un inasprimento degli standard sui prestiti e una riduzione della domanda di finanziamenti in Europa. (riproduzione riservata)