La Bce è pronta ad alzare i tassi. Lagarde per ora non si muove ma lo farà se continuerà il conflitto in Medio Oriente
La Bce è pronta ad alzare i tassi. Lagarde per ora non si muove ma lo farà se continuerà il conflitto in Medio Oriente
Su le stime di inflazione, giù quelle sul pil per quest’anno. Nello scenario più severo carovita oltre il 6% e recessione nell’Eurozona

di Francesco Ninfole 19/03/2026 21:30

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La Bce lascia i tassi al 2% ma si prepara ad aumentarli, se l’incremento dei prezzi dell’energia sarà prolungato a causa della guerra in Medio Oriente. Tutto dipenderà da intensità e durata del conflitto e dal conseguente impatto sulle aspettative di inflazione nel medio termine.

L’ipotesi di un rialzo dei tassi già nella prossima riunione del 30 aprile non è però più esclusa. I mercati la considerano probabile al 60%. Gli operatori monetari danno per certo un rialzo entro giugno e scontano almeno due rialzi in totale quest’anno, con una probabilità del 60% di una terza mossa entro dicembre.

Le nuove proiezioni e gli scenari Bce hanno mostrato un crescente rischio di stagflazione per l’Eurozona. La stima di inflazione per quest’anno è stata portata al 2,6%, ben sopra l’1,9% indicato a dicembre, a causa del rialzo dei prezzi di gas e petrolio che avrà «impatto significativo nel breve termine», ha detto la Bce.

Se questo effetto si sentirà anche nel medio termine (decisivo per il mandato di Francoforte), lo si capirà guardando innanzitutto alle tempistiche della guerra Usa-Iran. Per il momento il carovita è atteso attorno al target del 2% dalla Bce e dai mercati.

Uno degli obiettivi principali della banca centrale sarà mantenere questo ancoraggio al 2% nel medio termine, evitando una spirale inflazionistica con effetti di secondo livello e rialzi a catena su salari e prezzi delle imprese.

In uno scenario «severo» con petrolio a 145 dollari al barile e gas a 106 euro/megawattora, l’inflazione secondo lo staff Bce salirebbe fino al 6,3% nel primo trimestre 2027.

Il problema per Francoforte è che nello stesso scenario (che non include strette monetarie) ci sarebbe anche una lieve recessione nel secondo e terzo trimestre di quest’anno (con una discesa del pil dello 0,3% e dello 0,1% rispettivamente).

Nelle previsioni di base invece la Bce si aspetta una crescita dello 0,9% quest’anno, in calo dal precedente 1,2%. La guerra produrrà in ogni caso conseguenze negative sui redditi reali e sulla fiducia di imprese e consumatori, anche se resterà il sostegno all’economia dovuto alla bassa disoccupazione e alla spesa pubblica per difesa e infrastrutture.

Le parole di Lagarde

La presidente Bce Christine Lagarde non ha fornito dettagli sulla tempistica di un’eventuale mossa sui tassi. Ha osservato che la Bce non è più «in buona posizione» ma è comunque «ben posizionata» ad affrontare lo scenario. Lagarde ha ricordato che nel 2022, quando è iniziata la guerra in Ucraina, l’inflazione era al 6%, mentre oggi è attorno al 2%.

Lagarde ha poi aggiunto che la banca centrale è anche «ben attrezzata» perché «in questi quattro anni abbiamo imparato. Abbiamo migliorato i modelli. Abbiamo cambiato la strategia. E ora siamo più attenti ai rischi che circondano le prospettive. Comprendiamo anche meglio il meccanismo di trasmissione degli effetti indiretti e di secondo livello».

La presidente Bce ha però ricordato che «la memoria della guerra in Ucraina è fresca e le persone ricordano l’inflazione». Questo potrebbe causare un aggiornamento più rapido di stipendi e prezzi aziendali.

La Bce, ha sottolineato, sarà «particolarmente attenta» ai prezzi dell’energia, a eventuali colli di bottiglia nelle catene di fornitura, ai salari, alle aspettative delle imprese sui prezzi di vendita e agli indicatori sulla domanda come l’indice Pmi.

Lagarde ha precisato che la decisione di lasciare i tassi fermi è stata presa all’unanimità e che i membri del consiglio direttivo Bce sono stati assistiti da un esperto militare per valutare le prospettive del conflitto in Medio Oriente. Ai governi europei la presidente Bce ha chiesto interventi «mirati e temporanei» per affrontare il costo elevato dell’energia. (riproduzione riservata)