Entrano nella fase decisiva le discussioni tra Intesa Sanpaolo e Antitrust sull'opas per Montepaschi, una partita in cui la gestione del 13,2% di Generali, oggi in tasca a Mediobanca, gioca un ruolo decisivo. A giorni è attesa la comunicazione delle risultanze istruttorie, il documento con cui l'authority presieduta da Saverio Valentino metterà nero su bianco le conclusioni dei suoi accertamenti, e la linea della banca guidata da Carlo Messina al tavolo delle discussioni si starebbe sviluppando su un doppio binario: quello dell'operatività gestionale e quello della governance.
Nel primo ambito Intesa starebbe proponendo un sistema di compliance rafforzata, basato su procedure aziendali che impediscano la circolazione di informazioni commercialmente sensibili tra Ca’ de Sass e Generali. Sul fronte della governance, invece, la soluzione prevederebbe l’introduzione di requisiti di indipendenza per il rappresentante di Intesa nel board del Leone.
Più nel dettaglio, il primo intervento si fonderebbe sulla creazione di barriere informative, secondo il modello dei cosiddetti chinese wall, attraverso regole e procedure aziendali interne. L'obiettivo? Evitare che dati relativi a prodotti, servizi e strategie commerciali possano essere utilizzati da uno dei due gruppi per modificare il proprio comportamento sul mercato. I presìdi, ancora oggetto di discussione, dovrebbero operare in entrambe le direzioni, garantendo la separazione delle informazioni industriali attraverso specifici processi aziendali.
Il secondo capitolo riguarda invece la governance della compagnia. La presenza di un rappresentante di Intesa nel board sarebbe un requisito importante ai fini dell’ottenimento dei benefici del Danish Compromise. Ma, in base alla proposta messa sul tavolo da Intesa, il consigliere dovrebbe onorare i requisiti ordinari di indipendenza, escludendo in questo modo dal novero dei candidabili i manager della banca. Un cambio di passo rispetto al passato quando Mediobanca è stata rappresentata dal dirigente Clemente Rebecchini. Anche in questo caso l’obiettivo sarebbe evitare che il possesso della partecipazione si traduca in un'influenza sulle decisioni di business dell'assicuratore triestino.
Un approccio coerente con le finalità ribadite ieri dal consigliere delegato Carlo Messina: ereditando in portafoglio il 13% delle Generali, vogliamo «rendere il Leone di Trieste non più scalabile e condividere con gli altri soci, Unicredit, Delfin, Caltagirone e Benetton» l'indipendenza della compagnia «con nessuna volontà di interferire con la gestione», ha dichiarato il banchiere che, già nei giorni scorsi, aveva espresso fiducia verso l’authority: «Quello che faranno sarà giusto».
A sostegno di questa impostazione Intesa ha inoltre depositato presso l'Antitrust uno studio economico. L'analisi, sviluppata attraverso modelli quantitativi, punta a dimostrare che il possesso della quota non renderebbe meno conveniente per Intesa competere con Generali, né indurrebbe quest'ultima ad attenuare la pressione competitiva nei confronti della banca.
Resta da verificare se le misure proposte saranno sufficienti per l'Antitrust. Valentino ha recentemente sottolineato la necessità che la quota in Generali rimanga un investimento puramente finanziario, senza attribuire al nuovo gruppo alcun potere di influenza sulle scelte della compagnia. Il numero uno dell’Antitrust ha inoltre ribadito la preferenza dell'authority per i rimedi strutturali oltre a quelli comportamentali, pur riconoscendo che in determinate circostanze questi ultimi possono essere presi in considerazione.
Nel confronto gioca naturalmente un ruolo anche la documentazione depositata da Mps (ascoltata l’ultima volta proprio la scorsa settimana) e dalla stessa Generali. Nelle osservazioni inviate il 7 luglio, si legge nel documento di avvio dell’istruttoria, la stessa compagnia triestina ha sostenuto che «a oggi» la partecipazione di Piazzetta Cuccia «non si configurerebbe come un mero investimento finanziario», richiamando «il ruolo rilevante ricoperto dalla merchant nell’ultimo rinnovo del cda» e il fatto che «un amministratore non indipendente nominato da Mediobanca siede nel board di Generali». E nella sua risposta all’authority «analoghe preoccupazioni sono state riportate anche da Mps, secondo cui Intesa sarebbe in grado, pur in assenza di controllo formale, di esercitare un’influenza significativa su Generali». La comunicazione delle risultanze istruttorie aprirà la fase conclusiva del procedimento.
Le parti avranno poi una decina di giorni per presentare memorie e osservazioni, mentre a seguire si concentreranno il confronto sui rimedi e, se richieste, le audizioni finali. La decisione dell'authority dovrebbe arrivare tra fine novembre e inizio dicembre. (riproduzione riservata)