L'Università Bocconi, presidio di democrazia, e la sfida della tecnologia: l'umanesimo dell'insegnamento tra AI e vita nel campus
L'Università Bocconi, presidio di democrazia, e la sfida della tecnologia: l'umanesimo dell'insegnamento tra AI e vita nel campus
Il piano dell'ateneo milanese è di mirare al livello delle università americane e integrarne il ruolo mentre sono messe in difficoltà dalla politica trumpiana, che limita la libertà accademica e quindi anche la democrazia. Class Editori regala 5 mila abbonamenti a MFGpt agli studenti dell'università

di di Paolo Panerai 30/01/2026 19:30

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Che Italia sarebbe senza una università come la Bocconi?

Sarebbe come gli Stati Uniti senza Harvard o l’Mit, che, nonostante Donald Trump, continuano a essere il simbolo del sapere e della democrazia, accogliendo centinaia di migliaia di studenti costantemente, da decenni, da tutto il mondo. E quindi trasmettendo sapere, cultura e democrazia, tutti fattori che hanno fatto grande gli Usa, prima delle tempeste di questo primo anno di nuova presidenza conservatrice.

Ecco, la Bocconi ha svolto e sta svolgendo per l’Italia una funzione analoga, essendo anche diventata un’università internazionale.

Senza la Bocconi questo media non ci sarebbe

Detto per inciso (e potrebbe non essere grave) senza la Bocconi, come forse molti ricordano avendone io scritto varie volte, non sarebbe neppure nato il media (non si può più parlare solo di giornale) che state leggendo.

Fu infatti possibile grazie alla fortunata conoscenza, in Rizzoli-Corriere della Sera sottoposta ad amministrazione controllata, fra noi e il professor Luigi Guatri, a un tempo commissario giudiziario della casa editrice ma anche consigliere delegato dell’Università, uscita malconcia dalla morte del banchiere bancarottiere Roberto Calvi sotto il ponte dei Frati neri a Londra. Infatti Calvi, che non era riuscito a laurearsi, era diventato come capo del Banco Ambrosiano il principale finanziatore della Bocconi, di cui per questo era anche vicepresidente.

Un’avventura nel segno dell’indipendenza

Essendo io allora direttore del settimanale Il Mondo, l’unica testata economica dell’Editoriale Corriere della Sera, fu quasi inevitabile il rapporto con il commissario giudiziario e il suo staff di giovani che si impegnarono con successo a riportare un bonis Rcs.

Ma successe che i nuovi azionisti, comandati da Torino, non garantivano affatto l’indipendenza dell’informazione e quindi con una decina di colleghi giornalisti decidemmo di uscire per una nuova avventura che generò Class Editori. Ma eravamo consapevoli che non potevamo fare tutto, anche i presidenti di noi stessi, e per questo chiesi un incontro al professor Guatri, che mi ricevette di mattina a casa sua.

Gli chiesi di poterci segnalare magari un suo allievo per fare il presidente della nascente casa editrice. Con la cordialità e la gentilezza che lo caratterizzava, mi risposte letteralmente: «Se non le dispiace, la chiamo domani». Il giorno dopo mi chiamò e mi disse: «Se non le dispiace, il presidente lo faccio io, ma non di campanello. Siamo pronti a investire, visto il programma di indipendenza e di obiettività informativa che avete».

E cosi avvenne. E così da allora ci sentiamo fieramente legati alla più importante università economica, giuridica e tecnologica italiana e una delle più autorevoli d’Europa.

Una significativa plusvalenza

Per fortuna, quando ci quotammo in Borsa, l’Università poté realizzate una molto significativa plusvalenza che, ne siamo felicissimi, ha dato un contributo a quella che è oggi la Bocconi anche dal punto di vista dello sviluppo immobiliare per accogliere sempre più studenti non solo dall’Italia ma da tutto il mondo.

Mi sono permesso di ripetere questi fatti proprio a pochi giorni dalle celebrazione, giovedì 5 febbraio, in Bocconi del primo anniversario della morte del grandissimo professor Guatri, che dopo essere stato il primo presidente di Class Editori ha sempre fatto in modo che il presidente fosse espressione della principale università economica italiana ed europea.

E infatti, nella tradizione, in questi 40 anni, presidenti della casa editrice, dopo il professor Guatri, sono stati professor Gianguido Scalfi, il professor Alberto Bertoni, il professor Victor Uckmar, Gualtiero Brugger, Giorgio Guatri, e da poche settimane il professor Oreste Pollicino, giurista di diritto costituzionale e di diritto dei media e in particolare della regolamentazione della AI, che sta sconvolgendo il mondo.

Pionieri nel campo dell’AI

Un tema che vede Class Editori leader in Italia della AI generativa con MFGpt, e che quindi è in perfetta sintonia con i programmi dell’Università Bocconi, guidata dal presidente professor Andrea Sironi, e dal rettore, professor Francesco Billari.

Ha spiegato il professor Sironi al Corriere della Sera: «Le trasformazioni tecnologiche richiedono un ripensamento realistico del modo in cui prepariamo le nuove generazioni. Per noi significa unire tecnologia, competenze umane e metodo scientifico». In pratica, nel mondo d’oggi, le scienze umane e la tecnologia non possono essere separate.

Aggiunge il rettore Billari: «È un cambio di passo che non riguarda solo il piano didattico e l’università stessa, ma anche la convergenza tra discipline diverse, fra scienze umane e scienze dure, con quelle sociali che diventano sempre più scientifiche grazie all’AI generativa, che ha velocizzato l’elaborazione dei dati. Tre anni fa si parlava di big data.

Oggi è emersa la necessità di studiare con la AI, imparando a mettere in complemento le competenze acquisite. La tecnologia e la scienza sono leve per l’intelligenza umana. La sfida non è usare più tecnologia, ma usarla meglio. Formare persone che sappiano guidare l’applicazione della AI nei diversi contesti, orientarne l’impatto e valutarne criticamente gli output».

Il piano in tema di AI e scienze cognitive

Il piano della Bocconi prevede, come hanno spiegato il presidente Sironi e il rettore Billari, che per gli studenti siano obbligatori contemporaneamente corsi di AI e di scienze cognitive. Per questo entro l’anno prossimo sarà costruito il Dipartimento della Scienze cognitive. E il nuovo modello dell’Università Bocconi sarà di integrare le competenze dei giovani e degli adulti, cioè dal corso di laurea ai corsi della Sda, che è la Scuola di management della università Bocconi. Con la vita nel campus che è essenziale per questa integrazione.

Infatti, secondo il rettore Billari, mentre la lezione verticale si può vedere e seguire anche online, ciò che non può essere replicato digitalmente è l’interazione fra i soggetti che compongono l’università. E che gli studenti della Bocconi abbiano consapevolezza di ciò è il fatto che nonostante la frequenza non sia obbligatoria, le aule della Bocconi sono sempre colme. E da ciò deriva il piano della Bocconi di costruire sempre più alloggi prossimi all’università perché gli studenti possano più facilmente frequentare.

Un umanesimo dell’era digitale

Potrebbe anche essere definito umanesimo dell’insegnamento, della connessione di sapere nell’era del digitale, che permette di conoscere ma non di analizzare a distanza: per questo è assai meglio la presenza fisica.

Per realizzare tutto questo la Bocconi, grazie all’impostazione di rispetto dei valori di bilancio introdotti dal professor Guatri, ha programmato di investire 80 milioni di euro all’anno contro i 50 milioni del passato. «Con ciò, tuttavia, la Bocconi, sia pure privata, rimane una università senza scopo di lucro e con il sostegno assoluto degli studenti che non possono contare sulle risorse della famiglia», aggiunge il rettore.

Il piano, come spiega ancora il professor Billari, è di mirare al livello delle università americane e integrarne il ruolo mentre sono messe in difficoltà dalla politica trumpiana, che limita la libertà accademica e quindi anche la democrazia, che invece, per la Bocconi è sacra.

L’iniziativa di Class Editori con MFGpt

Class Editori ha ricevuto tanto dall’Università Bocconi, prima con l’investimento al momento della fondazione deciso dal professor Guatri e poi convenendo che il legale rappresentante come presidente della casa editrice fosse sempre un esponente della prima università italiana; quindi deve gratitudine assoluta alla prima fonte di trasmissione di sapere nel campo economico-finanziario, giuridico, sociale e ora anche tecnologico.

Per questo, nel momento stesso in cui viene commemorato, con la messa del 5 febbraio, il protagonista della svolta economica e quindi di indipendenza della stessa università, nonché primo presidente della nostra casa editrice per garantirne l’indipendenza dell’informazione, tutta Class Editori ha deciso di manifestare la propria riconoscenza con la donazione a favore di studenti e professori dell’università, di 5 mila abbonamenti a MFGpt, la prima intelligenza generativa italiana realizzata dalla nostra casa editrice grazie anche a quelle radici di indipendenza e di profondità impersonate dal professor Guatri.

Coerenza di contenuti e indipendenza

Ma la scelta si lega anche, e profondamente, alla decisione dei vertici e della base della Bocconi di integrare economia, finanza, diritto e sociologia con la tecnologia in coerenza con le ragioni che il rettore Billari ha ben spiegato per il futuro della più prestigiosa università italiana.

MFGpt, come ben sanno le migliaia di abbonati che già la utilizzano, rispecchia tutti i valori della Bocconi. È infatti indipendente e sistematica, abbracciando non solo economia e finanza ma anche tecnologia ai livelli più avanzati, diritto, lifestyle, socialità.

La Bocconi sta già utilizzando la prima AI generativa americana. Con l’utilizzo di MFGpt professori e studenti scopriranno la totale coerenza dei contenuti con i principi di indipendenza e di coerenza fondanti della Bocconi: infatti è alimentata non da più fonti con differente linea sociale e politica come nel caso della prima AI internazionale, ma da un archivio di 40 anni continuamente aggiornato che ha il vantaggio della coerenza offerta da una linea editoriale totalmente indipendente, nel rispetto unicamente della correttezza dell’informazione. Non ci sono quindi pericoli di mediazione fra differenti posizioni, anche politiche, oltre che di linea economica, potenziali generatori di compromesso della prima AI generativa americana.

Siamo sicuri che, nel nome del professor Guatri, che intuì la correttezza dei nostri principi di rispetto dell’indipendenza e correttezza dell’informazione e ci aiutò a nascere, questa nuova tappa di collaborazione fra Class editori e Bocconi provocherà, ne sono sicuro, un beneficio reciproco per migliorare l’informazione e la formazione, nel segno dell’indipendenza, dell’equilibrio e della scrupolosa ricerca della precisione.

Il paradosso di Trump e del dollaro

Quando il 27 gennaio il presidente Donald Trump è stato interrogato sull’andamento negativo del dollaro ha risposto che «stava andando alla grande». Una delle sue solite battute che naturalmente hanno fatto scendere ancora di più il re delle monete. Con la conseguente affermazione paradossale di The Economist: «Dopo la battuta di Trump naturalmente il dollaro ha fatto ancora meglio, naturalmente nel senso trumpiano: è infatti scivolato al suo minimo degli ultimi quattro anni rispetto a un paniere di altre valute». Passando ai numeri, in realtà dal livello che il dollaro aveva raggiunto prima dell'elezione di Trump oggi la moneta americana ha perso quasi il 12%.

Il paradosso è che il segretario al tesoro, Scott Bessent, continua a parlare di una politica per il dollaro forte, mentre non pochi analisti delle valute si sono convinti che il presidente Trump miri a una sostanziale svalutazione della moneta nazionale, convinto che in tal modo si possano raggiungere due obiettivi:

1) una crescita delle esportazioni, per il minor costo dei prodotti per chi compra con monete diverse dal dollaro;

2) il contemporaneo calo delle importazioni, visto che i prodotti stranieri costano di più.

L’inizio di un crollo del biglietto verde?

C’è tuttavia chi fa anche un’altra ipotesi e cioè che il calo del dollaro servisse a mettere in costante difficoltà il presidente della Federal Reserve, Jerome Powell, che pure era stato Trump a mettere su quella poltrona nel suo precedente mandato. E che ieri ha deciso di sostituire con l’economista Kevin Warsh, di cui Trump ha dichiarato avere grande stima.

In base a queste considerazioni che circolano nelle sale operative delle transazioni valutarie, potrebbe anche essere che la perdita del 12% sia solo l’inizio di un crollo del dollaro.

D’altra parte il calo strutturale del dollaro è visibilmente percepibile anche per la componente di fortissima rivalutazione dell’oro: oggi un’oncia costa 5.500 dollari, ben il 28% in più di dall’inizio dell’anno in corso.

«Vendere gli Usa»

Ma la gestione strumentale del calo del dollaro da parte di Trump ha un altro risvolto: da quando (nell’aprile scorso) il presidente degli Usa ha costruito il muro con i dazi, l’indice principale di Wall Street formato dalle grandi aziende americane, l’S&P 500, è sceso dell’1%, valore più che significativo, in ben 27 occasioni, mentre il prezzo dell’oro è cresciuto dello 0,06% al giorno in tutti quei 27 giorni di calo dello S&P.

Uno degli slogan del presidente Trump è «Proteggere l’America». In realtà quanto sta succedendo in borsa e sul dollaro e potrebbe diventare «Vendere gli Usa».

Che il presidente del più importante Paese del mondo sia un ribassista al di là dei suoi proclami di potenza? (riproduzione riservata)