La Commissione Ue inizia i lavori per aumentare la competitività delle banche europee, come suggerito dai rapporti di Mario Draghi e Enrico Letta.
Nelle stesse ore in cui i leader europei discutevano sui passi avanti necessari dell’Unione, Bruxelles ha lanciato la consultazione che porterà nel terzo trimestre all’atteso report della Commissione sulla competitività con l’obiettivo di definire «l’agenda per il futuro del settore bancario Ue».
Secondo l’analisi di Bruxelles, negli ultimi anni le banche europee si sono rafforzate in termini di capitale e di liquidità, ma esistono ancora «barriere significative che mantengono frammentato il mercato unico».
Nonostante regole comuni, le banche trovano «ostacoli che impediscono di operare agevolmente a livello transfrontaliero, con conseguenti modelli di business su scala ridotta, costi più elevati e condizioni di disparità rispetto ai concorrenti globali».
Questi impedimenti «gravano su banche, investitori, consumatori, imprese, progetti europei di rilevanza strategica in cerca di finanziamenti e in ultima analisi sull’economia Ue».
Inoltre gli operatori, secondo la Commissione Ue, segnalano «una frammentazione persistente in ambito normativo e di vigilanza, che si esprime nelle differenze a livello nazionale e negli ostacoli che limitano un’allocazione efficiente del capitale e della liquidità nell’Unione».
Un altro problema fondamentale è «la complessità» con «la sovrapposizione di requisiti microprudenziali, macroprudenziali e di risoluzione».
Questo scenario per Bruxelles deriva da fattori di governance («una complessità inutile che implica oneri, sovrapposizioni, incoerenze e l’assenza di un sistema comune per la protezione dei depositi»), fattori di mercato («un’integrazione transfrontaliera limitata, un consolidamento insufficiente e un ritardo nell’innovazione digitali») e fattori di vigilanza («interpretazioni e pratiche divergenti»).
Perciò secondo la Commissione Ue «senza un’ulteriore azione a livello Ue, questi ostacoli continueranno a intralciare l’integrazione finanziaria e indebolire la capacità dell'Europa di mobilitare investimenti privati a favore delle priorità strategiche».
L’iniziativa Ue esaminerà pertanto «i problemi che possono avere ripercussioni negative sulla competitività del settore bancario, ne valuterà l’impatto economico e individuerà modi per risolverli».
Le banche hanno apprezzato il progetto Ue. L’associazione europea Afme ha definito «tempestiva e necessaria l’identificazione degli ostacoli a una maggiore integrazione e al consolidamento transfrontaliero. Tra i temi importanti da discutere ci sono la complessità normativa cumulativa, le divergenze nazionali e l’efficienza delle norme in materia di capitale». Alcuni osservatori comunque rilevano che il programma potrebbe produrre cambiamenti non decisivi per il settore.
In un’intervista a MF-Milano Finanza, la presidente della Vigilanza Bce Claudia Buch ha detto che la competitività è «importante per le singole banche» ma «a livello di sistema è più difficile definirla». Secondo Buch «l’idea che un intero sistema bancario o mercato sia in concorrenza con un altro è un po’ un’analogia errata».
Per la presidente della Vigilanza Bce invece la competitività delle singole banche «dipende da capitale, solidità del modello di business, efficienza e resilienza». Il consiglio Bce ha approvato una serie di raccomandazioni per la semplificazione normativa bancaria che ora saranno valutate dalla Commissione.
In tema di regole Gian Maria Gros-Pietro, presidente di Intesa Sanpaolo, ha sottolineato ieri a margine di un incontro Assonime che tra Ue e Usa «c’è un disallineamento per le nuove norme sul trattamento dei rischi e dei crediti difficilmente esigibili. Serve una concorrenza trasparente a terreni livellati». (riproduzione riservata)