La clausola «Made in Europe» potrebbe avere una formula più ampia, ovvero «Made with Europe». È quanto emerge da una bozza di circa 100 pagine dell’Industrial Accelerator Act visionata da Milano Finanza, che la Commissione Europea dovrebbe presentare il 25 febbraio.
Il regolamento punta a rafforzare la competitività industriale dell’Unione, individuando nell’automotive un pilastro strategico oggi in difficoltà, tra calo della competitività e riduzione del contenuto di componenti prodotti internamente. Per invertire la rotta il testo introduce stringenti requisiti di «origine dell’Unione» ma apre al tempo stesso a una nuova categoria di Paesi terzi con contenuti considerati equivalenti.
In base alla bozza accanto al «Made in Europe» potrebbe dunque affermarsi un «Made with Europe»: partner fidati, designati tramite atti delegati, potranno essere ammessi se in possesso di impegni internazionali reciproci con l’Ue e se in grado di contribuire a competitività, resilienza e sicurezza economica. La Commissione si riserva comunque la possibilità di escludere un Paese in caso di grave violazione degli impegni.
Sul fronte operativo sei mesi dopo l’entrata in vigore del regolamento gli appalti pubblici dovranno garantire che i veicoli acquistati o noleggiati rispettino i requisiti di origine Ue. L’obbligo riguarderà veicoli elettrici puri (Bev), ibridi plug-in (Phev), veicoli a celle a combustibile (Fcv) e i servizi di trasporto pubblico su strada che li impiegano.
Anche gli incentivi nazionali saranno condizionati a questo: almeno il 90% dei budget annuali destinati al sostegno per l’acquisto o il leasing di questi veicoli dovrà essere vincolato al rispetto dei requisiti minimi di origine in Europa.
E ovviamente particolare attenzione è riservata a batterie e componentistica, in coordinamento con il Regolamento europeo sulle batterie. I requisiti di origine dell’Unione, ovvero la percentuale dei criteri, sarà definita secondo il codice doganale Ue, ma la novità politica è chiara: si spinge, probabilmente su pressione di Berlino, per un approccio più inclusivo che amplia il concetto di «Made in Europe». Bisognerà vedere se sarà in grado di salvare tutte le case automobilistiche e non solo la Germania. (riproduzione riservata)