L’Ue ha staccato la spina all’auto. E Filosa & C pagano dazio
L’Ue ha staccato la spina all’auto. E Filosa & C pagano dazio
Il colosso automobilistico Stellantis ha annunciato un profit warning con 22,2 miliardi di oneri, segnando una distanza dalla strategia Tavares

di di Filippo Buraschi 09/02/2026 20:45

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Il profit warning corredato da 22,2 miliardi di oneri lanciato da Stellantis venerdì 6 febbraio, che è costato al titolo un quarto della market cap, oltre che segnare una presa di distanza dalla strategia adottata dalla gestione Tavares è l’inequivocabile ennesimo segnale di fallimento del Green Deal europeo, che neppure il pannicello caldo della riduzione al 90% dell’obiettivo di taglio delle emissioni di Co2 al 2035, prima fissato al 100%, sembra in grado di compensare. Le dimensioni del warning sono effettivamente clamorose e sono un avvertimento per l’intero settore.

Del resto nei giorni precedenti anche il re - o ex re - dell’auto elettrica Elon Musk nel corso della presentazione dei conti di Tesla, ha annunciato l’interruzione a breve della produzione di due dei suoi modelli più storici - la Model X e la Model S - con l’obiettivo di concentrare la società sulla costruzione dei robot umanoidi Optimus. E che l’auto sia sempre meno centrale nella galassia Musk lo dimostra la fusione tra SpaceX e xAi, che sposta decisamente il business del tycoon verso lo spazio e l’ipertech.

I numeri di Filosa sull’elettrico

L’ad di Stellantis Antonio Filosa è stato ancor più chiaro nella sua analisi.

Il 75% dei 22,2 miliardi di oneri derivano da una sovrastima del ritmo della transizione energetica: 16,8 miliardi, di cui 14,7 relativi sia al riallineamento dei piani di prodotto alle preferenze dei clienti sia alle nuove normative sulle emissioni negli Stati Uniti e legati alle aspettative ridotte per i modelli Bev (svalutazioni per 2,9 miliardi sui prodotti cancellati; per 6 miliardi sulle piattaforme per le riduzioni attese in termini di volumi e redditività; 5,8 miliardi di uscite di cassa stimate nei prossimi quattro anni, riferiti sia ai prodotti cancellati sia agli altri programmi Bev in corso, i cui volumi attesi risultano inferiori alle proiezioni precedenti) e 2,1 miliardi per il ridimensionamento della supply chain dei veicoli elettrici.

Tavares, il più favorevole al Green Deal 

In altre parole, Filosa vuole riposizionare l'azienda in funzione delle effettive preferenze dei clienti, che non amano - eufemismo - l’elettrico, non tanto per ragioni ideologiche e di passione per il termico ma perché non disposti a sostenere extra-costi di listino per averlo.

Il precedente ad del gruppo, Carlos Tavares, al contrario, era stato il più filo Green Deal - più per convenienza che per convinzione - tra i grandi manager dell’auto ed è stato punito dalla clientela europea e dalla repentina inversione a U dell’Amministrazione Usa sull’elettrificazione, che ha messo in crisi i brand americani del gruppo, già in assoluto non centrali nel progetto del ceo portoghese.

Il turnaround impostato da Filosa non è facile perché il campo da gioco resta minato. Se l’elettrico non sfonda, la produzione del termico è comunque contingentata per i vincoli europei, che, pur leggermente addolciti, restano nella sostanza con tutte le multe potenziali per chi non li rispetta.

E poi c’è la concorrenza, spietata in termini di prezzo e valida in termini di tecnologia, dei brand cinesi, che già pesano per il 10% sulle immatricolazioni europee.

Alla fine chi rischia di pagare pegno - perché il problema non è solo di Stellantis ma di tutti costruttori Ue - sono le centinaia di migliaia di lavoratori del settore e dell’indotto che rischiano il posto. (riproduzione riservata)