L’Ue sta invitando i governi a evitare interventi troppo importanti per compensare l’impennata dei prezzi dell’energia, dal momento che lo shock provocato dalla guerra con l’Iran potrebbe trasformare una crisi energetica in crisi fiscale.
La Commissione europea sta insistendo con gli Stati membri sul fatto che sussidi energetici, tagli fiscali e tetti ai prezzi siano limitati nel tempo e nella portata. Bruxelles vuole evitare una replica della crisi energetica del 2022 che aveva alimentato un’inflazione fuori controllo e fatto gonfiare i deficit pubblici.
«Si tratta di uno sforzo coordinato della Commissione», ha detto al Financial Times il commissario europeo all’Energia Dan Jørgensen: «ciò che accade in un settore dell’economia può avere ripercussioni su tutta la società». Diversi Paesi, tra cui Italia, Polonia e Spagna, hanno già ridotto le tasse sui carburanti, mentre altri chiedono un allentamento delle regole europee sugli aiuti di Stato. Roma sta inoltre spingendo per una maggiore flessibilità fiscale da parte di Bruxelles, per concedere più margini di manovra ai governi nazionali.
La Commissione sta fornendo «consulenza tecnica e supporto ai Paesi per definire gli strumenti di politica economica che intendono utilizzare... all’interno dello spazio fiscale disponibile», ha aggiunto Jørgensen. Gli attacchi statunitensi contro l’Iran hanno fatto salire i prezzi europei di petrolio e gas del 60% e aumentato i timori di carenze di diesel e carburante per l’aviazione. Il conflitto «comporta purtroppo un elevato rischio di un aumento dell’inflazione, con tutti gli effetti negativi che ne derivano», ha aggiunto il politico.
La Commissione sta quindi esortando a «coordinamento e prudenza». Bruxelles teme che il conflitto possa innescare la terza crisi economica per l’Ue in sei anni, dopo la pandemia di Covid-19 e l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia nel 2022, entrambe affrontate con massicci programmi di stimolo che hanno fatto aumentare il debito pubblico.
Il rapporto debito/pil dei Paesi Ue è salito dal 77,8% alla fine del 2019 all’82,1% nel terzo trimestre dello scorso anno. «Politiche pubbliche mirate possono aiutare ad attenuare lo shock, riducendo la domanda di energia e sostenendo le famiglie a basso reddito», ha detto a marzo la presidente della Bce, Christine Lagarde. Tuttavia, misure «generalizzate e senza limiti di durata» potrebbero avere effetti controproducenti, alimentando eccessivamente la domanda e quindi l’inflazione. Lagarde ha quindi invitato i Paesi Ue a puntare su interventi «temporanei, mirati e calibrati».
Il commissario europeo all’Economia Valdis Dombrovskis ha detto ai ministri delle Finanze nazionali che dovrebbero essere adottate solo misure di emergenza «coerenti» e di breve periodo. Ha avvertito che una spesa eccessiva avrebbe «gravi implicazioni fiscali», considerando che le crisi legate al Covid-19 e all’Ucraina, insieme all’aumento della spesa per la difesa dal 2022, hanno ridotto il margine di manovra dei governi. «La nostra posizione… è che lo spazio fiscale è limitato, quindi qualsiasi intervento degli Stati membri deve essere temporaneo e mirato», ha avvertito Dombrovskis a fine marzo.
Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti ha spiegato la scorsa settimana che è «inevitabile» che Bruxelles debba essere più flessibile nell’applicazione delle regole che limitano il deficit pubblico al 3% del pil. La dichiarazione è arrivata dopo che Roma ha esteso fino al 1° maggio un’accisa temporanea del 20% sui carburanti, mentre l’Istat ha indicato un deficit previsto per il 2025 pari al 3,1% del pil. «È chiaro che, se la situazione non cambia, sarà inevitabile aprire un confronto a livello europeo», ha aggiunto Giorgetti.
I ministri delle Finanze di Germania, Spagna, Italia, Portogallo e Austria hanno inoltre chiesto venerdì a Bruxelles di introdurre una tassa straordinaria a livello europeo sui profitti delle società energetiche, per alleggerire il «peso sull’economia europea e sui cittadini». In una lettera pubblicata dal ministro spagnolo Carlos Cuerpo, si richiama il tetto ai ricavi delle società elettriche introdotto nel 2022 durante il picco dei prezzi del gas causato dall’invasione russa dell’Ucraina. «Alla luce delle attuali distorsioni di mercato e dei vincoli fiscali, la Commissione europea dovrebbe sviluppare rapidamente uno strumento analogo a livello Ue»., si legge nella lettera.
La Polonia ha ridotto l’Iva e le accise sui carburanti, con una perdita di gettito fiscale pari a 1,6 miliardi di zloty (370 milioni di euro) al mese. Il governo prevede di compensare questo calo con una tassa sugli extraprofitti delle società energetiche. (riproduzione riservata)