L’oro supera 5.500 dollari: le cinque ragioni per le quali i rialzi  sono destinati a proseguire
L’oro supera 5.500 dollari: le cinque ragioni per le quali i rialzi sono destinati a proseguire
Dopo il rally record del 2025, il metallo prezioso resta ben supportato anche quest’anno. Gli specialisti di Union Bancaire Privée (Ubp) analizzano i futuri movimenti del mercato 

di di Giusy Iorlano   29/01/2026 11:07

Ftse Mib
45.423,77 14.19.46

+0,63%

Dax 30
24.542,24 14.19.52

-1,13%

Dow Jones
49.015,60 13.50.47

+0,02%

Nasdaq
23.857,45 7.25.15

+0,17%

Euro/Dollaro
1,1965 14.04.50

+0,17%

Spread
60,51 14.34.47

+0,67

Dopo un 2025 da record, l’oro resta un pilastro strategico nei portafogli globali. È il messaggio che arriva da Union Bancaire Privée (Ubp), che conferma l’opinione positiva sul metallo prezioso anche per il 2026, pur in un contesto di rendimenti attesi più normalizzati. Il 29 gennaio intorno alle ore 11 viaggia oltre quota 5.500 dollari l’oncia (5.514 dollari +1,7%).

«Manteniamo un posizionamento positivo sull’oro, che riflette l’ampliamento della base di investitori e il suo ruolo costante nella diversificazione del portafoglio», spiega Peter Kinsella, head of Investment Services uk di Ubp. «Dopo un anno eccezionale come il 2025 in cui l’oro ha registrato un rialzo di circa il 70% — una delle performance più solide dagli anni ’70 — è improbabile che si ripetano gli stessi guadagni, ma le prospettive restano favorevoli».

1) Banche centrali ancora protagoniste

Secondo Ubp, sono almeno cinque i fattori strutturali destinati a sostenere il prezzo dell’oro nei prossimi trimestri. 

Nel 2025 le banche centrali hanno continuato ad accumulare riserve auree, con acquisti stimati in circa 850 tonnellate, poco sotto la media annuale dal 2022. «Si tratta di una tendenza di lungo periodo alla diversificazione delle riserve», sottolinea Kinsella. Le stime di consenso indicano che nel 2026 gli acquisti potrebbero attestarsi intorno alle 800 tonnellate, pari a circa il 26% della produzione mineraria globale. «Questo garantisce all’oro un solido profilo di domanda sottostante, destinato a durare ancora per diversi anni».

2) La crescente spinta dagli investitori retail

Accanto alle banche centrali, nel 2025 è emersa con forza la domanda degli investitori retail. Solo nel quarto trimestre gli Etf sull’oro hanno registrato afflussi superiori a 280 tonnellate, superando gli acquisti ufficiali. «Prevediamo che l’incremento delle allocazioni sui metalli preziosi sarà un forte driver per i prezzi nel 2026», osserva Kinsella. «La combinazione della domanda retail e di quella istituzionale potrebbe spostare in modo significativo verso l’alto la curva della domanda globale».

3) Diversificazione in un mondo di valutazioni elevate

L’oro ha dimostrato nel 2025 una bassa correlazione con le principali asset class, confermandosi un efficace strumento di diversificazione. Un ruolo emerso con chiarezza durante le fasi di volatilità primaverili innescate dagli annunci sui dazi del presidente Usa Donald Trump. «In un contesto di valutazioni elevate su molti mercati finanziari, le esigenze di diversificazione restano un potente motore della domanda di oro», evidenzia Ubp.

4) Tassi reali in calo e politiche monetarie favorevoli

Sul fronte macro il contesto resta costruttivo. Nel 2025 la Federal Reserve ha avviato i tagli dei tassi e i mercati scontano ulteriori riduzioni per circa 75 punti base nel 2026. «Il calo dei tassi reali negli Stati Uniti è storicamente positivo per l’oro, che mostra una correlazione negativa con i rendimenti reali», spiega Kinsella. Anche le altre grandi banche centrali hanno mantenuto un orientamento accomodante, creando un ambiente monetario complessivamente favorevole.

5) Debito pubblico e tensioni geopolitiche

Infine pesa il quadro strutturale globale. «La maggior parte delle economie avanzate presenta livelli di indebitamento estremamente elevati e non sta compiendo sforzi concreti per ridurli», avverte Kinsella. In questo scenario, anche piccole riallocazioni dai titoli di Stato verso l’oro possono avere un impatto significativo sui prezzi. A ciò si aggiungono le tensioni geopolitiche, in particolare tra Stati Uniti e Cina. «La transizione verso un mondo più multipolare è un trend di lungo periodo e favorisce l’oro, per il rischio di conflitti commerciali, shock sulle catene di approvvigionamento e pressioni inflazionistiche».

La conclusione di Ubp è chiara: «Pur con rendimenti più moderati rispetto al 2025, riteniamo che l’oro continuerà a svolgere un ruolo centrale nei portafogli nel 2026 e negli anni a venire». (riproduzione riservata)