Oro 2026: +4%. Ecco come investire in Etf e in titoli per cavalcare il trend rialzista
Oro 2026: +4%. Ecco come investire in Etf e in titoli per cavalcare il trend rialzista
Per i gestori ci sono tutti i presupposti perché il metallo giallo continui a crescere. Ma sulle azioni aurifere consigliano investimenti selettivi  

di di Ester Corvi  09/01/2026 20:30

Ftse Mib
45.719,26 6.57.29

+0,10%

Dax 30
25.261,64 23.51.13

+0,53%

Dow Jones
49.504,07 8.52.36

+0,48%

Nasdaq
23.671,35 23.51.13

+0,81%

Euro/Dollaro
1,1639 23.00.29

-0,07%

Spread
67,34 17.30.09

-1,63

Le tensioni geopolitiche internazionali hanno riportato sugli scudi l’oro che, dopo la performance del 65% nel 2025, ha iniziato sotto buoni auspici il 2026 (+4%), riconfermando il suo ruolo di componente strutturale dei portafogli, viste le potenzialità di ulteriore rialzo. Fra le maggiori investment bank, Goldman Sachs lo vede a 4.900 dollari l’oncia entro fine anno, Morgan Stanley ha ribadito questa settimana la sua visione ottimista sul metallo prezioso, così come Rbc Capital Markets. Si devono però mettere in conto momenti di debolezza, come quelli degli ultimi giorni che, a causa del rafforzamento del dollaro, hanno portato a una leggera correzione del prezzo del metallo giallo (intorno a 4.500 dollari venerdì 9), ma il trend di crescita resta ben impostato, sebbene difficilmente potrà essere replicato il rally dello scorso anno. Per l’investitore retail che condivide questa visione favorevole, numerose sono le modalità in investimento, che vanno dai fondi comuni, agli Etf/Etc (Exchange traded fund/ Exchange traded commodities) e ai titoli minerari, oltre al possesso di lingotti.

Oro in portafoglio

La funzione di protezione del portafoglio che svolge l’oro, è motivata, secondo Jacopo Gerosa, head of investment advisory di Vontobel Wealth Management sim, anche dallo scenario attuale, che vede ancora il rischio di inflazione abbinato a spesa pubblica espansiva e livelli di debito elevati. «La combinazione di questi fattori», dice il money manager «mina la fiducia nelle attività finanziarie tradizionali, favorendo gli asset alternativi che offrono copertura contro un cambio di macro-regime. Un aumento del rischio geopolitico – o meglio, la sua percezione – incrementa l’attrattività di questa asset class». Il suo peso effettivo nell’asset allocation va naturalmente calibrato in base al profilo di rischio e alla correlazione tra le altre componenti del portafoglio. Per Vontobel un’allocazione tra i 5 e i 10 punti è quella adeguata per la maggior parte dei profili.

Il boom degli Etf/Etc

Per Allison Enck, analista di Rbc Capital Markets, la previsione a favore della duratura forza dell'oro, in un quadro di continua incertezza (il Venezuela è l'esempio più recente), è motivato dai continui acquisti da parte di investitori e banche centrali, compresi quelli nel settore degli Etp (Exchange traded products, che comprende Etf ed Etc). Nel 2025 gli Etf sull'oro, in base ai dati di Rbc, hanno registrato afflussi per 670 tonnellate, trainati da maggiori partecipazioni in prodotti esistenti, da un accesso a nuovi prodotti in Paesi come l'India e persino da stable coin garantite dall'oro (che hanno aggiunto 15 tonnellate di partecipazioni). Nel 2026 Enck si aspetta che gli investimenti nel segmento Etp persisteranno, seppur più ridotti, poiché stima un incremento degli Etf sull'oro di 489 tonnellate.

Il rally dei titoli minerari

La performance a doppia cifra dell’oro nel 2025, e quella ancora più forte dell’argento (+140%) ha fatto correre le quotazioni dei titoli minerari, tanto che ulteriori guadagni potrebbero essere difficili da giustificare. «Il rapporto prezzo/utili di Fresnillo, ad esempio, si attesta oggi vicino a 75, chiaramente troppo alto, considerando che la loro attività è soggetta a vincoli di offerta» spiega Ipek Ozkardeskaya, analista senior di Swissquote. Non possono vendere più di quanto possano estrarre, e non possono estrarre più di quanto sia disponibile. In sintesi, non possono andare molto più veloci del previsto.

La selezione delle azioni minerarie più promettenti si concentra quindi su quelle meno in voga e con un rapporto prezzo/utili (p/e) più basso. A questo proposito, secondo l’esperta di Swissquote, fra le società aurifere, Agnico Eagle (p/e intorno a 26) si distingue per il profilo a basso costo e la solidità del bilancio. Anche Newmont e Barrick (p/e rispettivamente intorno a 16 e 22) offrono un'esposizione diversificata e di scala, con l’ultima che beneficia inoltre del potenziale di rialzo per il rame, che dopo la corsa nel 2025 (+42%), il 5 gennaio ha toccato il record di 13mila dollari a tonnellata.

A riprova della dinamicità del settore, sono in corso trattative per una fusione fra Glencore e Rio Tinto, che se confermata darebbe forma al maggiore gruppo minerario mondiale. «I processi di consolidamento, per sbloccare sinergie di costo ed economie di scala, concentrandosi su giacimenti selezionati, sono proprio uno degli aspetti più interessanti da osservare in questo settore», sottolinea l’analista.

In conclusione, nonostante il rally dei titoli minerari abbia fatto schizzare alle stelle i multipli borsistici di alcune azioni in voga, le aziende che hanno visto crescere le quotazioni in modo più moderato potrebbero continuare a beneficiare di un trend favorevole. Agli investitori resta quindi il compito di trovare un compresso fra valutazioni e attrattività del business, non trascurando argento e rame, che beneficiano di un'offerta limitata e di una domanda crescente per elettronica, veicoli elettrici e pannelli solari.(riproduzione riservata)